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Cassazione Penale, Ordinanza n. 20251/2026 del 03/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il soggetto condannato con sentenza definitiva per due reati chiedeva al giudice dell'esecuzione di dichiarare assorbito il reato di cui all'art. 512-bis c.p. in quello di cui all'art. 648-ter.1 c.p., sostenendo in sostanza che tra le due fattispecie vi fosse un rapporto di concorso apparente di norme o comunque che la prima dovesse ritenersi consumata/assorbita nella seconda. L'istanza era stata dichiarata inammissibile in sede esecutiva e contro tale ordinanza veniva proposto ricorso per cassazione. La Corte rileva che la questione del rapporto tra le due norme avrebbe dovuto essere dedotta nel giudizio di cognizione, poiché nel precedente ricorso deciso dalla sentenza di merito il motivo era formulato solo nei termini della contestazione della configurabilità dei due reati e della mancata individuazione delle provviste illecite, oltre che della mancata indicazione del presupposto del pericolo di misure patrimoniali di prevenzione. In cassazione si insisteva quindi nel tentativo di far valere in executivis un tema non devoluto tempestivamente nel giudizio di cognizione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretta la decisione del giudice dell'esecuzione, osservando che la deduzione relativa al concorso reale o apparente tra i reati di cui agli artt. 512-bis e 648-ter.1 c.p. non poteva essere recuperata mediante incidente di esecuzione, trattandosi di questione che avrebbe dovuto essere proposta nel giudizio di cognizione e non essendo consentito usare l'esecuzione per introdurre un motivo nuovo. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 512-bis c.p.

    Norma richiamata come fattispecie per la quale il ricorrente chiedeva l'assorbimento in sede esecutiva; la Corte ne afferma indirettamente la non spendibilità in executivis per contestare un rapporto di concorso apparente non dedotto prima.

  • art. 648-ter.1 c.p.

    Norma indicata come reato ritenuto concorrente o assorbente rispetto all'art. 512-bis c.p.; la Corte non entra nel merito del rapporto tra le fattispecie, limitandosi a negare la proponibilità della questione in esecuzione.

  • art. 615 c.p.p.

    Non citato testualmente nel brano; se ne desume il riferimento all'incidente di esecuzione come strumento processuale utilizzato per la richiesta di assorbimento.

  • art. 616 c.p.p.

    Fondamento della condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione non può essere investito di questioni difensive che attengono al rapporto tra norme incriminatrici e che avrebbero dovuto essere dedotte nel giudizio di cognizione.
  • La verifica del concorso apparente o reale tra due fattispecie penali non può essere recuperata in sede esecutiva quando il tema non sia stato tempestivamente proposto in sede di merito.
  • L'incidente di esecuzione non è un mezzo per introdurre motivi nuovi o per rimettere in discussione profili di qualificazione giuridica del fatto non coltivati nella fase di cognizione.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, nei casi previsti, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRiti alternativi
RamiProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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