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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38419/2023 del 20/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria del 07/06/2022 che aveva rigettato l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale presentata da Rosario Cafarelli. Il difensore deduceva violazione dell'art. 47 ord. pen. e vizio di motivazione per avere il Tribunale concentrato la valutazione soltanto sulla gravità dei fatti e sulla mancanza di un parere positivo dall'osservazione scientifica della personalità, senza operare un giudizio critico e globale sull'evoluzione della personalità del condannato e sugli indici positivi emersi

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza abbia compiuto un giudizio prognostico entro i limiti della discrezionalità, con motivazione congrua e logica, valorizzando la gravità dei reati commessi e la mancata maturazione di un'autentica revisione critica della personalità del ricorrente. Si è altresì richiamata la relazione di sintesi dell'equipe trattamentale, che proponeva la prosecuzione del trattamento intramurario. Per tali motivi il rigetto dell'affidamento in prova è stato ritenuto legittimo e sono state condannate le spese processuali a carico del ricorrente

Norme richiamate

  • art. 47 ord. pen.

    La norma è stata interpretata nel senso che l'affidamento in prova richiede la valutazione prognostica della rieducazione e della revisione critica dei disvalori; il giudice di merito valuta l'idoneità della misura alla completa emenda e tale valutazione è discrezionale purché adeguatamente motivata

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso

  • Giurisprudenza di riferimento (Sez. 1: Caruso, Catalano, Nicolai, Froncillo ecc.)

    Sono richiamati principi giurisprudenziali secondo cui: il giudice valuta complessivamente reato, precedenti, condotta carceraria, indagine socio-familiare e risultati dell'osservazione; non è ostativa l'assenza di ammissione degli addebiti purché emerga accettazione della sentenza e della sanzione; la mancata autenticità dell'atteggiamento autocritico può legittimare una cautela nell'accesso ai benefici e la richiesta di ulteriori periodi di osservazione e trattamenti

Massime di principio

  • Il rigetto dell'affidamento in prova può essere legittimo quando manca prova di una reale revisione critica del comportamento causativo del reato, anche se emergono elementi positivi comportamentali
  • Il giudizio sull'idoneità della misura alternativa è discrezionale e non sindacabile in cassazione se adeguatamente motivato e basato su valutazione prognostica complessiva
  • La mancata ammissione degli addebiti non costituisce di per sé motivo ostativo; ciò che conta è l'evoluzione della personalità e l'accettazione della sanzione ai fini del reinserimento
  • I risultati dell'osservazione scientifica della personalità e le indicazioni dell'equipe trattamentale sono elementi decisivi: un parere negativo o la proposta di prosecuzione del trattamento intramurario giustificano la richiesta di ulteriori accertamenti prima di concedere benefici
  • La gravità del reato è un elemento rilevante nella valutazione prognostica e può giustificare un atteggiamento di "cautela" nell'ammissione a misure alternative
  • È conforme al principio di gradualità richiedere esperienze premiali e ulteriori periodi di osservazione anche in presenza di comportamenti positivi, per verificare l'effettiva appartenenza a valori socialmente condivisi

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