Cassazione Penale, Sentenza n. 23081/2023 del 26/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione con unico motivo: violazione di legge e insufficienza, contraddittorietà e illogicità della motivazione del Tribunale di Sorveglianza in ordine alla sussistenza dei presupposti per la proroga del regime 41-bis, contestazione dell'attualità della pericolosità sociale e della capacità di mantenere collegamenti con la consorteria; dedotta dissociazione del ricorrente, il lungo periodo di detenzione (oltre 24 anni), l'assenza di diretto coinvolgimento in recenti operazioni di polizia e l'irrituale valorizzazione di missive/colloqui censurati nonché la buona condotta carceraria
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha richiamato i principi di diritto sul regime 41-bis e sul controllo giurisdizionale delle proroghe, confermando che il giudice deve formulare un apprezzamento prognostico sulla "capacità" del detenuto di mantenere collegamenti con l'organizzazione. Ha ritenuto adeguata e non illogica la motivazione del Tribunale di Sorveglianza che ha valorizzato il ruolo dirigente del ricorrente nel clan Lo Russo, la persistente operatività del contesto criminale (anche tramite acquisizioni investigative fino al 2020/2021), l'assenza di prove concrete di dissociazione e segnali indicativi di rapporti mantenuti durante la detenzione; per tali ragioni la proroga è stata legittimata e il ricorso è stato respinto
Norme richiamate
art. 41-bis Ordinamento penitenziario (L. n. 354/1975)
Regime detentivo differenziato volto a impedire che detenuti appartenenti ad organizzazioni criminali mantengano collegamenti con l'esterno; per la sua applicazione e per la proroga occorre una valutazione prognostica della "capacità" di mantenere tali collegamenti, desunta da elementi come profilo criminale, ruolo nell'associazione, operatività dell'organizzazione, nuove incriminazioni, esiti del trattamento penitenziario e condizioni familiari
art. 14-ter Ordinamento penitenziario
Strumento di reclamo dinanzi al Tribunale di Sorveglianza contro i provvedimenti 41-bis; il giudice esercita un sindacato di merito volto a verificare la sussistenza dei presupposti normativi e la congruità della motivazione, ponderando l'intero materiale probatorio
art. 24 Costituzione
Principio secondo cui il reclamo relativo a provvedimenti che incidono su diritti soggettivi è deciso dal giudice ordinario (giudice dei diritti), con possibilità di controllo non solo sulla legittimità formale ma anche sul contenuto nei limiti costituzionali
Legge n. 279/2002 e Legge n. 94/2009 (modifiche all'art. 41-bis)
Modifiche legislative che hanno inciso sulla disciplina del 41-bis e sul regime delle proroghe; la giurisprudenza ha precisato che la verifica giudiziale delle proroghe mantiene rilievo e non determina inversione dell'onere della prova a carico del detenuto
Giurisprudenza costituzionale e di legittimità (es. Corte Cost. n. 376/1997, n. 190/2010, sentenze di Cassazione richiamate)
Principi consolidati richiamati dalla Corte: 1) il 41-bis mira a impedire collegamenti esterni; 2) la proroga richiede motivazione adeguata sugli elementi che dimostrano la persistenza della capacità di collegamento; 3) il sindacato del giudice è sostanziale e prognostico, non meramente formale
Massime di principio
- La decisione sulla proroga del 41-bis si fonda su una valutazione prognostica della "capacità" del detenuto di mantenere contatti con l'organizzazione: non è necessaria certezza probatoria, ma elementi concreti e specifici a fondamento della previsione
- I fattori rilevanti sono il profilo criminale, il ruolo rivestito nell'associazione, la perdurante operatività dell'organizzazione nel territorio, eventuali nuove incriminazioni, gli esiti del trattamento carcerario e le condizioni/rapporti familiari
- Il decorso del tempo e la sola buona condotta carceraria non escludono automaticamente la capacità di mantenere collegamenti; per escluderla occorrono elementi concreti di dissociazione (espressa rinuncia, collaborazioni significative, atti positivi e verificabili di allontanamento dall'organizzazione)
- Il giudice del reclamo deve valutare complessivamente le prove fornite dall'amministrazione e quelle addotte dal reclamante: la motivazione deve essere coerente, completa e logica; la mera genericità delle deduzioni difensive non è sufficiente a ribaltare la prognosi
- Non si opera inversione dell'onere della prova: l'amministrazione deve indicare specifici elementi a sostegno della proroga; il detenuto può confutare con prove o allegazioni concretamente documentate
- Aggiornamenti investigativi e provvedimenti cautelari successivi all'applicazione originaria del 41-bis possono essere valorizzati per dimostrare la persistenza dell'operatività dell'organizzazione e la capacità di collegamento
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