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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28803/2026 del 29/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il condannato ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Roma, quale giudice dell'esecuzione, che aveva rigettato l'istanza di applicazione della disciplina del reato continuato tra tre giudicati definitivi: una condanna per evasione, una per omicidio aggravato e detenzione e porto d'arma, e una per reati associativi e altri delitti commessi in un arco temporale precedente. Il ricorso deduceva violazione di legge e vizio di motivazione ex artt. 671 c.p.p. e 81 c.p., sostenendo che il giudice dell'esecuzione avesse escluso la continuazione con motivazione assertiva, fondandosi solo sulla distanza temporale e sull'eterogeneità dei reati, senza confrontarsi con le deduzioni difensive che invocavano un unico disegno criminoso ricavabile dal contesto associativo, dalla presenza di coimputati comuni, dalla territorialità dei fatti e dalla natura di alcuni reati-fine. In memoria si insisteva sull'errore di valorizzare in modo decisivo il dato diacronico e sulla necessità di considerare indicatori concreti della previa programmazione unitaria.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'ordinanza impugnata fosse sorretta da motivazione non apparente né manifestamente illogica, avendo valorizzato la distanza temporale tra i fatti, la disomogeneità dei titoli di reato, la diversa struttura e offensività delle condotte e l'assenza di dati concreti che consentissero di inferire che l'evasione del 2011 e soprattutto l'omicidio del 2014 fossero stati preventivamente programmati insieme ai fatti associativi e ai reati-fine anteriori. Le censure sono state giudicate generiche e, in sostanza, volte a sollecitare una nuova valutazione del merito, preclusa in sede di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Norma invocata per chiedere in executivis l'applicazione della disciplina del reato continuato tra più sentenze irrevocabili.

  • art. 81 c.p.

    La continuazione richiede una preventiva deliberazione unitaria: non basta il rapporto funzionale tra reati-fine e associazione, né l'appartenenza al medesimo contesto criminale.

  • art. 616 c.p.p.

    Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna alle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel giudizio di esecuzione per l'applicazione della continuazione, l'unicità del disegno criminoso richiede la prova di una previa ideazione unitaria dei diversi reati, desumibile da indici esterni concreti e specifici.
  • La mera contiguità temporale o spaziale, la mera eterogeneità dei reati in senso generico, o la semplice appartenenza a un medesimo contesto associativo non bastano a dimostrare la continuazione.
  • Non esiste automatismo tra partecipazione a un sodalizio criminoso e continuazione con i reati-fine: occorre verificare caso per caso se i singoli delitti fossero stati programmati sin dall'origine, almeno nelle linee essenziali.
  • Quando il provvedimento del giudice dell'esecuzione espone una motivazione coerente e non apparente sull'assenza del medesimo disegno criminoso, in cassazione non è consentito ottenere una nuova valutazione del compendio fattuale sotto la veste del vizio di legge.
  • Il ricorso è inammissibile se si limita a riproporre gli stessi indici già valutati dal giudice di merito senza confrontarsi specificamente con la ratio decidendi dell'ordinanza impugnata.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRiti alternativi
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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