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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17989/2023 del 28/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Pubblico Ministero ha impugnato l'ordinanza del GIP del Tribunale di Torino del 12/10/2022 che non aveva convalidato l'arresto di Jatta Lamin per mancata flagranza di reato e aveva respinto la richiesta di misura cautelare nei confronti dell'indagato per il reato di rapina (artt. 56 e 628 c.p.). Il PM ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione per aver il Gip escluso la flagranza (e la quasi-flagranza) ritenendo invece che dagli elementi raccolti dalla Polizia — descrizione puntuale della persona, chiamata al 112 dai responsabili del supermercato, e sequenza temporale degli eventi — emergesse con elevata probabilità la responsabilità dell'arrestato. Con un secondo motivo il PM ha contestato la valutazione sul difetto di gravi indizi, sostenendo che le dichiarazioni delle persone offese, congiunte alle immagini delle telecamere, avrebbero dovuto far ritenere configurabile una tentata rapina.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto adeguata, logica e persuasiva la motivazione del GIP che aveva escluso sia la flagranza che la quasi-flagranza: l'arresto non era avvenuto al momento della commissione del reato né in conseguenza di un inseguimento che mantenesse la continuità di controllo; inoltre l'individuazione dell'indagato è avvenuta a distanza di oltre 500 metri dal supermercato e solo dopo accertamenti e audizioni, per cui si è trattato di investigazioni e non di immediata percezione diretta o indiretta di tracce riconducibili inequivocabilmente al soggetto. La Corte ha anche ricordato il divieto di trasformare il ricorso per cassazione in impugnazione del diniego di misura cautelare (per il quale il rimedio è l'appello al tribunale del riesame), evidenziando che il PM si era limitato a proporre una diversa ricostruzione dei fatti senza dimostrare violazioni di legge.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla nozione di flagranza e quasi-flagranza; la Corte ha valutato la necessità della percezione immediata o di elementi/tracce collegabili inequivocabilmente all'indiziato per poter parlare di flagranza/quasi-flagranza.

  • art. 628 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di rapina, ossia l'imputazione contestata; la Corte ha valutato la sussistenza degli indizi alla luce degli elementi probatori e della nozione di flagranza.

  • art. 382 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in tema di arresto in flagranza; la Corte ha interpretato che per la quasi-flagranza è necessario ravvisare l'immediata e autonoma percezione, da parte di chi procede all'arresto, di cose o tracce che colleghino inequivocabilmente l'indiziato al reato.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato per i limiti della esposizione dei motivi del ricorso in cassazione (riduzione a quanto strettamente necessario); la Corte ha deciso nel rispetto di tali limiti.

  • art. 310, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma prevista per l'impugnazione del diniego di misura cautelare: il PM deve ricorrere in appello al tribunale del riesame, non in cassazione.

  • art. 568, comma 5, cod. proc. pen.

    Richiamata per sottolineare che il ricorso per cassazione non può essere convertito in appello avverso il rigetto della misura cautelare; la Corte ha applicato questo principio escludendo che il ricorso potesse mirare al diniego della misura.

Massime di principio

  • La flagranza o la quasi-flagranza richiedono l'immediata percezione, diretta o indiretta, di tracce o elementi collegabili inequivocabilmente all'indiziato; se tra il fatto e l'arresto intercorrono indagini anche brevi o una perdita di contatto percettivo, l'arresto può essere considerato illegittimo.
  • L'arresto in flagranza è un potere eccezionale: il giudice deve verificare con attenzione la continuità del controllo o l'esistenza di tracce immediatamente percepibili prima di convalidarlo.
  • Le ricostruzioni alternative dei fatti proposte dal Pubblico Ministero non bastano, in cassazione, a dimostrare il vizio di motivazione del GIP se quest'ultimo ha fornito una motivazione logica e congrua basata sugli elementi raccolti.
  • Il ricorso per cassazione non è lo strumento corretto per impugnare il diniego di misura cautelare; per questo rimedio il PM deve utilizzare l'appello al tribunale del riesame ai sensi dell'art. 310 c.p.p.
  • Le segnalazioni da parte di terzi (es. addetti alla sicurezza) e le immagini di videosorveglianza devono essere valutate complessivamente: esse possono giustificare un arresto solo se consentono, al momento dell'intervento, di percepire immediatamente la relazione tra tracce e autore.

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