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Cassazione Penale, Ordinanza n. 07579/2025 del 25/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna per evasione dagli arresti domiciliari, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione con specifico riferimento alla mancata esclusione della recidiva. La doglianza sosteneva, in sostanza, che la recidiva non dovesse essere applicata o comunque dovesse essere esclusa nella determinazione della pena. L'ordinanza rileva che il giudice di merito aveva già motivato in modo non illogico sulla presenza di precedenti penali per reati in materia di stupefacenti, detenzione illegale di armi e ricettazione, idonei a dimostrare una maggiore proclività a delinquere. Viene inoltre escluso che la scelta del rito abbreviato possa di per sé fondare l'esclusione della recidiva, perché essa comporta già ex lege un beneficio premiale autonomo, distinto dalla valutazione sulla recidiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo manifestamente infondato il motivo sulla recidiva. Ha confermato che la Corte di appello aveva correttamente esercitato il potere discrezionale nel valutare gli elementi indicativi di una maggiore capacità a delinquere dell'imputato e che la scelta del rito abbreviato non può essere valorizzata come ragione autonoma per escludere la recidiva. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 99, comma 5, c.p.

    Anche la recidiva obbligatoria richiede una concreta verifica della sussistenza di elementi indicativi di una maggiore capacità a delinquere del reo, alla luce della condotta e dei precedenti rilevanti.

  • art. 442, comma 2, c.p.p.

    La scelta del giudizio abbreviato comporta già una riduzione premiale predeterminata della pena e non può giustificare un'ulteriore, autonoma favorevole valutazione sull'esclusione della recidiva.

  • art. 133 c.p.

    Gli elementi da valorizzare ai fini dell'eventuale esclusione della recidiva sono quelli normalmente rilevanti per la commisurazione della pena, in particolare quelli attinenti alla gravità del fatto e alla personalità del reo.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La censura sulla recidiva è manifestamente infondata quando il giudice di merito abbia motivato, in modo non illogico, sulla presenza di precedenti specifici e sulla loro idoneità a dimostrare una maggiore capacità a delinquere.
  • Anche in presenza di recidiva obbligatoria, il giudice deve compiere una verifica concreta della maggiore pericolosità o capacità delinquenziale del soggetto, non potendo limitarsi ad applicazioni automatiche prive di motivazione.
  • La scelta del rito abbreviato non costituisce, di per sé, un elemento idoneo a escludere la recidiva, poiché il rito comporta già un autonomo trattamento premiale previsto dalla legge.
  • Ai fini della valutazione sulla recidiva, rilevano gli elementi desumibili dall'art. 133 c.p., mentre non possono essere duplicati benefici premiali già riconosciuti per effetto della scelta processuale dell'imputato.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCircostanze del reato
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiRecidiva

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