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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38988/2025 del 03/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva l'annullamento dell'ingiunzione a demolire emessa il 9/05/2023 dal Procuratore Generale, deducendo: (i) che l'ordine di demolizione riguardava opere per le quali in secondo grado era intervenuta pronuncia di non doversi procedere o proscioglimento in relazione a violazioni urbanistiche (art. 7 e 20 L. 47/1985), quindi non poteva essere eseguito; (ii) che erano pendenti istanze di condono edilizio (L. 724/1994) la cui mancata definizione non era imputabile al ricorrente per sequestro dei documenti; (iii) illogicità della motivazione perché l'ingiunzione comprenderrebbe anche manufatti per i quali era intervenuta assoluzione o proscioglimento. Il ricorrente ha fondato i motivi anche su disposizioni procedurali (art. 606 e art. 666 c.p.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il motivo principale perché la condanna definitiva per il reato paesaggistico (art. 1-sexies L. 431/1985, oggi art. 181 L. 42/2004) comporta l'obbligo accessorio della rimessione in pristino dello stato dei luoghi; tale rimessione ha contenuto più ampio rispetto alla mera demolizione urbanistica e può risultare soddisfatta dall'ordine di demolizione impartito dal giudice di primo grado. La pendenza delle istanze di condono è risultata irrilevante rispetto alla esecutività dell'ordine connesso alla condanna paesaggistica; per ottenere la revoca occorre il rilascio successivo dell'autorizzazione paesaggistica, non dedotto. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile perché riguardava questioni non sottoposte al giudice dell'esecuzione. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e sono state attribuite le spese al ricorrente ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    Norma invocata dal ricorrente per censurare la violazione di legge nella motivazione della Corte d'appello; disciplina i motivi di ricorso per cassazione per violazione di norme processuali o sostanziali

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Norma richiamata per censurare l'illogicità della motivazione; fondamento di uno dei motivi di cassazione

  • art. 666 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente con riferimento alla fase esecutiva e alla presunta omissione nella valutazione della pendenza delle istanze di condono

  • Legge 28 gennaio 1985, n. 47 (art. 7 e art. 20)

    Norme sulle violazioni edilizie e relative sanzioni penali, richiamate dal ricorrente per sostenere l'erronea esecuzione dell'ordine di demolizione per fatti per i quali vi sarebbe stata non punibilità/proscioglimento

  • Legge 28 dicembre 1985, n. 431 (art. 1-sexies)

    Prevedeva il reato paesaggistico e l'obbligo accessorio della rimessione in pristino dello stato dei luoghi; la condanna definitiva per tale reato giustifica l'ordine di demolizione/rimessione in pristino

  • D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (art. 44, comma 1, lett. C)

    Riferimento normativo equivalente in materia edilizia (testo unico dell'edilizia) per la qualificazione di talune violazioni urbanistiche

  • Legge 6 agosto 1994, n. 724

    Normativa sul condono edilizio; citata dal ricorrente per la pendenza delle istanze di sanatoria, ma ritenuta irrilevante rispetto alla esecutività dell'ordine derivante dalla condanna paesaggistica

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso

Massime di principio

  • La condanna definitiva per reati paesaggistici (art. 1-sexies L. 431/1985, oggi art. 181 L. 42/2004) comporta l'ordine accessorio di rimessione in pristino dello stato dei luoghi; tale ordine può comprendere o essere soddisfatto dall'ordine di demolizione urbanistica e resta efficiente anche se le contestazioni urbanistiche correlate sono state dichiarate estinte o vi è proscioglimento.
  • La pendenza di istanze di condono edilizio non sospende automaticamente l'esecuzione di ordini di demolizione connessi a una condanna paesaggistica definitiva; per ottenere la revoca dell'ordine è necessaria l'acquisizione successiva dell'autorizzazione paesaggistica o altro titolo idoneo a sanare specificamente la violazione paesaggistica.
  • Questioni non proposte o non deliberate nella procedura di impugnazione o nell'incidente di esecuzione davanti al giudice dell'esecuzione risultano precluse in sede di ricorso per cassazione: i vizi di motivazione non sollevati in sede esecutiva non possono essere dedotti in cassazione.
  • L'ordine di rimessione in pristino e l'ordine di demolizione possono avere contenuti sovrapponibili o differenti a seconda dei casi; l'omessa esplicita statuizione sulla rimessione a spese del condannato non invalida l'ordine di demolizione se il suo contenuto assicura il ripristino previsto dalla normativa paesaggistica.
  • Occorre distinguere fra il bene giuridico tutelato (urbanistico vs paesaggistico): la sanatoria urbanistica non estingue automaticamente le conseguenze penali o amministrative connesse a violazioni paesaggistiche, che richiedono autonomi titoli o provvedimenti di assenso.

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