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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30259/2024 del 23/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza del 22/03/2023 che aveva rideterminato la pena complessiva per continuazione comprendente il reato di associazione mafiosa (art. 416-bis) e reati collegati. Due motivi: (1) vizio nel calcolo della riduzione di un terzo per il rito abbreviato (contestata l'applicazione separata della diminuente anziché sulla pena complessiva finale); (2) censura sulla individuazione del reato piu grave (art. 416-bis nella formulazione aggravata dal d.l. 92/2008) e questione di retroattività sfavorevole per un reato di durata, con prospettata questione di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 81 c.p.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha riconosciuto che la corretta modalità è applicare la diminuente del rito sull'ammontare finale della pena, ma ha ritenuto che l'errata modalità adottata dalla Corte territoriale non abbia arrecato alcun pregiudizio concreto al ricorrente poiché il risultato numerico è identico (pena complessiva ridotta a nove anni e otto mesi). Sul secondo motivo ha dichiarato la questione non devoluta al giudice di rinvio e quindi inammissibile, rilevando che la Corte di cassazione non aveva annullato quella parte e il giudice di rinvio era vincolato alla pronuncia rescindente. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e a versare alla Cassa delle ammende la somma di euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    art. 416-bis, comma 2; comma 4 menzionato in materia di pena-base

    Delitto di associazione mafiosa considerato reato più grave nel giudizio di appello; la Corte ha valutato la questione di determinazione della pena-base come già coperta dal giudicato del collegio di legittimità e non riassoggettabile al giudice di rinvio

  • art. 606 cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. b) c) ed e)

    Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione; i motivi proposti sono stati esaminati e ritenuti privi di interesse o non devoluti al giudice di rinvio

  • art. 568 cod. proc. pen.

    Richiede l'interesse concreto e attuale all'impugnazione: l'assenza di un vantaggio pratico dall'accoglimento rende il ricorso inammissibile

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Il giudice di rinvio è vincolato alla sentenza rescindente per le questioni di diritto decise da essa e non può riesaminare questioni non devolute

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Base normativa per la condanna al versamento in favore della Cassa delle ammende disposta a carico del ricorrente

  • art. 2 e art. 81 cod. pen. (richiamati dal ricorrente)

    Riferiti dal ricorrente per prospettare una questione di legittimità costituzionale in tema di irretroattività e determinazione del tempo del reato permanente; la Corte ha rilevato che tale questione non era stata previamente devoluta e pertanto non è stata esaminata

Massime di principio

  • Per impugnare con successo un vizio di calcolo della pena occorre dimostrare un effettivo pregiudizio concreto e un vantaggio pratico derivante dalla correzione: la mera errore formale non basta se il risultato numerico resta identico
  • La diminuzione per il rito abbreviato si applica in linea di principio sull'ammontare finale della pena (ultimo elemento del calcolo), ma differenze metodologiche che non mutano l'esito pratico non costituiscono pregiudizio
  • Il giudice di rinvio è vincolato al contenuto della sentenza di annullamento della Cassazione: questioni non contestate o non annullate dalla Cassazione non possono essere riaperte davanti al giudice di rinvio
  • Se si intende sollevare questioni complesse di retroattività o di individuazione del tempus commissi delicti per reati di durata, tali questioni devono essere dedotte tempestivamente nel grado e nelle sedi appropriate, pena la loro esclusione dai gradi successivi
  • Chi propone ricorso deve valutare il rischio di condanna alle spese e di ammenda: impugnazioni prive di interesse concreto possono comportare sanzioni economiche

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