Cassazione Penale, Sentenza n. 30479/2025 del 09/09/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame che ha confermato il sequestro preventivo funzionale alla confisca ex art. 240-bis c.p., e contestazione della legittimità del sequestro per equivalente nonché della motivazione sul periculum in mora. In particolare si deduceva: (i) vizio di motivazione perché il Tribunale avrebbe ignorato il disinvestimento dei buoni dematerializzati mediante operazione di "rimborso" collegata all'acquisto dell'immobile; (ii) errata applicazione dell'art. 240-bis ultimo comma, sostenendo che la confisca per equivalente non sarebbe ammissibile se la provvista economica è di legittima provenienza e se il bene è intestato a terzi; (iii) illogicità della motivazione sul periculum in mora per mancanza di elementi concreti che giustifichino il rischio di dispersione dei beni.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'ordinanza impugnata fosse sufficientemente motivata, coerente e completa: (i) il Tribunale del Riesame ha correttamente valutato la sproporzione tra patrimonio e redditi del nucleo familiare nel periodo 2013-2022 e ha considerato l'assenza di disinvestimenti successivi rispetto agli acquisti; (ii) ha confermato che la confisca per equivalente ai sensi dell'art. 240-bis ultimo comma è compatibile anche quando i beni sottoposti a sequestro abbiano provvista formalmente lecita, poiché la norma mira ad impedire elusioni della confisca; (iii) ha escluso la legittimazione del ricorrente a impugnare il bene intestato alla madre per carenza di interesse; (iv) ha ritenuto adeguata e circostanziata la motivazione sul periculum in mora, fondata su insufficienza di altri beni e sul profilo criminologico dell'indagato. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a versare € 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
"nei casi previsti dal primo comma, quando non è possibile procedere alla confisca del denaro, dei beni e delle altre utilità di cui allo stesso comma, il giudice ordina la confisca di altre somme di denaro, di beni e altre utilità di legittima provenienza per un valore equivalente, delle quali il reo ha la disponibilità, anche per interposta persona"
Consente la confisca per equivalente per impedire elusioni della misura ablativa; la legittima provenienza dei beni alternativi non è di per sé ostativa alla confisca per equivalente, purché sussista sproporzione e manchi una giustificazione credibile dell'origine dei cespiti.
art. 606 co. 1 lett. b) ed e) cod. proc. pen.
Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge e vizio della motivazione). La Corte ricorda la distinzione tra violazione di legge e la mancanza/manifesta illogicità della motivazione, quest'ultima valutabile tramite il motivo specifico di cui alla lett. e).
art. 325 co. 1 cod. proc. pen.
Consente il ricorso per cassazione avverso ordinanze rese in materia cautelare per violazione di legge; la Corte precisa i limiti entro cui è esperibile tale rimedio in relazione ai vizi dedotti.
Prevede l'onere a carico del ricorrente di versare somme alla Cassa delle Ammende in caso di ricorso dichiarato inammissibile o infondato quando vi sia colpa nella proposizione del gravame; applicata qui per la determinazione dell'importo di € 3.000,00.
Massime di principio
- La confisca "per equivalente" ex art. 240-bis può colpire beni di legittima provenienza se serve ad evitare che il reo eluda la confisca dei cespiti di origine illecita; non è necessario che i beni alternativi abbiano origine illecita.
- Per accertare la "sproporzione" rileva il raffronto tra valore del singolo bene al momento dell'acquisto e redditi/dichiarazioni fiscali del soggetto (o del nucleo familiare) nel periodo rilevante; la valutazione deve rispettare il criterio di "ragionevolezza temporale".
- Il ricorrente non può impugnare efficacemente il sequestro di beni intestati a terzi senza dimostrare un interesse concreto e attuale (relazione che giustifichi la richiesta di restituzione); la semplice contestazione formale dell'intestazione non è sufficiente.
- Sul periculum in mora il giudice può basare la prognosi di rischio sulla combinazione di insufficienza di altri beni liberamente pignorabili e sul profilo di pericolosità criminale dell'indagato; la motivazione deve essere concisa ma circostanziata.
- La difesa ha l'onere di fornire prove concrete (es. documentazione di disinvestimento, tracciabilità dei flussi) per contrastare l'accertamento della sproporzione patrimoniale; mere affermazioni prive di riscontri documentali difficilmente sanzionano il sequestro.
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