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Ordinanza

Ordinanza n. 1990/2026 - Napoli, Sezione 6

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, del provvedimento della Prefettura di Caserta del 06/05/2026 di revoca del nulla osta al lavoro subordinato stagionale P-CE/L/Q/2023/101194, rilasciato in data 29/04/2023, notificato al domicilio digitale eletto in data 06/05/2026, e di ogni atto presupposto, connesso e consequenziale;

Giustizia amministrativa202604150

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. VIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento prefettizio di revoca del nulla osta al lavoro subordinato stagionale

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la revoca prefettizia del nulla osta al lavoro subordinato stagionale, chiedendone la sospensione cautelare. Ha dedotto profili di eccesso di potere per difetto di istruttoria e violazione dell'art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 286/1998. La vicenda riguardava l'ingresso regolare in Italia con visto per lavoro subordinato ottenuto sulla base del nulla osta, cui non era seguita la stipula del contratto di soggiorno con il datore di lavoro originario, risultato irreperibile. Il ricorrente sosteneva che tale circostanza non gli fosse imputabile e di essersi tempestivamente attivato presso la Prefettura, chiedendo la convocazione delle parti o il rilascio di un titolo per attesa occupazione. Deduceva inoltre di avere successivamente reperito una nuova e stabile occupazione subordinata, documentata dal contratto, dalla comunicazione UniLav e dai cedolini paga, dimostrando un concreto percorso di regolarizzazione e integrazione lavorativa.

La decisione

Il TAR ha accolto la domanda cautelare e sospeso l'efficacia del provvedimento impugnato. Ha ritenuto sussistente il fumus boni iuris, poiché le censure presentavano apprezzabili profili di fondatezza: l'assenza o irreperibilità del datore di lavoro originario appariva non imputabile al ricorrente, che si era attivato diligentemente, mentre l'Amministrazione sembrava essersi limitata a un automatismo procedimentale senza valutare né tale non imputabilità né la nuova occupazione e il percorso di integrazione medio tempore maturato. Il Collegio ha ravvisato una possibile violazione dell'art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 286/1998 e un eccesso di potere per difetto di istruttoria, in quanto sarebbe stata necessaria una valutazione concreta, individualizzata e proporzionata della posizione dello straniero. Ha riconosciuto anche il periculum in mora, poiché la revoca avrebbe impedito il conseguimento del permesso di soggiorno, con perdita del lavoro regolare, possibile ingresso nella condizione di irregolarità e concreto rischio di espulsione, vanificando il percorso di integrazione. Tali pregiudizi sono stati ritenuti gravi, irreparabili e imminenti, nonché sproporzionati rispetto all'interesse pubblico all'immediata esecuzione dell'atto. È stata fissata l'udienza pubblica di merito per il 26 maggio 2027 e sono state integralmente compensate le spese della fase cautelare.

Norme richiamate

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    La disposizione impone una valutazione concreta e individualizzata della posizione dello straniero, considerando le circostanze maturate durante il soggiorno e il principio di proporzionalità; non consente un automatismo fondato sulla sola mancata prosecuzione del rapporto con il datore di lavoro originario.

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la tutela cautelare e costituisce la base processuale per la valutazione congiunta del fumus boni iuris e del periculum in mora.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    Richiamato quale presupposto per l'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi della parte ricorrente.

  • art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, unitamente alla normativa nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • Nel valutare la revoca o il venir meno dei presupposti del nulla osta al lavoro subordinato di uno straniero, l'Amministrazione non può fondarsi su un automatismo derivante dalla mancata stipula del contratto di soggiorno con il datore di lavoro originario, quando tale circostanza non sia imputabile allo straniero.
  • L'Amministrazione deve verificare concretamente se lo straniero si sia diligentemente attivato per regolarizzare la propria posizione e abbia successivamente intrapreso un'effettiva e documentata attività lavorativa, valutando il percorso di integrazione maturato medio tempore.
  • La valutazione della posizione dello straniero ai sensi dell'art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 286/1998 deve essere individualizzata e proporzionata, con considerazione delle circostanze sopravvenute durante il soggiorno regolare.
  • In sede cautelare, il rischio che la revoca del nulla osta impedisca il rilascio del permesso di soggiorno, comporti la perdita di un'occupazione regolare e determini l'irregolarità dello straniero con possibile espulsione integra un pregiudizio grave, irreparabile e imminente, idoneo a fondare il periculum in mora.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaPermesso di soggiornoInvalidità del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiTutela cautelareDifetto di istruttoriaProporzionalità e ragionevolezzaEccesso di potere

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