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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27704/2025 del 29/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso il decreto della Corte d'appello che aveva confermato la confisca di società con sede a Malta, due trust (Atomic Trust e Rotter Trust) e posizioni finanziarie (conti correnti e polizze), nonché la valutazione della pericolosità sociale generica di Ricci. Il ricorrente censura: 1) uso e valorizzazione di procedimenti penali remoti (1995-1996; 2003-2007) definiti con proscioglimenti o prescrizioni per proiettare la presunta pericolosità a epoche anteriori all'acquisizione dei beni; 2) mancata considerazione di documentazione probatoria (consulenza tecnico-contabile, sentenza svizzera del 19/12/2012) che dimostrerebbe la legittimità della provvista impiegata per la costituzione dell'Atomic Trust e la provenienza lecita di parte del capitale; 3) violazione degli artt. 1, 4 e 24 del d.lgs. n.159/2011 (C.a.m.) e vizio motivazionale nella mancata distinzione tra componenti lecite e illecite del patrimonio aziendale e nella carenza di correlazione temporale tra le condotte indicate come indice di pericolosità e le acquisizioni patrimoniali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando il decreto impugnato e disponendo il rinvio al giudice a quo per nuovo giudizio. Motivazione: la Corte d'appello non ha applicato correttamente i principi consolidati di legittimità relativi al giudizio di pericolosità generica (in particolare il 'triplice requisito' richiesto dalla giurisprudenza), ha valorizzato impropriamente procedimenti conclusi con sentenze di non luogo a procedere o con prescrizione e non ha dimostrato adeguatamente il nesso di derivazione tra le condotte accertate e le acquisizioni patrimoniali contestate. È stata sottolineata l'insufficiente perimetrazione temporale della manifestazione di pericolosità rispetto alle acquisizioni dei beni e l'assenza di un adeguato percorso motivazionale che giustifichi la confisca di prevenzione alla luce delle prove contrarie addotte (consulenze, pronunce straniere). Il Procuratore Generale aveva anch'egli chiesto l'annullamento con rinvio.

Norme richiamate

  • D.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (Codice antimafia e delle misure di prevenzione)

    art. 1, art. 4, art. 24, comma 1

    Art. 1 e 4 definiscono le categorie di pericolosita' (tra cui la pericolosita' generica) e i presupposti per l'applicazione delle misure di prevenzione; art. 24 disciplina la confisca 'per prevenzione' dei beni di provenienza illecita o comunque collegati alla pericolosita'. La Corte richiede che l'accertamento della pericolosita' generale si fondi su precisi elementi di fatto e sulla correlazione temporale tra condotte delittuose, profitti e acquisizioni patrimoniali.

  • Codice penale

    Rilevanza dell'aggravante di tipo mafioso: la sussistenza o meno di tale aggravante incide sulla qualificazione della pericolosita' (qualificata vs generica). Qui la Corte d'appello ha escluso l'aggravante; la Cassazione richiede comunque maggior rigore nel collegamento tra fatti e patrimonio.

  • Disp. att. c.p.p.

    art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti formali del ricorso per cassazione in materia penale: il ricorso in Cassazione deve essere proposto nei limiti previsti dalle norme, richiamato nel provvedimento di impugnazione.

  • Corte costituzionale

    Ha ammesso la possibilita' di semplificazione probatoria (concetto di 'sproporzione') per la confisca di prevenzione, ma conferma la necessita' di un rigoroso controllo in ordine alla dimostrazione del nesso tra attivita' illecite e formazione patrimoniale; non autorizza valutazioni basate su meri sospetti.

Massime di principio

  • Per dichiarare la pericolosita' sociale 'generica' ai fini di misure di prevenzione occorre dimostrare tre requisiti: a) condotte delittuose commesse abitualmente in un significativo arco temporale; b) che tali condotte abbiano effettivamente generato profitti; c) che tali profitti costituiscano l'unica o una rilevante fonte di reddito del soggetto. Il giudice deve ancorare il suo giudizio a precisi elementi fattuali e motivarli puntualmente.
  • Non si possono utilizzare come base del giudizio di pericolosita' decisioni penali che attestino l'innocenza (assoluzioni irrevocabili) o siano concluse con prescrizione, se tali esiti smentiscono l'accertamento: l'accertamento negativo impedisce di assumerne la condotta come elemento indiziante.
  • Deve esistere una chiara correlazione temporale tra il periodo di manifestazione della pericolosita' e le acquisizioni patrimoniali oggetto di confisca; la proiezione a ritroso della pericolosita' su fatti anteriori richiede prova convincente del nesso economico e temporale.
  • La confisca di prevenzione puo' fondarsi sia sulla dimostrazione della sproporzione tra redditi dichiarati e valore degli investimenti, sia sulla dimostrazione della 'natura illecita' delle risorse reinvestite; tuttavia la Corte richiede un concreto percorso probatorio che giustifichi l'ablazione, non semplici congetture.
  • I trust o strutture patrimoniali internazionali possono essere disconosciuti se emerge la fittizieta' o la simulazione e se sussistono elementi che riconducono la disponibilita' effettiva dei beni al proposto; tuttavia va valutata la documentazione che prova la provenienza lecita dei fondi (es. decisioni straniere, consulenze tecniche).
  • Il giudice della prevenzione non puo' basare il suo accertamento su meri sospetti: necessita un 'surplus' motivazionale e l'uso di fatti storicamente apprezzabili, con particolare rigore quando si valorizzano procedimenti penali con esiti non definitivi o risalenti nel tempo.

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