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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9843/2023 del 08/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere. L'indagato articolava tre motivi: a) nullità dell'ordinanza per mancata autonoma valutazione delle esigenze cautelari da parte del Tribunale; b) vizio nel giudizio di gravità indiziaria; c) errata valutazione delle esigenze cautelari e della possibilità di misure meno afflittive. I reati contestati riguardavano il traffico di stupefacenti (art. 73 e art. 74 D.P.R. 309/1990) e un'associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p., con riferimento all'aggravante), con l'attribuzione all'indagato di attività di sostegno logistico e partecipazione a transazioni illecite.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse fornito una motivazione puntuale: ricostruzione dei fatti, richiamo alla valutazione sulle esigenze cautelari svolta dal GIP, indicazione degli elementi a fondamento della gravità indiziaria e delle ragioni per cui non erano idonee misure meno afflittive. Inoltre è stato osservato che il ricorrente non si è confrontato specificamente con la motivazione impugnata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare la somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. La cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Per impugnare con successo un'ordinanza cautelare è necessario confrontarsi punto per punto con la motivazione della decisione impugnata: censure generiche o non specificamente riferite alla motivazione risultano inefficaci e possono determinare l'inammissibilità del ricorso.
  • Quando il giudice di merito (GIP o Tribunale) fornisce una motivazione articolata che documenta elementi concreti a fondamento della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari, la Corte di legittimità è portata a dichiarare inammissibile il ricorso se il ricorrente non dimostra errori di diritto o illogicità manifeste.
  • La presenza di reati gravi o aggravanti (es. traffico di stupefacenti, associazione di tipo mafioso) incide sulla valutazione delle esigenze cautelari e può giustificare misure più afflittive laddove si ritenga insufficiente l'efficacia di misure meno gravi.
  • Il rischio di condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende aumenta in caso di ricorsi dichiarati inammissibili: è dunque importante valutare la fondatezza e la specificità dei motivi prima di proporre impugnazione in Cassazione.
  • In sede di impugnazione è utile dimostrare in modo preciso in cosa la motivazione sia carente (errori di fatto, omissioni logiche o violazioni di legge) e allegare, se possibile, elementi nuovi o quesiti di diritto chiari che giustifichino la verifica da parte della Corte di legittimità.

Testo integrale

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