Cassazione Penale, Sentenza n. 23252/2023 del 26/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente è stato condannato in primo e secondo grado per peculato d'uso (uso indebito dell'auto di servizio della Polizia Municipale per partecipare a tre manifestazioni fuori dal territorio comunale) e per falso ideologico (omissioni in una relazione di servizio relativa a una delle manifestazioni). In cassazione, ha dedotto: (i) errata applicazione dell'art. 314 c.p. sostenendo che, per regolamenti e leggi regionali/statali, l'organo tecnico (Comandante/resp. servizio) e non l'organo politico doveva autorizzare le missioni; ha inoltre invocato il silenzio-assenso, l'occasionalità della condotta e le funzioni connesse alla Categoria D del CCNL; (ii) insussistenza del reato di falso ideologico perché l'omissione sarebbe stata una mera incompletezza informativa e non un atto pubblico rilevante; (iii) carenza di motivazione e vizio processuale per mutamento di un componente del collegio senza applicazione dell'art. 525 c.p.p.; (iv) omessa valutazione dell'applicabilità dell'art. 131-bis c.p. per inesistenza di danno per l'ente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ne ha disposto il rigetto. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte di appello che ha confermato la condanna per peculato d'uso e falso ideologico: il regolamento comunale legittimamente aveva devoluto all'assessore delegato il potere di autorizzare le missioni esterne, e il comportamento del ricorrente (aver chiesto autorizzazione all'assessore e tuttavia proceduto) dimostrava il dolo. Quanto al falso, la Corte ha richiamato la giurisprudenza che considera integrativo del reato la parziale rappresentazione dei fatti in una relazione di servizio, quando l'omissione altera l'economia dell'atto pubblico. Il motivo relativo al mutamento del collegio è stato ritenuto improponibile perché non dedotto in appello; la richiesta di applicazione dell'art. 131-bis è stata giudicata generica e inadeguata. Il ricorrente è stato anche condannato al pagamento delle spese e a versare alla cassa delle ammende una somma quantificata equitativamente in euro tremila.
Norme richiamate
art. 314 cod. pen. (peculato d'uso)
L'utilizzo indebito di beni mobili dell'ente pubblico per fini non autorizzati integra il reato di peculato d'uso; il dolo è desumibile anche dalla consapevolezza della necessità di autorizzazione e dall'aver agito nonostante la stessa non fosse stata ottenuta
art. 479 cod. pen. (falso ideologico)
La redazione di una relazione di servizio con omissioni rilevanti rispetto alla verità considera l'atto pubblico falsificato; è sufficiente il dolo generico e non è richiesto l'animus nocendi
Norma menzionata in relazione alla connessa disciplina sanzionatoria e alle circostanze del reato, come richiamata dalla sentenza
Regolamento del Servizio di Polizia Municipale del Comune di Francavilla Marittima, art. 29, comma 4
Il regolamento locale ha legittimamente attribuito all'assessore delegato il potere di autorizzare le missioni esterne di rappresentanza; la Corte ha ritenuto valida tale delega e conforme alla legge quadro
Legge quadro n. 65 del 7 marzo 1986
Stabilisce l'obbligo per i Comuni di disciplinare il servizio di polizia locale tramite regolamento e definisce criteri organizzativi (istituzione del corpo se almeno 7 addetti, regolamentazione delle missioni, compiti del comandante ecc.), supportando la legittimità delle disposizioni regolamentari comunali
Legge regionale Calabria n. 58 del 30 novembre 1987, art. 6, commi 1 e 2
Citata dal ricorrente per sostenere l'autonomia tecnica e l'incompatibilità dell'intervento politico; la Corte ha ritenuto che tale autonomia non escluda la legittima previsione regolamentare di attribuire poteri autorizzativi all'assessore delegato
CCNL Enti Locali (Categoria D)
Rilevato dal ricorrente per qualificare le funzioni e il grado di responsabilità dell'imputato; la Corte ha considerato la qualifica e l'organizzazione locale ma ha ritenuto comunque integrato il dolo e la responsabilità per l'uso non autorizzato
Legge 29 marzo 1983 n. 93 e legge 30 marzo 2001 n. 165
Richiamate come principi generali sullo stato giuridico del personale e l'organizzazione della pubblica amministrazione a cui devono conformarsi i regolamenti comunali
art. 525, comma 2 cod. proc. pen.
Norma processuale citata dal ricorrente in ordine alla composizione del collegio; la Corte ha ritenuto il motivo improponibile perché non dedotto in appello
art. 131-bis cod. pen. (estinzione del reato mediante riparazione del danno)
Non può essere automaticamente invocata sulla base della mera assenza di danno; l'applicazione richiede i presupposti e una specifica deduzione difensiva, cosa che qui è risultata generica e insufficiente
Massime di principio
- L'uso di mezzi o beni pubblici per finalità non autorizzate può integrare peculato d'uso anche se non proviene un danno patrimoniale evidente; è determinante la mancanza di autorizzazione e la consapevolezza dell'obbligo di ottenerla
- I regolamenti comunali, nel rispetto della legge quadro, possono legittimamente prevedere che l'autorizzazione alle missioni sia conferita a figure politiche delegate; in caso di controversia occorre verificare il contenuto del regolamento locale
- La redazione di relazioni di servizio costituisce atto pubblico: omissioni o rappresentazioni parziali, se rilevanti per la correttezza dell'atto, possono integrare il falso ideologico anche senza intento diretto di nuocere
- Eccezioni processuali relative alla composizione del collegio devono essere tempestivamente dedotte nei termini previsti; non possono essere sollevate per la prima volta in Cassazione se non già affrontate in appello
- L'art. 131-bis c.p. non è applicabile automaticamente in assenza di danno; la sua invocazione richiede la sussistenza degli specifici presupposti e una deduzione motivata
- In contestazioni disciplinari o penali connesse all'uso di mezzi di servizio, la prova di avere richiesto o percepito la necessità di autorizzazione può essere utilizzata per dimostrare il dolo e non soltanto la mera occasionalità della condotta
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