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Cassazione Civile, Ordinanza n. 26376/2024 del 10/10/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (cessionario credito)

La controversia

La controversia nasce da un giudizio promosso originariamente dalla banca erogatrice del finanziamento/leasing nei confronti di due garanti personali, i quali avevano dedotto la nullità delle fideiussioni perché collegate a un'operazione di lease back ritenuta elusiva del patto commissorio. Il tribunale aveva accolto la domanda della banca; la corte d'appello, invece, aveva riformato la decisione ritenendo d'ufficio la nullità delle fideiussioni per violazione della normativa antitrust, perché le clausole 2, 6 e 8 riproducevano lo schema ABI considerato restrittivo della concorrenza. La società cessionaria del credito ha quindi proposto ricorso per cassazione deducendo, con un unico motivo ex art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., la violazione degli artt. 1418, 1419, 1936 e 2697 c.c., nonché dell'art. 2 l. 287/1990. Sosteneva che il cliente finale è estraneo all'intesa anticoncorrenziale a monte, che la nullità delle fideiussioni a valle non può essere automaticamente estesa all'intero contratto e che, comunque, l'uniformità delle clausole rispetto al modello ABI deve essere provata dall'attore. La corte d'appello, invece, aveva escluso la nullità parziale e ritenuto travolto l'intero contratto in ragione della gravità delle violazioni e della tutela della solidarietà costituzionalmente rilevante.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto fondata la censura alla luce dell'intervento delle Sezioni Unite n. 41994/2021, secondo cui la conformità di clausole fideiussorie allo schema ABI comporta, di regola, la nullità solo parziale delle clausole che riproducono l'intesa vietata, salvo che sia dimostrata l'essenzialità di quelle clausole per l'intero assetto negoziale. Ne consegue che la declaratoria di nullità dell'intero contratto non può essere pronunciata d'ufficio sulla sola base della gravità della violazione antitrust, ma richiede l'accertamento, da parte del giudice di merito e sulla base dell'onere probatorio della parte interessata, della volontà delle parti di considerare essenziali le clausole colpite. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 1418 c.c.

    richiamato come norma sulla nullità del contratto, ma la Corte esclude che consenta di estendere automaticamente all'intero contratto la nullità delle sole clausole antitrust

  • art. 1419 c.c.

    la nullità parziale è la regola; l'estensione all'intero contratto è eccezionale e richiede prova dell'interdipendenza o dell'essenzialità della clausola nulla

  • art. 1936 c.c.

    norma richiamata dalla ricorrente per contestare l'effetto demolitorio della nullità sulle fideiussioni

  • art. 2697 c.c.

    spetta alla parte che invoca la nullità totale provare i presupposti dell'estensione della nullità all'intero contratto

  • art. 2 l. 287/1990

    norma antitrust posta a fondamento della nullità delle clausole conformi allo schema ABI vietato

  • art. 1953 c.c.

    richiamato nel ragionamento sulla clausola che impone al fideiussore di rimborsare somme restituite dalla banca

  • art. 1945 c.c.

    richiamato in relazione alla clausola che può incidere sulle eccezioni opponibili dal fideiussore

  • art. 1957 c.c.

    richiamato in relazione alla clausola che deroga al termine entro cui il creditore deve far valere la garanzia

  • art. 2 Cost.

    richiamato dalla corte di merito come fondamento dei valori di solidarietà nei rapporti privati, ma la Cassazione non lo assume come base per estendere d'ufficio la nullità

  • art. 1337 c.c.

    richiamato dalla corte di merito nel quadro dei doveri di correttezza precontrattuale

  • art. 1175 c.c.

    richiamato dalla corte di merito come parametro di correttezza nell'esecuzione del rapporto

  • art. 1375 c.c.

    richiamato dalla corte di merito come parametro di buona fede nell'esecuzione del contratto

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    base del motivo di ricorso per violazione di legge

Massime di principio

  • Nelle fideiussioni conformi allo schema ABI ritenuto anticoncorrenziale, la nullità investe in via ordinaria solo le clausole riproduttive dell'intesa vietata, non l'intero contratto.
  • L'estensione della nullità all'intero negozio richiede la prova, a carico di chi la invoca, che le clausole colpite erano essenziali per l'assetto di interessi perseguito dalle parti o che vi era una effettiva interdipendenza tra clausole e contratto nel suo complesso.
  • Il giudice non può rilevare d'ufficio la nullità totale limitandosi a valorizzare la gravità dell'illiceità antitrust: occorre un accertamento in fatto sulla volontà contrattuale concreta e sulla causa in concreto del negozio.
  • In tema di nullità parziale, l'ordinamento favorisce la conservazione del contratto; la caducazione dell'intero regolamento negoziale è rimedio eccezionale.
  • Quando si deduce la conformità di clausole a uno schema predisposto dall'associazione bancaria, la parte che pretende di far discendere una nullità estesa deve provare l'uniformità rilevante e i presupposti dell'effetto demolitorio invocato.

Come è indicizzato

MaterieFideiussioneImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiNullitàOnere della prova

Testo integrale

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