Cassazione Penale, Sentenza n. 45516/2023 del 10/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Napoli che, in accoglimento dell'appello del Pubblico Ministero, gli ha applicato la misura del divieto di dimora nella Regione Campania. L'indagato, appartenente alla Polizia Municipale di Napoli, è indagato per diversi reati contro la pubblica amministrazione (tentata induzione indebita, peculato, più episodi di corruzione e corruzione per l'esercizio della funzione) commessi tra il 2020 e il 2021. Con unico motivo il difensore deduce violazione di legge e vizio di motivazione sulla sussistenza delle esigenze cautelari concrete e attuali, in particolare sul pericolo di reiterazione: il Tribunale avrebbe trascurato il trasferimento dell'indagato ad altro ufficio e mansioni (perdendo le funzioni di coordinamento), il tempo intercorso, l'assenza di contatti attuali con beneficiari dei provvedimenti e la personalità anziana dell'indagato, nonché il principio di proporzionalità rispetto a misure interdittive meno afflittive.
La decisione
Il giudice ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata. La Corte ha censurato il Tribunale per aver omesso un adeguato confronto con il principio di proporzionalità: non è stata valutata comparativamente l'idoneità della misura interdittiva dall'ufficio rispetto al divieto di dimora, si è sovrapposto il giudizio di adeguatezza con quello di pericolosità sociale e non si è tenuto conto del trasferimento dell'indagato e della perdita delle funzioni che avevano reso probabili nuove condotte. In considerazione di ciò e del decorso del tempo, le esigenze cautelari concrete e attuali non risultano adeguatamente provate.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.; art. 319-quater cod. pen.
reato di tentata induzione indebita (capo 1, artt. 56-319-quater cod. pen.)
individuazione del quadro criminogeno per i fatti contestati; utilizzato a descrizione delle imputazioni
episodi di peculato (art. 314 cod. pen.)
reati contestati in relazione all'uso indebito dell'auto di servizio; rilevanti per la valutazione della reiterazione
episodi di corruzione ascritti ai capi 6),13),16) e 17
reati contro la pubblica amministrazione considerati nella valutazione delle esigenze cautelari
corruzione per l'esercizio della funzione (capo 73)
ulteriore fattispecie rilevante ai fini della misura
art. 289 e art. 290 cod. proc. pen.
misure interdittive dall'esercizio di pubblico ufficio
richiamate per il principio di proporzionalità: le interdizioni specifiche possono soddisfare le esigenze cautelari meno afflittive rispetto al divieto di dimora
Giurisprudenza: Sez. 6, n. 11806 del 11/02/2013, Musumeci, Rv. 255720
precedente richiamato dalla Corte
principio affermato secondo cui il divieto di dimora applicato al pubblico ufficiale per reati contro la PA è illegittimo se finalizzato esclusivamente a vietare l'ingresso in specifici edifici quando le finalità cautelari possono essere raggiunte con le misure interdittive degli artt. 289-290 c.p.p.
Massime di principio
- Per i reati contro la pubblica amministrazione commessi da pubblici ufficiali, il divieto di dimora è misura gravemente afflittiva e va applicato solo se sussistono esigenze cautelari concrete, attuali e specifiche che non possono essere adeguatamente soddisfatte dalle misure interdittive previste dagli artt. 289 e 290 c.p.p.
- Il giudice deve motivare comparativamente l'adeguatezza del divieto di dimora rispetto a misure meno invasive: non è sufficiente richiamare la reiterazione dei fatti o una valutazione generale della personalità senza confrontare l'idoneità delle alternative.
- Il mutamento delle condizioni organizzative o funzionali (es. trasferimento ad altro ufficio, perdita di funzioni di coordinamento) e il decorso del tempo devono essere valutati attentamente quando si discute l'attualità del pericolo di reiterazione.
- La presenza di intercettazioni esplicite e di rapporti di connivenza può essere rilevante per fondare esigenze cautelari, ma non esonera il giudice dall'esame della proporzionalità e dall'analisi delle misure meno afflittive applicabili.
- La gravità delle restrizioni personali e familiari imposte dal divieto di dimora richiede un bilanciamento tra tutela dell'ordine pubblico e diritti fondamentali dell'indagato, con motivazione puntuale e comparativa.
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