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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15190/2022 del 20/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione per il periodo 10/07/2012 - 05/07/2013 in relazione al delitto indicato dall'art. 390 c.p. La Corte territoriale aveva rigettato l'istanza ritenendo insussistenti i presupposti dell'indennizzo di cui all'art. 314, 1° comma c.p.p., poiché il comportamento della Giampaolo aveva concorso all'adozione della custodia cautelare: incontri con il coniuge latitante, esultanza con la figlia per la scoperta di un bunker solo dopo l'allontanamento del latitante e attivazione per dare ospitalità al coniuge. In Cassazione la ricorrente deduceva violazione dell'art. 314 c.p.p. e vizio di motivazione (travisamento del fatto), richiamando passi dell'ordinanza e di una sentenza di assoluzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per aspecificità ai sensi dell'art. 581 c.p.p., ritenendo che l'atto non articolasse in modo chiaro le ragioni di diritto e gli elementi di fatto posti a fondamento dell'impugnazione. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente in misura di euro 1.000.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    art. 314, 1° comma, cod. proc. pen.

    La norma sull'indennizzo per ingiusta detenzione è stata interpretata nel senso che è escluso il diritto all'indennizzo quando il detenuto abbia concorso con comportamenti gravemente colposi o dolosi all'adozione della misura cautelare; la Corte territoriale ha ravvisato colpa grave negli incontri e negli atti di favore verso il latitante.

  • art. 390 cod. pen.

    delitto di cui all'art. 390 cod. pen. (richiamato come fatto oggetto dell'istruttoria)

    Richiamato quale reato a base dell'azione penale che aveva determinato la custodia; la presenza di una successiva assoluzione non è, di per sé, sufficiente a garantire automaticamente il diritto all'indennizzo se sussiste comportamento concorsuale della persona detenuta.

  • art. 581 cod. proc. pen.

    art. 581 cod. pen. (regole sull'impugnazione per cassazione e specificazione dei motivi)

    La Corte ha applicato il requisito di specificità delle censure richiesto dall'art. 581 c.p.p., dichiarando inammissibile il ricorso che si limita a riproporre passaggi di decisioni precedenti senza articolare ragioni di diritto e elementi di fatto che sorreggono ogni motivo.

Massime di principio

  • Per la cassazione è essenziale indicare in modo specifico e motivato i motivi dell'impugnazione; atti generici o riproposizioni di brani di sentenze comportano inammissibilità ai sensi dell'art. 581 c.p.p.
  • Il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione (art. 314 c.p.p.) è escluso se il detenuto ha concorso con condotte dolose o con colpa grave all'adozione della misura cautelare; condotte di aiuto o favore verso un latitante possono integrare tale concorso anche se non hanno comportato una condanna penale.
  • Una sentenza di assoluzione non garantisce automaticamente l'indennizzo: il giudizio sulla responsabilità per la misura cautelare è autonomo e può ritenere sussistente una condotta ostativa al risarcimento nonostante l'assoluzione nel merito.
  • La mancata specificazione dei punti di diritto e dei fatti oggetto di censura può comportare non solo la perdita del gravame ma anche sanzioni economiche (spese processuali e ammenda).
  • In processi per riparazione è fondamentale documentare e confutare puntualmente le circostanze contestate che il giudice ritiene indicative di colpa grave, con riferimenti precisi alle prove e alla loro valutazione.

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