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Cassazione Civile, Ordinanza n. 18050/2023 del 23/06/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un comune aveva convenuto in giudizio più soggetti, deducendo di essere proprietario di un terreno sul quale erano stati abusivamente installati opere e impianti di trasmissione e diffusione radio e/o televisiva, e chiedendo la cessazione dell’occupazione, il rilascio dell’area, la rimozione degli impianti e il risarcimento del danno. Il tribunale aveva accolto la domanda, ma la corte d’appello aveva riformato integralmente la decisione, qualificando la domanda come rivendica e ritenendo non provata la proprietà comunale, né per titolo originario né per usucapione. Il comune ha quindi proposto ricorso per cassazione con sette motivi: ha dedotto, in sintesi, l’inammissibilità dell’appello per difetto di specificità e per novità di questioni; ha contestato la qualificazione della domanda come azione reale; ha censurato la mancata considerazione delle allegazioni e dei comportamenti della controparte idonei ad attenuare l’onere probatorio del rivendicante; ha sostenuto di aver fornito prova della proprietà anche mediante documentazione e, in subordine, dell’usucapione; ha invocato la natura demaniale dell’area per ragioni storico-archeologiche e per la asserita pertinenza al cimitero; ha inoltre lamentato l’omessa pronuncia sulla domanda proposta anche contro il titolare della ditta individuale e la determinazione del dies a quo del danno risarcibile.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il terzo motivo e, solo in parte, il quarto, il sesto e il settimo; ha dichiarato inammissibile il quinto motivo e infondati i primi due. Ha cassato la sentenza impugnata nei limiti dell’accoglimento e ha rinviato alla corte d’appello in diversa composizione per un nuovo esame della questione proprietaria, tenendo conto del comportamento processuale e sostanziale della controparte ai fini dell’attenuazione dell’onere probatorio gravante sul rivendicante. Per il resto, i motivi relativi alla demanialità e alle ulteriori censure sono stati dichiarati inammissibili o assorbiti nei limiti indicati.

Norme richiamate

  • art. 342 c.p.c.

    L’eccezione di inammissibilità dell’appello per difetto di specificità richiede che nel ricorso per cassazione siano trascritti o indicati in modo essenziale i passaggi rilevanti dell’atto di appello; in mancanza, la censura è inammissibile.

  • art. 345 c.p.c.

    Il divieto di nuove eccezioni riguarda solo quelle non rilevabili d’ufficio; la contestazione della titolarità del diritto di proprietà attiene a un fatto costitutivo ed è rilevabile d’ufficio.

  • art. 948 c.c.

    L’azione proposta dal proprietario contro l’occupazione senza titolo di un immobile, con richiesta di rilascio e risarcimento, va qualificata come rivendicazione, salvo che si ricolleghi a un rapporto negoziale pregresso che giustificava la detenzione.

  • art. 112 c.p.c.

    È censurabile la qualificazione dell’azione e l’eventuale omessa pronuncia sulle domande formulate nei confronti dei soggetti convenuti.

  • art. 2727 c.c.

    Le presunzioni semplici possono essere valorizzate ai fini della prova della proprietà, anche in relazione al comportamento della controparte.

  • art. 2729 c.c.

    Il giudice del merito deve considerare gli elementi presuntivi dedotti dal rivendicante, specie quando la condotta del convenuto attenui il rigore della probatio diabolica.

  • art. 2730 c.c.

    Le dichiarazioni della controparte, comprese quelle rese in giudizio, possono assumere rilievo probatorio ai fini dell’accertamento della proprietà.

  • art. 115 c.p.c.

    Il giudice deve valutare i fatti allegati e i documenti prodotti dalle parti secondo le regole processuali di acquisizione e valutazione della prova.

  • art. 116 c.p.c.

    La valutazione delle prove e degli elementi presuntivi è rimessa al giudice di merito, ma deve essere sorretta da motivazione non apparente.

  • art. 922 c.c.

    È richiamato come norma generale sulla proprietà e sulla titolarità del diritto dominicale.

  • art. 1158 c.c.

    L’usucapione costituisce uno dei possibili titoli di acquisto idonei a sorreggere la prova della proprietà.

  • art. 823 c.c.

    Il richiamo attiene al regime dei beni demaniali e alla loro inalienabilità/non disponibilità nei limiti di legge.

  • art. 824 c.c.

    È evocato per la disciplina dei beni soggetti al regime demaniale, in particolare in relazione ai cimiteri e agli immobili assimilati.

  • art. 2043 c.c.

    È richiamato in relazione alla domanda risarcitoria per l’occupazione abusiva e al danno derivante dalla condotta illecita.

  • art. 2041 c.c.

    È menzionato solo in via accessoria nei motivi del ricorso, senza una specifica ratio decidendi autonoma.

  • art. 380 bis.1 c.p.c.

    Il ricorso è stato trattato in camera di consiglio con il procedimento accelerato previsto dalla norma.

  • art. 366 c.p.c.

    Il motivo di ricorso deve essere specifico e autosufficiente, con trascrizione essenziale degli atti e dei documenti rilevanti per consentire il controllo di legittimità.

  • art. 360 c.p.c.

    Sono stati dedotti vizi di violazione di legge e omesso esame di fatti decisivi, ma la Corte ha distinto tra censure ammissibili e inammissibili secondo i singoli motivi.

  • art. 183 c.p.c.

    È richiamato come sede di allegazioni difensive e documentali del giudizio di primo grado.

  • art. 844 c.c.

    È citato per chiarire, in via comparativa, che l’azione esercitata non è assimilabile alla tutela contro le immissioni.

  • art. 2058 c.c.

    Il rimedio risarcitorio in forma specifica non può surrogare, fuori dai limiti di legge, un’azione di spoglio ormai non esperibile.

  • art. 822 c.c.

    È richiamato insieme all’art. 824 c.c. per la dedotta natura demaniale dell’area.

  • L. n. 1098 del 1939, art. 4

    È menzionata nella prospettazione del ricorrente come disciplina del registro dei beni di interesse storico e archeologico, ma senza decisiva analisi di merito.

  • T.U. delle leggi sanitarie, art. 338

    È richiamato dal ricorrente in relazione alla disciplina del cimitero e delle aree pertinenti.

Massime di principio

  • L’azione del proprietario che chieda la cessazione dell’occupazione senza titolo di un immobile, la condanna al rilascio e il risarcimento del danno va normalmente qualificata come azione di rivendicazione, non come azione personale di restituzione, se non è allegato un pregresso rapporto negoziale che giustifichi la detenzione.
  • In tema di rivendica, il rigoroso onere probatorio gravante sull’attore può attenuarsi in presenza di comportamenti o dichiarazioni della controparte incompatibili con la negazione della proprietà dell’attore, da valutarsi dal giudice di merito.
  • Nel giudizio di cassazione la censura di inammissibilità dell’appello per difetto di specificità richiede autosufficienza del motivo, con indicazione essenziale del contenuto dell’atto di appello rilevante ai fini del controllo.
  • Il divieto di nuove eccezioni in appello opera solo per le eccezioni non rilevabili d’ufficio; la contestazione del fatto costitutivo della proprietà può essere dedotta anche in grado di appello e scrutinata d’ufficio.
  • La deduzione della demanialità di un bene costituisce profilo autonomo rispetto al diritto di proprietà e, se proposta come fatto costitutivo distinto, deve essere specificamente allegata e verificabile nel processo.
  • La motivazione è apparente quando il giudice si limiti a formule assertive sulla mancata prova, senza spiegare in concreto perché gli elementi dedotti non siano idonei a fondare la pretesa o a vincere la prova contraria.

Come è indicizzato

MaterieProprietàProveImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicatoNullità

Testo integrale

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