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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25580/2023 del 14/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ferrari chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione subita dal 6/11/2015 al 3/12/2015 a seguito di ordinanza cautelare per il reato di cui all'art. 416-bis. Il Tribunale del Riesame annullò l'ordinanza per mancanza dei gravi indizi e Ferrari fu poi assolto in appello. Il giudice della riparazione rigettò la domanda ritenendo l'esistenza di una colpa grave del ricorrente ostativa al riconoscimento dell'indennizzo. Ferrari impugnò in Cassazione sostenendo che il giudice della riparazione aveva errato perché non aveva tenuto conto della rilevanza dell'ipotesi di "ingiustizia formale" prevista dall'art. 314 comma 2 c.p.p., e aveva a posteriori ritenuto sussistente un quadro indiziario negato dal Riesame.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato alla Corte d'Appello di Catania per un nuovo giudizio. La Corte ha richiamato il principio secondo cui, quando la misura cautelare è stata annullata con decisione irrevocabile per mancanza delle condizioni di applicabilità, si configura l'ipotesi di ingiustizia formale ex art. 314 comma 2 c.p.p.; la valutazione della colpa grave come causa ostativa all'indennizzo è ammissibile solo se l'annullamento sia avvenuto in base a un compendio probatorio diverso da quello valutato dal giudice che ha disposto la misura. Se il Riesame ha annullato la misura sulla base degli stessi elementi, il giudice della riparazione non può escludere l'indennizzo sulla base di una valutazione retrospettiva della colpa del ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma del codice penale che descrive l'associazione di tipo mafioso, il reato per il quale Ferrari era stato originariamente indagato e arrestato

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; riconosce la riparazione quando un provvedimento cautelare risulti emesso o mantenuto senza le condizioni previste dagli artt. 273 e 280, purché ciò risulti accertato con decisione irrevocabile

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Stabilisce le condizioni per l'applicazione delle misure cautelari personali; la mancata sussistenza di tali condizioni può determinare l'illegittimità della misura

  • art. 280 cod. proc. pen.

    Regola la durata e il mantenimento delle misure cautelari; la sua violazione può concorrere a configurare l'illegittimità della custodia cautelare

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Disposizioni sulle ipotesi di motivi di cassazione: il ricorrente ha denunciato violazioni di legge e vizi di motivazione nelle deduzioni in relazione all'art. 314 c.p.p.

Massime di principio

  • Quando una misura cautelare viene annullata con decisione irrevocabile per mancanza delle condizioni previste dagli artt. 273 e 280 c.p.p., opera l'ipotesi di ingiustizia formale ai sensi dell'art. 314 comma 2 c.p.p., con diritto alla riparazione salvo che sussista una causa ostativa.
  • La colpa grave o il dolo del detenuto possono essere causa ostativa all'indennizzo solo se l'illegittimità della misura sia stata accertata in base a un compendio probatorio diverso rispetto a quello valutato dal giudice che ha disposto la custodia; se il Riesame si è basato sugli stessi elementi del Gip, non si può negare la riparazione per una rivalutazione a posteriori.
  • Il giudice della riparazione non può sostituirsi al giudice cautelare nell'accertare l'illegittimità della misura: deve prima verificare su quali elementi si è basato l'annullamento irrevocabile (stessi o nuovi elementi) e poi, se del caso, compiere una valutazione ex ante della condotta del ricorrente esclusivamente ai fini della causa ostativa.
  • La valutazione della responsabilità colposa ai fini della riparazione è autonoma rispetto al merito penale: non mira a stabilire la commissione del reato, ma se la condotta del richiedente abbia creato l'apparenza del reato tale da giustificare la misura, indipendentemente dall'errore dell'autorità procedente.

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