Cassazione Penale, Sentenza n. 1765/2025 del 15/01/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Roma del 09/08/2024 che aveva rigettato l'appello, ai sensi dell'art. 310 c.p.p., contro il provvedimento della Corte d'Appello di Roma (26/06/2024) che aveva respinto l'istanza di revoca o sostituzione della misura custodiale in carcere. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione nella decisione di mantenere la custodia; il Procuratore Generale aveva chiesto l'inammissibilità per genericità e manifesta infondatezza dei motivi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha motivato la decisione richiamando la sopravvenuta pronuncia della Quarta Sezione (n. 42486/30/10/2024) che aveva già dichiarato inammissibile il ricorso dell'HAMZA quanto alle imputazioni in materia di stupefacenti (annullando invece il capo relativo alla corruzione), con la conseguente carenza di interesse al proseguimento del gravame cautelare. La Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui l'irrevocabilità della sentenza di condanna a pena detentiva rende venuta meno la funzione della misura cautelare, determinando l'inammissibilità dell'impugnazione cautelare. Non è derivata dalla sentenza la remissione in libertà; la cancelleria è stata incaricata degli adempimenti comunicativi di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.
Norme richiamate
Norma processuale richiamata quale riferimento alla forma dell'appello/rimessione; nel caso ha carattere procedurale in relazione al procedimento di impugnazione della misura cautelare.
art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990
Norma sostanziale sui delitti relativi agli stupefacenti, rilevante perché le condanne per tali reati sono state confermate/reso irrevocabili in parte dalle pronunce succedutesi.
art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990
Norma collegata all'art. 73 sui reati di stupefacenti, menzionata come parte delle imputazioni oggetto del procedimento.
art. 656, comma 10, cod. proc. pen.
Richiamato nella motivazione giurisprudenziale: la sospensione dell'esecuzione della pena non può creare discontinuità tra misura cautelare e esecuzione della pena; l'irrevocabilità del titolo esecutivo incide sulla funzione della misura cautelare.
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Disposizione procedurale che impone alla cancelleria specifici adempimenti comunicativi a seguito della pronuncia che dichiara inammissibile il ricorso.
Giurisprudenza: Sez. 6, n. 10786 del 09/02/2018 (Privitera)
Principio interpretativo secondo cui l'irrevocabilità della sentenza di condanna a pena detentiva determina il venir meno della funzione della misura cautelare e rende inammissibile l'impugnazione cautelare volta a ottenerne la revoca o la sostituzione.
Cass. Sez. IV n. 42486 del 30/10/2024
Pronuncia sopravvenuta che ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'HAMZA sulle imputazioni in materia di stupefacenti (annullando invece il capo relativo alla corruzione); tale sopravvenienza ha determinato la carenza di interesse e l'inammissibilità del ricorso odierno.
Massime di principio
- Prima di proporre o proseguire un'impugnazione cautelare contro misure custodiali verificare sempre la definitività del titolo di condanna: la sentenza irrevocabile può rendere priva di interesse l'impugnazione.
- Se la condanna è irrevocabile e riguarda reati per i quali è stata applicata la misura, l'impugnazione volta a ottenere la revoca o sostituzione della custodia è frequentemente inammissibile per carenza di interesse.
- Quando la definitività riguarda solo alcuni capi di imputazione mentre altri restano pendenti, va valutata concretamente la sussistenza dell'interesse a impugnare la misura rispetto agli elementi residui.
- Per evitare l'inammissibilità per genericità, i motivi devono essere specifici e documentati: argomentazioni generiche o prive di fatto nuovo sono destinate a essere respinte.
- In presenza di pronunce sopravvenute favorevoli o sfavorevoli, considerare gli effetti sulla funzione della misura cautelare e, se necessario, esperire rimedi procedurali alternativi (istanza nel giudizio di esecuzione, richieste motivate al tribunale competente, o altri rimedi disponibili).
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