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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9387/2023 del 06/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per calunnia (per aver occultato sostanze con l'apparenza di stupefacente presso l'abitazione di Manuel Campassi), arresto illegale e falso. Deduce: (1) che le sostanze occultate non erano stupefacenti e quindi non potevano dar luogo a procedimento penale, escludendo la calunnia; (2) che le sostanze avrebbero comunque potuto determinare solo un falso positivo al narcotest e non risultano disponibili le sostanze reagenti; (3) che l'arresto sarebbe stato legittimo perché avvenuto in buona fede sulla base dell'errata convinzione che Campassi detenesse ecstasy e anfetamine; (4) che la condanna per falso si basa sulla presunta non veridicità dell'annotazione di servizio senza un accertamento compiuto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha confermato la motivazione della Corte d'appello: la condotta del ricorrente è idonea a costituire calunnia perché ha creato elementi indiziari tali da poter dare avvio ad indagini (perquisizione e arresto di Campassi) anche se le sostanze poi si sono rivelate innocue; ha ritenuto infondate le censure sulla valutazione delle prove e sulle conversazioni registrate che contengono ammissioni. Ha inoltre respinto le argomentazioni sull'arresto legittimo come ricostruzione alternativa non comprovata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di €3.000,00 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili indicate nella sentenza di merito.

Norme richiamate

  • art. 368 cod. pen. (calunnia)

    La Corte interpreta la norma nel senso che non è necessario l'effettivo inizio di un procedimento penale; è sufficiente che la falsa incolpazione contenga elementi rilevanti e concreti tali da rendere plausibile l'esercizio dell'azione penale nei confronti di una persona identificabile.

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (illecito in materia di stupefacenti)

    La falsificazione/creazione dell'apparenza della commissione di reati in materia di stupefacenti (anche mediante occultamento di sostanze che visivamente possano essere confuse con droga) è idonea a ingenerare l'avvio di indagini e quindi può integrare gli elementi della calunnia.

  • art. 23, comma 8, d.l. n.137/2020

    La trattazione del ricorso è avvenuta in forma cartolare, ai sensi della normativa emergenziale citata, ossia senza discussione orale.

  • art. 7 d.l. 23 luglio 2021, n.105

    Richiamata in tema di procedimento cartolare; la Corte ha applicato le disposizioni che regolano la trattazione semplificata in Cassazione.

Massime di principio

  • Per il reato di calunnia non è necessario che si sia effettivamente instaurato un procedimento penale: è sufficiente che la notizia di reato falsa racchiuda elementi idonei a far scattare l'azione penale nei confronti di una persona identificabile.
  • La simulazione o l'occultamento di elementi di prova che appaiono verosimilmente riconducibili a uno specifico reato (es. sostanze con aspetto di droga) può integrare la calunnia anche se le analisi successive dimostrino l'innocuità materiale delle sostanze.
  • Conversazioni private e ammissioni registrate, se ritenute autentiche, possono costituire un elemento probatorio rilevante a conferma della responsabilità.
  • In sede di Cassazione la rivalutazione ex novo dei fatti e delle prove è limitata: prospettare una ricostruzione alternativa senza nuovi elementi concreti è in genere inammissibile o inefficace.
  • La buona fede del soggetto che sostiene di aver agito sulla base di una convinzione (es. che l'imputato detenesse sostanze illecite) deve essere supportata da fatti concreti; quando emerge che lo stesso soggetto ha creato indizi fittizi, tale linea difensiva risulta inconsistente.
  • Le impugnazioni che si limitano a criticare la valutazione del merito operata dai giudici di merito, senza dedurre vizi di diritto o palese illogicità, difficilmente avranno successo in Cassazione.

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