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Cassazione Penale, Ordinanza n. 09725/2026 del 13/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna emessa in primo grado, rideterminando la pena dopo il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Il ricorso era fondato su un unico motivo: si deduceva l'erronea applicazione della legge penale con riferimento alla misura di sicurezza personale dell'espulsione dal territorio dello Stato ex art. 235 c.p., assumendo che la Corte territoriale non avesse compiuto una valutazione concreta e specifica della pericolosità sociale, limitandosi a richiamare la gravità del reato e profili fattuali e comportamentali. Si sosteneva inoltre che dovessero essere valorizzati elementi favorevoli quali l'incensuratezza, il ruolo marginale nel contesto criminale, l'occasionalità della condotta e il suo movente.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che le doglianze investivano il trattamento sanzionatorio e riproducevano censure già esaminate e correttamente disattese dai giudici di merito. Ha inoltre osservato che il giudizio prognostico sulla pericolosità sociale costituisce valutazione discrezionale riservata al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, purché sorretto da criteri coerenti con l'art. 133 c.p. Nel caso concreto la Corte territoriale aveva motivato richiamando non solo le modalità del fatto, ma anche i contatti con ambienti del narcotraffico e l'assenza di punti di riferimento sul territorio nazionale, elementi ritenuti ostativi a una prognosi favorevole. Alla declaratoria di inammissibilità è seguita la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, non risultando assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 235 c.p.

    disciplina la misura di sicurezza personale dell'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato, la cui applicazione presuppone una valutazione della pericolosità sociale del condannato.

  • art. 133 c.p.

    la pericolosità sociale deve essere valutata alla luce dei criteri indicati per la commisurazione della pena, inclusa la gravità del fatto di reato.

  • art. 616 c.p.p.

    alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna alle spese processuali e, salvo assenza di colpa nella causa di inammissibilità, al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La valutazione della pericolosità sociale ai fini dell'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero è rimessa al giudice di merito ed è insindacabile in cassazione quando sia sorretta da motivazione congrua e ancorata ai criteri dell'art. 133 c.p.
  • Ai fini del giudizio sulla pericolosità sociale possono essere valorizzati, oltre alle modalità del fatto, anche elementi relativi ai collegamenti del soggetto con ambienti criminali e alla mancanza di radicamento o di punti di riferimento sul territorio nazionale.
  • In sede di legittimità non sono scrutinabili censure che si risolvano nella riproposizione di questioni già esaminate e disattese dai giudici di merito, specie quando riguardino il trattamento sanzionatorio o apprezzamenti discrezionali del giudice.
  • Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, salvo assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento della somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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