Cassazione Penale, Sentenza n. 13714/2023 del 31/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza d'appello del 08/10/2021: Celentano deduceva violazione di legge e vizio di motivazione nella determinazione della pena (art. 133 c.p.), lamentando che la pena fosse vicino al minimo nonostante elementi favorevoli; Borriello censurava la carenza e contraddittorietà della motivazione nel rifiuto della prevalenza delle circostanze attenuanti sulle aggravanti e nella mancata riduzione della pena, nonché l'aumento per continuazione; Bali deduceva carenze di motivazione e prova circa la sua identificazione e il contributo alla estorsione, contestava la qualificazione del fatto come consumato (anziché tentato) e la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso (art. 416-bis).
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Celentano e Borriello perché manifestamente infondati e ha rigettato il ricorso di Bali come infondato. Ha confermato il giudizio di responsabilità per tutti gli imputati in relazione a reati di estorsione (tentata e consumata) con aggravante del metodo mafioso, ha ritenuto congrua la motivazione del giudice di merito sia sulla pena sia sulla prova e sull'identificazione degli imputati. Per effetto, Celentano e Borriello sono stati condannati al pagamento delle spese e al versamento di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende; Bali è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Il giudizio di determinazione della pena è esercizio di valutazione del giudice di merito; è sindacabile in Cassazione solo se manca congrua motivazione o vi sia arbitrio. È sufficiente che il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti sia coerentemente e logicamente motivato anche rispetto ad alcuni parametri indicati dalla norma
art. 416-bis cod. pen. (comma 1)
L'aggravante del "metodo mafioso" può essere riconosciuta quando emergono elementi indicativi della capacità intimidatoria collegata a una struttura di tipo mafioso (richiami al clan, modalità intimidatorie, organizzazione dell'azione). La Corte ha ritenuto che nel caso concreto esistessero indizi e comportamenti idonei a configurare tale aggravante
Consente la condanna alla Cassa delle ammende per ricorsi manifestamente infondati e colposi nella loro determinazione; la Corte ha applicato tale misura considerando i profili di colpa degli appellanti le cui impugnazioni sono state dichiarate inammissibili
Massime di principio
- Il sindacato della Corte di Cassazione sulla determinazione della pena è limitato: se il giudice di merito motiva in modo logico e coerente il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti (anche richiamando alcuni parametri dell'art. 133 c.p.), la decisione difficilmente sarà annullabile in cassazione
- Le censure sulla identificazione di un imputato e sul contributo a un reato collettivo richiedono una puntuale dimostrazione di contraddizioni decisive o di assenza di convergenza probatoria; la pluralità di dichiarazioni convergenti e riconoscimenti fotografici possono sostenere la condanna
- Per ritenere l'estorsione consumata occorre che si sia realizzato l'effetto costrittivo sulle vittime; se è provato che dopo le intimidazioni le vittime hanno acconsentito e concordato atti formali, la configurazione come consumata è giustificata; in mancanza, può prospettarsi il tentativo
- L'aggravante del "metodo mafioso" richiede elementi concreti che attestino la capacità intimidatoria e il richiamo a una struttura criminale: riferimenti generici non sono sufficienti, ma frasi, modalità organizzative e riferimenti ripetuti al clan possono essere valutati come indicativi
- La presentazione di ricorsi manifestamente infondati può comportare sanzioni economiche (spese processuali e somme alla Cassa delle ammende) quando emerga colpa nella determinazione del motivo di impugnazione
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