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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27705/2024 del 11/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La parte civile ha proposto ricorso per cassazione avverso l'assoluzione pronunciata in appello nei confronti di Mele, che in primo grado era stato condannato per lesioni personali (referto contusione zigomo destro) subite dall'arbitro al termine di una partita di calcio. Il ricorso deduce carenza e illogicità della motivazione dell'assoluzione, contraddittorietà rispetto alle prove (in particolare dichiarazioni testimoniali e ammissioni parziali dell'imputato relative a spinte e contatti) e chiede la riqualificazione del fatto in percosse ai sensi dell'art. 581 c.p., lamentando altresì violazione dell'art. 521 c.p.p. per omessa riclassificazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha ritenuto che il Tribunale di appello abbia fornito una motivazione adeguata e rafforzata rispetto al primo grado, valorizzando la rinnovazione istruttoria e rilevando l'equivocità delle prove (assenza di riscontri da altri giocatori, rifiuto di cure da parte della persona offesa, testimonianza non riconoscitiva della teste). La Corte ha richiamato il limite del sindacato di legittimità sulla valutazione probatoria e ha escluso la necessità/possibilità di riqualificare il fatto in percosse, ritenendo che la spinta e il contatto sulla spalla ammessi dall'imputato non siano di per sé idonei a produrre una sensazione dolorifica apprezzabile e dunque non integrino la fattispecie delle percosse. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 530 c.p.p.

    richiamato come norma che legittima l'assoluzione per non avere commesso il fatto; la sentenza di appello ha assolto l'imputato ai sensi di tale disposizione.

  • art. 582 c.p.

    norma relativa alle lesioni personali (fattispecie inizialmente contestata in primo grado: lesioni personali guaribili in giorni cinque).

  • art. 581 c.p.

    norma relativa alle percosse; la Corte richiama la giurisprudenza secondo cui per integrare il reato è necessaria una condotta idonea a produrre una sensazione dolorifica apprezzabile; contatti lievi o una spinta/posizionamento della mano sulla spalla possono non essere sufficienti.

  • art. 521 c.p.p.

    richiamato dal ricorrente in ordine alla presunta omissione di riqualificazione; la Corte osserva che non è possibile riqualificare fatti diversi da quelli contestati dall'imputazione.

  • art. 581 c.p.p.

    richiamato in relazione all'esigenza che i motivi di cassazione siano specifici: la Corte sottolinea che il ricorso non può limitarsi a una diversa ricostruzione dei fatti ma deve proporre censure ben circostanziate sulla motivazione.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez. U. n. 8825/2016; Sez. 5, n. 51085/2014)

    principi utilizzati dalla Corte: il ricorso per cassazione non può sostituirsi al giudice del merito nella valutazione delle prove; criteri interpretativi sul concetto di percosse e sulla specificità dei motivi di ricorso.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione è limitata a verificare la correttezza della motivazione e il rispetto delle norme processuali: non può rivedere i fatti e le prove se il giudice di merito ha fornito adeguata motivazione.
  • L'assoluzione per mancata riconducibilità del fatto all'imputato trova fondamento quando le prove sono equivoche, non corroborate e le testimonianze non identificano con certezza l'autore dell'offesa.
  • La riqualificazione del fatto in un diverso reato (es. percosse) non può essere imposta se la condotta concreta provata è diversa da quella descritta nell'imputazione: il giudice non può ricostruire ex novo un fatto non contestato in termini diversi.
  • La fattispecie delle percosse richiede che la condotta sia idonea a cagionare una sensazione dolorifica apprezzabile; contatti lievi o semplici spinte/clausole di contatto possono non integrare il reato.
  • Il ricorso per cassazione deve formulare censure specifiche e circostanziate sulla motivazione (secondo art. 581 c.p.p.); le critiche che si limitano a proporre una diversa ricostruzione dei fatti sono inammissibili o infondate.
  • La parte civile che propone ricorso contro un'assoluzione corre il rischio di essere condannata alle spese processuali in caso di rigetto; valutare attentamente prospettive e concretezza delle censure prima di impugnare.

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