Cassazione Penale, Sentenza n. 9839/2023 del 08/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Imparato impugna la condanna in appello (reato ritenuto: art. 319-quater c.p.) con tre motivi principali: 1) vizio di motivazione e travisamento della prova in relazione alla condotta attribuita all'imputato: sostiene che la sospensione della procedura esecutiva fu adottata dal direttore dell'Agenzia delle Entrate e non dall'Imparato, che quindi non avrebbe esercitato l'influenza contestata; 2) violazione di norme processuali e insufficienza di riscontri alle dichiarazioni rese ai sensi dell'art. 197-bis c.p.p. dal consulente fiscale della CROS, il quale aveva patteggiato; 3) illegittimità del rigetto della richiesta di diversa qualificazione del fatto (ad esempio art. 346 c.p. o altre fattispecie), posto che molte attività contestate non rientravano nelle specifiche competenze dell'Imparato e l'iniziativa per la richiesta di denaro sarebbe stata autonoma dei rappresentanti della CROS.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha confermato che i fatti materiali (fra cui la promessa di 100.000 euro e la consegna di 15.000 euro) risultano provati e che la versione difensiva è implausibile, ma ha rilevato dubbi sulla corretta qualificazione giuridica dei fatti operata dai giudici di merito. In particolare la Corte ha ritenuto possibile una diversa qualificazione nella fattispecie di cui all'art. 318 c.p. (corruzione per l'esercizio della funzione) anziché quella applicata (induzione indebita), dovendosi valutare se sussistesse una condotta prevaricatrice tale da integrare l'induzione. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e il procedimento è stato rinviato ad altra sezione della Corte di appello di Roma per nuovo giudizio e verifica della eventuale riqualificazione. Non si è pronunciata una pronuncia di proscioglimento definitivo; il procedimento torna in merito per nuova valutazione.
Norme richiamate
art. 319 cod. pen.
citato come corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio
Richiamato nella ricostruzione iniziale della fattispecie storica; la norma è stata citata per distinguere diverse forme di corruzione rispetto all'induzione indebita
art. 319-quater cod. pen.
utilizzata nella qualificazione di primo e secondo grado
La sentenza d'appello ha qualificato il fatto come induzione indebita ai sensi di questa norma; la Cassazione ha ritenuto i fatti provati ma ha dubitato della correttezza della qualificazione giuridica operata
art. 318 cod. pen.
citato come possibile riqualificazione
La Corte ha indicato la possibilità che i fatti costituiscano corruzione per l'esercizio della funzione, più favorevole per l'imputato ratione temporis, e ha rinviato la valutazione della sussistenza o meno degli elementi distintivi rispetto all'induzione
art. 346 c.p.
menzionato come possibile diversa qualificazione prospettata dalla difesa
La difesa ha proposto la valutazione di questa fattispecie, ma la Corte ha osservato che, dopo la modifica normativa intervenuta con la legge n. 3 del 2019, la rilevanza pratica di tale ricostruzione è attenuata
art. 346-bis c.p. (e legge n. 3 del 2019)
richiamata rispetto alla modifica normativa
La Corte segnala che la giurisprudenza prevalente ha ridotto la rilevanza dell'art. 346 rispetto alla disciplina aggiornata dalla legge n. 3/2019, influenzando la valutazione sulla proposta di riqualificazione
art. 197-bis c.p.p.
richiamato in relazione alle dichiarazioni del consulente fiscale
La difesa aveva contestato l'uso e la mancanza di riscontri alle dichiarazioni rese ai sensi di questa norma; la Corte tuttavia ha ritenuto che, complessivamente, i fatti materiali risultassero adeguatamente provati
art. 61 n. 9 cod. pen.
citato nella giurisprudenza comparata sul millantato credito
Richiamato solo per distinguere la diversa fattispecie aggravata (millantato credito aggravato) da quelle in esame; la Corte ritiene non applicabile qui tale figura
Massime di principio
- La Cassazione può annullare una condanna non perché i fatti non siano provati, ma perché la loro qualificazione giuridica è incerta o errata: la discrepanza tra fatto accertato e qualifica giuridica richiede rinvio al merito per nuova valutazione.
- La differenza tra induzione indebita e corruzione per l'esercizio della funzione dipende dall'esistenza di una condotta prevaricatrice del pubblico ufficiale che imponga o soggioghi psicologicamente il privato; se manca prova della prevaricazione, la fattispecie potrebbe essere riqualificata a corruzione.
- Il fatto che un atto formale sia adottato da un altro soggetto competente (es. il direttore) non esclude l'eventuale responsabilità del funzionario che ha istruito, consigliato o influenzato l'adozione dell'atto: le attività preparatorie e l'uso della posizione possono integrare il reato, ma la valutazione è di fatto e deve essere adeguatamente motivata.
- Dichiarazioni rese ai sensi dell'art. 197-bis c.p.p. (partner di patteggiamento) richiedono riscontri e valutazione critica; la loro mancanza non impedisce automaticamente la condanna se vi sono altre prove robuste (es. documentali, traffico di denaro comprovato).
- Quando la riqualificazione prospettata è più favorevole all'imputato ratione temporis, la Corte di legittimità è incline a disporre il rinvio per consentire al giudice del merito di riconsiderare la qualificazione e l'entità della pena.
- La credibilità delle giustificazioni offerte dall'imputato su elementi materiali molto documentati (es. ricezione di denaro comprovata per tabulas) è determinante: spiegazioni implausibili indeboliscono la difesa e consolidano l'accertamento dei fatti materiali.
- Le ipotesi di millantato credito o traffico di influenze richiedono elementi specifici (es. rappresentazione di essere intermediario o promettere l'intervento di altri pubblici ufficiali); se l'agente agisce direttamente usando la propria funzione, è più probabile la qualificazione come corruzione o induzione, a seconda della condotta concreta.
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