Cassazione Penale, Sentenza n. 42270/2024 del 18/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Napoli (16/10/2023) chiedendone l'annullamento per: (1) improcedibilità del reato per presunta mancata querela rituale da parte della persona offesa (Pirozzi avrebbe solo denunciato e non presentato formale querela), e (2) vizi di motivazione circa la sussistenza dell'aggravante del "metodo mafioso": i riferimenti fatti nei colloqui non proverebbero il coinvolgimento o l'interessamento del padre di Antonio (Vincenzo Romano) e non giustificherebbero l'aggravante, trattandosi al più di riferimenti a terze persone; inoltre il fatto che la vittima abbia registrato le conversazioni e denunciato prontamente sarebbe indice di assenza di "metus".
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi. Sul punto della procedibilità, ha ritenuto che la denuncia del 18/12/2017 era espressamente annotata come "denuncia querela" e dunque soddisfaceva la condizione di procedibilità per i reati perseguibili a querela; non era necessaria una ripetizione formale della querela nelle successive verbalizzazioni. Quanto all'aggravante del metodo mafioso, la Corte ha confermato la valutazione dei giudici di merito: l'evocazione della figura del padre di Romano, noto esponente camorristico nella zona Pignasecca, e il contesto territoriale e minaccioso delle condotte erano idonei a provocare stato di timore e soggezione integrando l'aggravante. La motivazione dei giudici di merito è stata ritenuta coerente e non manifestamente illogica, pertanto non sindacabile in questa sede. Conseguentemente le condanne e le statuizioni civili a favore di Pirozzi e ALILACCO S.O.S. IMPRESA sono confermate; i ricorrenti sono condannati alle spese processuali e alla rifusione di spese di rappresentanza e difesa.
Norme richiamate
menzionati nel capo di imputazione come norme relative al reato contestato, incluse le aggravanti
indicazione delle norme richiamate nel capo di imputazione; il riferimento al 416-bis richiama l'aggravante per il "metodo mafioso" (valutata dalla Corte come integrata dalle modalità e dal contesto delle minacce)
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
i motivi sono stati sintetizzati "ai sensi dell'art. 173 disp. att. cod. proc. pen."
norma procedurale che regola la sintesi dei motivi di impugnazione nei ricorsi in cassazione; usata dalla Corte per delimitare la esposizione sintetica delle doglianze
citate per la liquidazione delle spese di rappresentanza e difesa
decreto ministeriale che fissa i parametri per la liquidazione delle spese di difesa e rappresentanza delle parti civili, applicato per la condanna alle spese
Massime di principio
- Una denuncia che espressamente dichiari "denuncia querela" è idonea a soddisfare la condizione di procedibilità per i reati procedibili a querela: non è sempre necessaria una ulteriore ripetizione formale della querela nei successivi atti.
- La questione della procedibilità può essere rilevata d'ufficio in ogni grado e anche in Cassazione, ma se la determinazione del "dies a quo" richiede accertamenti di fatto essa è preclusa al giudice di legittimità.
- L'aggravante del "metodo mafioso" può essere riconosciuta anche quando i riferimenti al potere intimidatorio di una consorteria sono impliciti: in territori in cui un' organizzazione mafiosa è storicamente radicata, l'evocazione di un soggetto noto come esponente criminale e il ricorso a modalità minacciose tipiche possono integrare la circostanza aggravante.
- La percezione oggettiva della vittima e il contesto (luoghi, riferimenti a noti esponenti criminali, minacce con modalità violente) sono elementi essenziali per valutare il "metodo mafioso"; la presenza di registrazioni o la pronta denuncia non escludono automaticamente l'esistenza di "metus" se il contesto e gli elementi oggettivi indicano timore e soggezione.
- Le valutazioni di fatto e le motivazioni dei giudici di merito sono vincolanti per la Cassazione salvo vizio logico-giuridico manifesto: per impugnare efficacemente una valutazione sulle circostanze fattuali occorre agire in sede di merito con prove contrarie e argomentazioni che possano mettere in luce illogicità o carenze motivazionali.
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