Sentenza n. 1196/2026 - Napoli, Sezione 7
per l'annullamento a) dell'ordinanza n.-OMISSIS-del-OMISSIS-, prot n. -OMISSIS- del-OMISSIS-, notificata in data 12.09.2022, con la quale il Responsabile del VII Settore del Comune di Sant'Antimo ha ordinato alla ricorrente la demolizione delle opere edilizie insistenti (serre solari) sui balconi al piano primo e secondo dell'edificio ubicato alla via -OMISSIS--OMISSIS-; b) di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza di demolizione delle serre solari installate sui balconi dell’edificio di proprietà della ricorrente
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato l’ordinanza comunale di demolizione delle serre solari realizzate sui balconi del primo e del secondo piano, deducendo i medesimi profili di illegittimità già fatti valere nel giudizio relativo ai titoli edilizi rilasciati per l’immobile. L’ordinanza era stata adottata in esecuzione di una precedente sentenza del TAR che aveva annullato, limitatamente alle serre solari, il permesso di costruire rilasciato alla ricorrente. La ricorrente ha inoltre rappresentato di avere appellato tale sentenza.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. La precedente sentenza del TAR era stata impugnata, ma il Consiglio di Stato, a seguito di una transazione tra i privati e della rinuncia del controinteressato al ricorso di primo grado e agli effetti della sentenza, ha annullato senza rinvio la sentenza di primo grado e dichiarato improcedibili gli appelli. Venuta meno la pronuncia che costituiva il presupposto dell’ordinanza di demolizione, quest’ultima è divenuta inefficace. Di conseguenza, non residuava un interesse attuale della ricorrente alla decisione di merito sull’impugnazione dell’ordinanza. Il TAR ha richiamato il principio secondo cui il rapporto processuale conserva la propria unitarietà nei diversi gradi e la sopravvenuta carenza o estinzione dell’interesse incide anche sull’impugnazione originaria, nonché il principio per cui la riforma o caducazione della sentenza produce effetti sugli atti e provvedimenti dipendenti. Le spese sono state compensate.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
sopravvenuta carenza d’interesse
Consente di definire il giudizio dichiarando l’improcedibilità quando, per fatti sopravvenuti, viene meno l’interesse attuale alla decisione.
Richiamato insieme alle disposizioni sull’improcedibilità e sull’estinzione nel quadro dell’unitarietà del rapporto processuale tra i diversi gradi di giudizio.
Richiamato quale fondamento processuale degli effetti della sopravvenuta carenza o estinzione dell’interesse anche sull’impugnazione originaria.
Applicato quale principio generale: la caducazione della sentenza produce effetti sui provvedimenti e sugli atti dipendenti dalla pronuncia caducata.
Massime di principio
- Quando viene caducata la sentenza che costituisce il presupposto di un provvedimento amministrativo, il provvedimento dipendente diviene inefficace; l’impugnazione proposta contro quest’ultimo deve essere dichiarata improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, se non residua un’autonoma ragione di decisione.
- Nel processo amministrativo il rapporto processuale conserva la propria unitarietà nei diversi gradi: la sopravvenuta carenza o estinzione dell’interesse alla decisione sul ricorso originario può determinare l’improcedibilità anche dell’impugnazione pendente davanti al giudice di primo grado, indipendentemente da chi l’abbia proposta.
- La riforma o l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata travolge gli effetti dei provvedimenti amministrativi adottati in sua esecuzione o comunque da essa dipendenti, facendo venir meno l’interesse attuale alla loro impugnazione quando non sussistano ulteriori profili autonomi.
Come è indicizzato
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