Cassazione Civile, Ordinanza n. 19022/2023 del 05/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
La controversia
Un proprietario di terreno, espropriato nell'ambito di una procedura ex l. n. 219/1981, aveva agito per ottenere l'indennità di occupazione legittima relativa al periodo intermedio tra l'immissione in possesso e il decreto di esproprio. In primo grado la domanda era stata accolta e l'indennità liquidata; in appello, invece, la decisione era stata riformata sul presupposto che un verbale di concordamento delle indennità e la rinuncia sottoscritta dall'espropriato avessero natura transattiva e comprendessero anche la pretesa per occupazione legittima, sicché, avendo il proprietario percepito l'indennità di esproprio concordata, nulla più gli sarebbe spettato. Il ricorso per cassazione deduceva, con due motivi, la violazione dei canoni ermeneutici contrattuali e dell'art. 50 l. 2359/1865: per un verso si contestava che gli atti sottoscritti potessero estendersi all'indennità di occupazione, mancandovi un riferimento espresso e non potendo ricondursi ad una transazione su diritti futuri e non ancora determinati; per altro verso si sosteneva che la proprietà si trasferisce solo con il decreto di esproprio, con conseguente spettanza dell'indennità per il periodo di occupazione legittima antecedente al trasferimento.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Pur ribadendo che l'interpretazione del contratto è in linea di principio riservata al giudice di merito e censurabile in cassazione solo per violazione dei canoni legali di ermeneutica, ha ritenuto decisiva una precedente pronuncia di legittimità già resa sulla medesima questione, secondo cui l'atto definitivo di concordamento bonario, con cui l'espropriato accetta la sola indennità di espropriazione e rinuncia ad azioni giudiziarie attinenti all'occupazione e all'espropriazione, non si estende all'indennità di occupazione in mancanza di una specifica base normativa e non può riguardare situazioni future non ancora determinate o determinabili. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'appello di Napoli in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
Sono richiamati come canoni di interpretazione del contratto; la censura verteva sulla loro violazione da parte del giudice di merito nell'attribuire agli atti sottoscritti un effetto transattivo esteso all'indennità di occupazione.
art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
È la norma sul vizio di violazione o falsa applicazione di legge invocata per contestare la lettura degli atti e dell'art. 50 della legge espropriativa.
È evocato per negare che il concessionario avesse potere di fare concessioni tali da integrare una transazione in materia di indennità espropriative.
art. 50 l. 2359/1865
La Corte nega che, in base a tale disposizione, il trasferimento della proprietà avvenga con la sola immissione in possesso o con il concordamento dell'indennità: il trasferimento si verifica solo con il decreto di esproprio, con spettanza dell'indennità per il periodo intermedio.
Massime di principio
- L'atto di concordamento bonario dell'indennità di espropriazione non si estende automaticamente all'indennità di occupazione legittima, se tale voce non è espressamente compresa nell'accordo o non esiste una base normativa che ne imponga l'inclusione.
- La rinuncia contenuta in un accordo espropriativo non può incidere su situazioni future, non ancora determinate o determinabili, come il diritto all'indennità maturata per la protrazione dell'occupazione prima del decreto ablatorio.
- In cassazione l'interpretazione del contratto o dell'atto negoziale può essere censurata solo per violazione dei canoni legali di ermeneutica, non per il mero dissenso sul risultato interpretativo; tuttavia la decisione di merito va cassata se l'interpretazione adottata contrasta con un principio di diritto già affermato sulla medesima questione.
- Nel procedimento espropriativo, il trasferimento della proprietà del bene espropriato avviene solo con il decreto di esproprio; nel periodo anteriore resta dovuta l'indennità di occupazione legittima.
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