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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25129/2025 del 08/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione dell'ordinanza che aveva respinto il reclamo avverso la proroga del regime differenziato ex art. 41-bis. Il ricorrente contestava l'apprezzamento dato dal Tribunale alle informative della DDA/DNA, sosteneva di aver intrapreso un serio percorso di allontanamento dal clan (dichiarazioni confessorie e accusatorie, contributo a condanne di coimputati nel procedimento 'THOR', patteggiamento per concorso in estorsione fino al 2013 e non fino al 2020) e che elementi come l'inserimento nella 'carta degli stipendi' del 2019 non dimostrerebbero necessariamente il mantenimento di un ruolo direttivo. Denunciava vizio di motivazione e violazione di legge in relazione all'art. 41-bis.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondate le censure: ha richiamato la giurisprudenza costituzionale e di legittimità sul regime 41-bis, precisando che per la proroga occorre valutare la persistenza della "capacità" di mantenere collegamenti con l'organizzazione, tramite un giudizio prognostico fondato su elementi quali la biografia criminale, il ruolo ricoperto, la perdurante operatività dell'associazione e le informative investigative. Ha giudicato adeguata e non carente la motivazione del Tribunale di sorveglianza che aveva valorizzato sentenze irrevocabili, la presenza nella c.d. carta degli stipendi fino al 2019 e le informazioni della DDA/DNA; ha ritenuto che le dichiarazioni del ricorrente possono essere frutto di valutazioni di convenienza processuale e non idonee a escludere la capacità di mantenere collegamenti. Condanna alle spese ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 41-bis Ordinamento penitenziario

    comma 2 (criteri per l'applicazione e per la proroga del regime differenziato)

    Il regime mira a impedire collegamenti operativi fra detenuti e organizzazioni esterne; per la proroga si valuta la 'capacità' di mantenere contatti con la criminalità organizzata mediante un giudizio prognostico basato su vari parametri (profilo criminale, ruolo nell'associazione, perdurante operatività, nuove incriminazioni, esiti del trattamento, tenore di vita dei familiari). Il mero decorso del tempo non è sufficiente a escludere tale capacità.

  • art. 14-ter Ordinamento penitenziario

    rimedi esperibili avverso i provvedimenti 41-bis (reclamo al Tribunale di sorveglianza)

    Il provvedimento di proroga è reclamabile davanti al Tribunale di sorveglianza e sottoponibile a sindacato che verifica la sussistenza concreta dei presupposti e il rispetto dei limiti di legge e Costituzionali.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede la condanna alle spese processuali in cassazione per il ricorrente soccombente.

  • Sentenze della Corte Costituzionale (es. n. 376/1997, n. 417/2004, n. 190/2010)

    citazioni giurisprudenziali

    La Consulta ha affermato la piena sindacabilità giurisdizionale dei provvedimenti 41-bis, richiedendo motivazioni adeguate e consentendo al giudice di merito di valutare in concreto la persistenza delle ragioni di ordine e sicurezza; ha escluso inversione dell'onere della prova e ha precisato i limiti del controllo di legittimità in cassazione.

Massime di principio

  • La proroga del 41-bis si basa su una valutazione prognostica della "capacità" del detenuto di mantenere collegamenti con l'organizzazione, non sulla prova di contatti effettivi.
  • Parametri rilevanti: gravità della biografia criminale, ruolo ricoperto nell'associazione, perdurante operatività del gruppo, eventuali nuove incriminazioni, esiti del trattamento e indicatori economico-sociali dei familiari.
  • Dichiarazioni di dissociazione o collaborazioni processuali non sono automaticamente decisive; vanno valutate in contrappeso alle informative investigative e ad altri elementi fattuali, soprattutto se rilasciate in epoche recenti e con possibile valore di convenienza processuale.
  • L'inserimento in documenti investigativi (es. elenchi di stipendiati) e la contestazione di reati fino a epoche recenti sono elementi che pesano significativamente a favore della proroga.
  • Il Tribunale di sorveglianza deve motivare in modo congruo e pertinente; la Cassazione valuta solo la violazione di legge o la mancanza di motivazione minima (non può rinnovare il giudizio di merito sui fatti).
  • Il mero decorso del tempo non è sufficiente per escludere la persistenza della capacità di collegamento con la criminalità organizzata.

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