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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23080/2023 del 26/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della proroga del regime differenziato ex art. 41-bis: Graviano deduceva violazione di legge e motivazione insufficiente, contraddittoria e illogica. Contestava la valutazione del proprio ruolo all'interno di Cosa nostra (sosteneva di essere un "uomo d'onore" e non capo/commissario del mandamento), la mancanza di prove di collegamenti attuali con il clan (sostenendo che il mandamento Brancaccio fosse stato soppiantato dal clan Ciaculli) e poneva rilievo sulla sua dissociazione e sul percorso rieducativo (laurea, relazione degli educatori) come elementi favorevoli all'eliminazione della pericolosita e quindi all'esclusione della proroga.

La decisione

Rigetto del ricorso per cassazione. La Corte ha ritenuto fondata la motivazione del Tribunale di sorveglianza che aveva valutato: il ruolo di vertice storico di Graviano nel mandamento di Brancaccio e la partecipazione a reati strategici di gravità (es. stragi), la perdurante vitalità e operatività del gruppo mafioso nel territorio, e l'assenza di elementi concreti di reale dissociazione (le affermazioni verbali non accompagnate da comportamenti che dimostrino il distacco). La Corte ha richiamato i principi di diritto: il regime 41-bis mira a prevenire i collegamenti esterni dei detenuti con l'organizzazione; la verifica della sussistenza della capacita di mantenere collegamenti e del pericolo è prognostica e si fonda su elementi come il profilo criminale, il ruolo nell'associazione, la perdurante operatività dell'organizzazione, eventuali nuove incriminazioni, esiti del trattamento penitenziario e tenore di vita dei familiari. Ha inoltre precisato l'ambito del controllo giudiziale sul provvedimento ministeriale (ampio sindacato di merito sulla sussistenza dei presupposti, mentre in Cassazione controllo limitato ai vizi di legge e alla carenza motivazionale).

Norme richiamate

  • art. 41-bis Ordinamento Penitenziario (L. n. 354/1975)

    capacità di mantenere quei collegamenti con un'associazione criminale, terroristica o eversiva

    Il regime differenziato mira a impedire che detenuti appartenenti ad organizzazioni criminali mantengano collegamenti esterni; per la proroga si valuta la "capacità" di mantenere tali collegamenti in chiave prognostica, sulla base di parametri (profilo criminale, ruolo nell'associazione, perdurante operatività del gruppo, esiti del trattamento, tenore di vita dei familiari)

  • art. 14-ter Ordinamento Penitenziario (reclamo al Tribunale di Sorveglianza)

    Strumento rimediale mediante il quale il detenuto reclama i provvedimenti applicativi o di proroga del 41-bis; il Tribunale di Sorveglianza esercita un sindacato sostanziale sulla sussistenza dei presupposti e sulla congruità della motivazione

  • Costituzione italiana (richiamo agli artt. 13, 24 e 113 nei principi applicati)

    Il controllo giudiziale sui provvedimenti che incidono sulla posizione giuridica del detenuto è necessario per la tutela dei diritti fondamentali; le misure restrittive non devono vanificare la finalità rieducativa e devono rispettare il principio di umanità

  • Corte Costituzionale, sent. n. 376/1997 e successive pronunce (es. n. 186/2018, n. 97/2020, n. 417/2004)

    Giurisprudenza costituzionale che chiarisce la funzione preventiva del 41-bis, l'ampiezza del sindacato giudiziario sulle misure 41-bis e l'esigenza di motivazione adeguata per proroghe e applicazioni

  • Modifiche legislative: legge n. 279/2002 e legge n. 94/2009

    Rilevanza normativa nelle modalita di valutazione delle proroghe e nel quadro processuale e giurisdizionale, con la giurisprudenza che ha escluso inversione dell'onere della prova a carico del detenuto

Massime di principio

  • La proroga del 41-bis si fonda su un giudizio prognostico: non è richiesta certezza di collegamenti attuali, ma elementi sufficienti a ritenere la capacita del detenuto di mantenere o ripristinare collegamenti con l'organizzazione.
  • Per dimostrare la perdita della pericolosita e ottenere la revoca/proroga negativa del 41-bis il ricorrente deve fornire elementi concreti e documentati (comportamenti, rapporti familiari, esiti del trattamento, prove processuali recenti) che contrastino in modo credibile le risultanze ritenute dall'amministrazione.
  • La mera affermazione verbale di dissociazione o il solo percorso formativo/rieducativo (es. titoli di studio) possono essere rilevanti, ma non sono automaticamente conclusivi: vanno valutati nel quadro complessivo dei fatti e delle evidenze.
  • Il Tribunale di Sorveglianza esercita un controllo di merito sulla sussistenza dei presupposti per l'adozione o la proroga del 41-bis, valutando l'intero materiale probatorio; la Corte di Cassazione è invece limitata a controlli di legge e a eventuali carenze motivazionali manifeste.
  • Il semplice decorso del tempo in carcere non esclude, di per sé, la capacita di mantenere collegamenti con l'organizzazione; occorre valutare fattori specifici quali ruolo pregresso, operatività del clan e prove investigative recenti.

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