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Cassazione Penale, Ordinanza n. 20053/2026 del 01/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso per cassazione è stato proposto nell'interesse di un imputato avverso la sentenza della Corte di appello di Napoli del 7 aprile 2025. Dalla motivazione emerge che l'imputato era stato condannato per evasione e che i sette motivi di ricorso investivano: la ritualità della citazione in appello, anche con riferimento al termine a comparire; la mancata comunicazione delle conclusioni del pubblico ministero; la sussistenza degli elementi tipici del reato di evasione; la dedotta inoffensività della condotta; l'assenza del dolo; il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; il diniego delle circostanze attenuanti generiche; la contestazione della recidiva; e la misura della pena irrogata. La Corte di cassazione ha ritenuto che tali censure fossero meramente riproduttive di questioni già vagliate e disattese nel giudizio di merito, senza evidenziare vizi consentiti in sede di legittimità.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che i motivi erano non consentiti in sede di legittimità perché ripetitivi di doglianze già esaminate e respinte dai giudici di merito con argomentazioni corrette, puntuali, coerenti e prive di manifeste incongruenze logiche. In particolare, la sentenza impugnata è stata ritenuta immune da censure sulla ritualità della citazione in appello, sulle comunicazioni del pubblico ministero, sulla configurabilità del reato di evasione, sull'inoffensività e sul dolo, nonché sulla non applicabilità dell'art. 131-bis c.p., sul diniego delle attenuanti generiche, sulla recidiva e sul trattamento sanzionatorio. Conseguentemente, essendo il ricorso inammissibile, la Corte ha applicato le conseguenze di cui all'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata ritenuta non applicabile al caso concreto.

  • art. 616 c.p.p.

    All'inammissibilità del ricorso conseguono le pronunce previste da questa disposizione.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono consentite censure che si limitino a riproporre, senza specifici e nuovi profili di illegittimità, questioni già adeguatamente esaminate e disattese dai giudici di merito.
  • Il controllo della Corte di cassazione sulla motivazione della decisione impugnata si arresta quando la sentenza di merito sia sorretta da argomentazioni giuridicamente corrette, coerenti con le risultanze processuali e prive di manifeste illogicità.
  • Nel reato di evasione, le doglianze relative alla sussistenza degli elementi tipici, al dolo e alla pretesa inoffensività della condotta devono confrontarsi con la motivazione di merito e non possono essere devolute in cassazione in forma meramente assertiva.
  • La particolare tenuità del fatto, il diniego delle attenuanti generiche, la recidiva e la misura della pena sono profili che, se congruamente motivati dal giudice di merito, resistono al ricorso per cassazione fondato su mere ripetizioni difensive.
  • L'inammissibilità del ricorso determina l'applicazione delle conseguenze processuali previste dall'art. 616 c.p.p.

Come è indicizzato

MaterieEvasioneImpugnazioni
RamiReati contro l'amministrazione della giustiziaProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fattoRecidivaOnere della provaNullità processuale

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