Cassazione Civile, Sentenza n. 24832/2022 del 17/08/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Napoli che aveva dichiarato inammissibile la querela di falso proposta dai Tizzani contro il verbale di inventario redatto dal cancelliere Ercolino e aveva respinto la domanda di risarcimento ex art. 96 c.p.c. proposta dall'Ercolino. L'Ercolino deduceva, tra l'altro, errori nella qualificazione della rinuncia all'appello (limitata alla sola Palo) e la violazione di norme processuali e sostanziali ai fini della responsabilità risarcitoria, sostenendo che la rinuncia avrebbe dovuto estendersi e che la Corte non avrebbe adeguatamente valutato il danno e la responsabilità derivante dall'inventario.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi relativi alla presunta estensione automatica della rinuncia all'appello e ha confermato che la responsabilità per l'inventario non si estende automaticamente a soggetti estranei al pubblico munus. Ha precisato che l'art. 96 c.p.c. sanziona condotte processuali specifiche (mala fede, colpa grave o abuso dello strumento processuale) riferibili al medesimo giudizio in cui si chiede il ristoro e che nel caso di specie non sussisteva prova del danno né abuso processuale. Ha condannato il ricorrente alle spese di Cassazione e attestato l'obbligo di pagamento dell'ulteriore contributo unificato previsto dalla normativa vigente.
Norme richiamate
art. 96 c.p.c.
Norma invocata per la domanda di risarcimento: la Corte ha ricordato che l'art. 96 punisce solo comportamenti processuali (mala fede, colpa grave o abuso dello strumento processuale) inerenti al medesimo giudizio; l'abuso (comma 3) richiede condotta oggettivamente pretestuosa e non è ravvisato se la questione era controversa e proponibile.
art. 775 c.p.c.
Disciplina il contenuto del verbale di inventario (descrizione e, per i mobili, stima): la Corte ne ha evidenziato il carattere di completezza e verità dell'inventario e i limiti dell'annesso sindacato giudiziale.
art. 769 e ss. c.p.c.
Norme che regolano la formazione dell'inventario: la Corte le ha richiamate per spiegare il procedimento e la finalità descrittiva dell'inventario operato dal pubblico ufficiale.
art. 777 c.p.c.
Estensione delle norme sull'inventario a ogni inventario ordinato dalla legge; richiamata per giustificare l'applicabilità dei principi generali.
art. 192 disp. att. c.p.c.
Obbligo per l'ufficiale procedente di interrogare chi aveva la custodia dei mobili prima di chiudere il verbale; richiamata a supporto del principio di completezza dell'inventario.
art. 366, comma 1, n. 3) c.p.c.
Richiesta di contenere l'esposizione sommaria dei fatti nel ricorso per cassazione: la Corte ha affermato che il principio di autosufficienza non è violato se i fatti risultano adeguatamente desumibili dall'atto e dai motivi.
art. 360, comma 1, nn. 3 e 4 c.p.c.
Norme sui motivi di cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione: invocate dall'Ercolino; la Corte le ha esaminate ritenendo i motivi privi di pregio o inammissibili nei profili indicati.
art. 115 c.p.c.
Regola sulla valutazione della prova: richiamata nelle censure ma la Corte ha ritenuto che la valutazione dei fatti di merito non fosse sindacabile in via di legittimità salvo vizio di diritto.
art. 116 c.p.c.
Onere della prova: richiamato tra le norme di riferimento per censurare la valutazione delle prove, senza però condurre alla riforma in cassazione.
art. 112 c.p.c.
Regola sull'onere probatorio: citata nei motivi; la Corte ha ritenuto che non ci fosse violazione tale da inficiare la decisione di merito.
art. 306, 359, 324 c.p.c.
Norme processuali varie richiamate nelle censure; la Corte ha ritenuto le doglianze insuscettibili di modificare l'esito posto che la valutazione del fatto compete al giudice del merito.
art. 2909 c.c.
Norma sul risarcimento del danno extracontrattuale (azione civile): richiamata tra i riferimenti ma non ritenuta idonea a fondare la responsabilità voluta dall'attore nel contesto specifico.
art. 111, comma 2 Cost.
Principi del giusto processo e della ragionevole durata: invocati in ordine ai requisiti di chiarezza e specificità del ricorso; la Corte ha comunque escluso l'inammissibilità per carenza di specificità.
Legge 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 / art. 13 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (comma 1-quater)
Normativa sul contributo unificato: la Corte ha dato atto dell'obbligo del ricorrente di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto per i ricorsi proposti dopo la data indicata.
Massime di principio
- La responsabilità per vizi nell'inventario non si estende automaticamente a terzi estranei al munus pubblico: la responsabilità dell'ufficiale è distinta e autonoma rispetto a terzi proprietari o presenti.
- L'art. 96 c.p.c. tutela contro comportamenti processuali scorretti nel medesimo giudizio; le iniziative in sedi diverse (es. denunce penali) non sono, di per sé, fonte di responsabilità ex art. 96 nel processo civile.
- Per configurare abuso del processo (art. 96, comma 3) è necessario dimostrare una condotta oggettivamente pretestuosa; la mera controversia o l'esistenza di profili discutibili non basta.
- La completezza e la verità dell'inventario sono princìpi guida: l'ufficiale deve descrivere quanto rinvenuto e interrogare i presenti, ma la rilevanza di omissioni va valutata dal giudice di merito e non sempre configura falsità dolosa.
- La rinuncia all'appello va qualificata in base al contenuto dell'atto e agli effetti dichiarati dal giudice: non è automaticamente estensibile ad altre parti se non risultante dalla volontà espressa e dalla qualificazione del provvedimento.
- In Cassazione non è sindacabile ex novo la valutazione delle prove effettuata dal giudice di merito salvo violazioni di diritto: doglianze sul fatto richiedono dimostrazione di errore di diritto o vizio motivazionale rilevante.
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