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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13102/2024 del 29/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato ritenuto fondato. La Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza impugnata limitatamente alla determinazione della pena complessiva, perché il giudice dell'esecuzione non ha adeguatamente motivato e distinto la quantificazione degli aumenti per ciascun reato satellite. Rinvio al Tribunale di Lucca per nuovo giudizio solo sulla determinazione della pena.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 10/05/2023 che ha applicato la disciplina della continuazione (art. 671 c.p.p.) a quattro reati già giudicati con sentenze definitive (Tribunale di Pisa 24/09/2015 definitiva 02/07/2021; Corte d'appello di Firenze 10/01/2017 definitiva 04/10/2018; Corte d'appello di Firenze 12/09/2019 definitiva 12/02/2021; sentenza divenuta definitiva 12/04/2018) e ha rideterminato la pena complessiva in anni 18 di reclusione ed euro 44.000,00 di multa, con specifica quantificazione degli aumenti per ciascun reato satellite. Il ricorrente ha denunciato vizio di motivazione: il giudice dell'esecuzione avrebbe quantificato gli aumenti in modo apodittico, omettendo di indicare i criteri (tra quelli di cui all'art. 133 c.p.) che giustificano le singole maggiorazioni, nonostante le singole pene si discostassero dal minimo edittale.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma invocata per l'applicazione della disciplina della continuazione nella fase esecutiva; premessa per il cumulo/riconoscimento della continuazione tra più sentenze.

  • art. 133 cod. pen.

    Fornisce i criteri oggettivi e soggettivi per la determinazione della pena; la Corte richiede che, quando il giudice si discosta dal minimo edittale, venga indicato specificamente quali criteri sono stati ritenuti rilevanti per giustificare l'aumento.

  • Cass. Sez. U, n. 47127 del 24/06/2021 (Pizzone)

    Sez. U, n. 47127 del 24/06/2021

    Principio secondo cui, nella continuazione, il giudice deve calcolare e motivare l'aumento di pena in modo distinto per ciascuno dei reati satellite.

  • Cass. Sez. 2, n. 28852 del 08/05/2013 (Taurasi)

    Sez. 2, n. 28852 del 08/05/2013

    Principio che attenua l'obbligo motivazionale quando la pena complessiva è vicina al minimo edittale: in tali casi il richiamo ai criteri di cui all'art. 133 può essere considerato sufficiente.

  • Cass. Sez. 6, n. 35346 del 12/06/2008 (Bonarrigo)

    Sez. 6, n. 35346 del 12/06/2008

    Principio per cui, quanto più il giudice si discosta dal minimo edittale, tanto maggiore è l'onere di motivare specificamente le ragioni del dissenso indicando i criteri rilevanti tra quelli di cui all'art. 133 c.p.

Massime di principio

  • Nel cumulo per continuazione il giudice deve individuare il reato più grave, fissare la pena base e quindi quantificare e motivare separatamente l'aumento per ciascun reato satellite.
  • La semplice evocazione dei 'criteri di cui all'art. 133 c.p.' può essere sufficiente solo quando la pena complessiva è effettivamente molto vicina al minimo edittale; diversamente serve motivazione puntuale.
  • Se la determinazione delle maggiorazioni si discosta dal minimo edittale, il giudice ha l'obbligo di indicare quali criteri oggettivi o soggettivi (art. 133 c.p.) ha ritenuto rilevanti e perché.
  • L'omessa o apodittica motivazione della quantificazione delle maggiorazioni è vizio che comporta annullamento con rinvio limitato alla determinazione della pena.
  • In una situazione analoga, il giudice dell'esecuzione, se ravvisa elementi di continuazione, dovrà ricostruire e rendere trasparente il calcolo complessivo della pena, esplicitando in modo distinto il contributo di ciascun reato satellite alla maggiorazione finale.

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