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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10476/2025 del 17/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: 1) vizio di motivazione e sproporzione nella confisca per equivalente disposta (contestata la quantificazione al 10% del fatturato sulla base di intercettazioni che avrebbero indicato anche una percentuale inferiore del 3-4% e che non contestualizzano le operazioni né dimostrano il concreto apporto del ricorrente); 2) illegittimità del diniego della sostituzione della pena detentiva con lavori di pubblica utilità in quanto, secondo il ricorrente, l'art. 59 legge 689/81 all'epoca dei fatti non escludeva i reati aggravati dall'art. 416-bis; 3) errata applicazione del principio secondo cui il mancato accordo tra le parti impedirebbe la valutazione della sostituzione della pena, visto che l'art. 20-bis cod. pen. imporrebbe al giudice di valutare l'applicabilità indipendentemente da un nuovo accordo.

La decisione

La Corte ha accolto parzialmente il ricorso. Ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla confisca per equivalente disponendo il rinvio al Tribunale di Bologna ad altro magistrato per un nuovo esame e motivazione sul punto, perché il giudice di rinvio ha reiterato argomentazioni ritenute manifestamente illogiche dalla Cassazione (omettendo di valutare adeguatamente le intercettazioni che indicavano anche la percentuale del 3-4% e senza giustificare l'esclusione della minore percentuale). Ha invece rigettato i secondi e terzi motivi: la Corte ha ritenuto che la disciplina transitoria introdotta dal d.lgs. 150/2022 (art. 95) e la normativa di riferimento comportano, anche per i procedimenti pendenti, l'applicabilità delle condizioni ostative (art. 59, comma 1, lett. d) L. 689/81, combinato con art. 4-bis O.P.) che escludono la sostituzione della pena per chi ha agevolato associazioni mafiose; quindi la richiesta di sostituzione della pena è stata correttamente respinta.

Norme richiamate

  • art. 240 cod. pen.

    norma richiamata in relazione alla confisca della societa come oggetto di confisca per equivalente; utilizzata per motivare la misura patrimoniale nei confronti della societa collegata all'imputato

  • art. 240-bis cod. pen.

    richiamata insieme all'art. 240 per la confisca dei beni come profitto del reato; rilevante nella valutazione della misura di confisca per equivalente

  • art. 416-bis cod. pen.

    aggravante per avere agevolato l'attivita di associazione mafiosa (ndrangheta); la presenza di tale aggravante è stata ritenuta ostativa rispetto alla sostituzione della pena con lavori di pubblica utilità

  • art. 59, comma 1, lett. d) legge 24/11/1981 n. 689

    individua condizioni ostative all'applicazione di pene sostitutive; interpretata dalla Corte come norma che, nella disciplina applicabile per via transitoria, esclude la sostituibilita della pena quando il condannato ha agevolato associazioni mafiose

  • art. 4-bis Ordinamento Penitenziario

    richiamato in combinato con l'art. 59 L. 689/81 per definire le condizioni ostative alla sostituzione della pena per reati legati ad associazioni mafiose

  • art. 20-bis cod. pen.

    riferimento normativo invocato dal ricorrente per sostenere l'obbligo del giudice di valutare l'applicabilità della sostituzione della pena anche senza nuovo accordo; la Corte ha ritenuto la doglianza infondata nel contesto della disciplina temporale e ostativa

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022 n. 150

    disposizione transitoria che consente l'applicazione, se piu' favorevoli, delle norme sul sistema delle pene sostitutive anche ai procedimenti pendenti; la Corte ha ritenuto che tale disciplina transitoria preveda comunque la condizione ostativa per i casi di agevolazione di associazioni mafiose

  • art. 666 cod. proc. pen.

    richiamato quale norma procedurale cui ricorrere per presentare istanza di applicazione delle pene sostitutive in sede di esecuzione; menzionato nella ricostruzione della disciplina transitoria

Massime di principio

  • La confisca per equivalente richiede una motivazione chiara e logicamente coerente che colleghi il profitto al fatto concreto: le mere intercettazioni, se non adeguatamente contestualizzate e se indicano valori divergenti, non sono sufficienti a giustificare una quantificazione rigida; il giudice di rinvio non può ripetere gli stessi argomenti ritenuti illogici dalla Cassazione ma deve integrare o proporre nuove argomentazioni fondate.
  • In presenza di aggravanti legate all'agevolazione di associazioni mafiose (art. 416-bis), la possibilità di sostituire pena detentiva breve con pene alternative puo' essere impedita dalle condizione ostative previste dall'art. 59 L. 689/81, come interpretate anche alla luce delle disposizioni transitorie del d.lgs. 150/2022; occorre verificare attentamente quale regime (previgente o transitorio) sia applicabile al procedimento pendente.
  • La riforma che amplia le possibilita' di pene sostitutive non puo' automaticamente “commistionare” regimi normativi: va valutata la disciplina transitoria e le condizioni ostative esistenti al momento dell'applicazione; se entrambe le discipline ostano alla sostituzione, l'istanza puo' essere respinta.
  • In caso di annullamento con rinvio per vizi di motivazione, il giudice di rinvio e' vincolato dal principio di non ripetere le stesse argomentazioni censurate dalla Corte di cassazione e deve fornire una motivazione piena e diversa che risolva i rilievi indicati dalla Suprema Corte.
  • Chi impugna una misura patrimoniale deve proporre elementi probatori chiari e una ricostruzione temporale coerente tra profitti contestati e fonti di prova; la percentuale del profitto (es. 3% vs 10%) va comprovata e motivata adeguatamente, e in dubbio si applica il principio del favor rei nella quantificazione della confisca.

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