Cassazione Civile, Sentenza n. 2058/2024 del 19/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Veritas impugnava in Cassazione la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto che, riformando la sentenza di primo grado, aveva accolto l'impugnazione della Sorima avverso un invito di pagamento emesso da Veritas relativo alla TARI anno 2017 per aree portuali del Porto di Chioggia (Terminal Val da Rio). Veritas deduceva, tra gli altri motivi: violazione di norme sull'istituzione e operatività delle Autorità portuali (art. 6 legge n.84/1994, d.lgs. n.169/2016), sostenendo che la mera istituzione formale dell'Autorità non implicava immediata operatività e dunque rimaneva la potestà impositiva comunale; vizi di motivazione della sentenza impugnata; errata interpretazione della norma che richiede la "suscettibilità" delle aree a produrre rifiuti; inosservanza delle regole processuali (ammissione di censure nuove in appello); contestazione della impugnabilità dell'invito di pagamento (art. 19 D.Lgs. 546/1992). In sostanza Veritas chiedeva l'annullamento della pronuncia che aveva escluso la legittimità della pretesa impositiva comunale nelle aree portuali.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Veritas. Ha confermato che l'invito di pagamento era impugnabile (principio consolidato: atti che esplicitano una pretesa tributaria sono impugnabili anche se non espressamente elencati dall'art. 19 D.Lgs. 546/1992) e ha condiviso la valutazione dei giudici di merito secondo cui, per legge e per costante giurisprudenza, la gestione dei rifiuti nelle aree portuali rientra nella competenza dell'Autorità portuale (poi Autorità di Sistema Portuale - ADSP), la quale ha l'obbligo di attivare il servizio di raccolta e trasporto fino alla discarica. Ne consegue l'esclusione del potere impositivo del Comune di Chioggia e, quindi, l'impossibilità per Veritas (soggetto gestore comunale) di legittimamente richiedere la TARI per quelle aree. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante ai fini della decisione la questione circa la concreta operatività materiale dell'ADSP e ha escluso che la formale istituzione normativa non richieda un differimento di efficacia. Di conseguenza sono stati respinti tutti gli altri motivi di gravame e confermata l'infondatezza delle censure di Veritas; la società ricorrente è stata condannata alle spese di giudizio.
Norme richiamate
art. 6, legge 28 febbraio 1994 n.84
istituzione delle Autorità portuali, con compiti fra cui l'affidamento e controllo delle attività dirette alla fornitura a titolo oneroso agli utenti portuali di servizi di interesse generale
La Corte interpreta questa norma (connessa anche alle modifiche successive) nel senso che le Autorità portuali/ADSP competono per i servizi di interesse generale nei porti, compresa la gestione dei rifiuti, escludendo la competenza comunale.
decreto legislativo 4 agosto 2016 n.169
individua l'Autorità di Sistema Portuale del mare Adriatico Porti di Venezia e Chioggia
La designazione dell'ADSP nell'allegato conferma l'attribuzione normativa delle competenze alle Autorità di Sistema Portuale; la Corte ritiene che la formale istituzione operi immediatamente ai fini della competenza.
art. 62, comma 5, D.L.vo 15 novembre 1993 n.507
esclude dalla tassa i locali e le aree scoperte per i quali non sussiste l'obbligo dell'ordinario conferimento dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati in regime di privativa comunale
La norma è interpretata come conferma che le aree sottratte alla privativa comunale (es. aree portuali) non sono soggette alla tassa comunale e che la competenza ricade sull'Autorità portuale.
D.M. Trasporti e della Navigazione 14 novembre 1994, art.1
"i servizi di interesse generale nei porti... vanno identificati, tra l'altro, nei 'Servizi di pulizia e raccolta dei rifiuti'... Pulizia, raccolta dei rifiuti e sversamento a discarica..."
Il decreto individua espressamente la raccolta e gestione rifiuti tra i servizi portuali di interesse generale, supportando l'interpretazione che tale attività spetti all'Autorità portuale/ADSP.
art. 21, D.L.vo 5 febbraio 1997 n.22
sono fatte salve le disposizioni ... che attribuiscono competenze alle Autorità portuali
Richiama la prevalenza delle competenze riconosciute alle Autorità portuali rispetto alla disciplina comunale in materia di rifiuti.
art. 19, D.Lgs. 31 dicembre 1992 n.546
La Corte ribadisce che l'elencazione degli atti impugnabili è tassativa ma non preclude l'impugnazione di altri atti che esplicitino una pretesa tributaria chiaramente individuata; dunque l'invito di pagamento era impugnabile.
art. 1, comma 642, legge 11 dicembre 2012 n.147
Richiamata nella discussione sulla nozione di 'suscettibilità' delle aree a produrre rifiuti; la Corte però ritiene irrilevante approfondire tale profilo dopo aver escluso il potere impositivo comunale.
art. 112 cod. proc. civ. e art. 57 D.Lgs. 546/1992
Richiami processuali utilizzati dalla ricorrente per contestare la corrispondenza tra chiesto e pronunziato e l'ammissibilità di censure nuove in appello; la Corte ha chiarito che sollevare in appello una diversa prospettazione giuridica dell'an debeatur è ammissibile se il petitum rimane quello della non debenza.
Massime di principio
- Un avviso o invito di pagamento che esplicita una pretesa tributaria è impugnabile davanti al giudice tributario anche se non rientra espressamente nell'elenco dell'art.19 D.Lgs. 546/1992; l'elencazione è tassativa ma non esaustiva in senso sostanziale.
- La gestione dei rifiuti nelle aree portuali (pulizia, raccolta e trasporto fino alla discarica) è competenza dell'Autorità portuale/Autorità di Sistema Portuale; di conseguenza il Comune non ha potere impositivo (TARI/TARSU) su quelle aree.
- La formale istituzione normativa di un'Autorità di Sistema Portuale rende efficaci le attribuzioni di competenza previste dalla legge; questioni sulla delimitazione pratica delle aree o sull'operatività materiale non mutano la titolarità normativa della competenza.
- Se manca la competenza impositiva per legge dell'ente che richiede il tributo, la pretesa è illegittima indipendentemente dal fatto che l'ente abbia o meno svolto il servizio in via di fatto.
- Nel giudizio d'appello tributario non è automaticamente inammissibile una diversa impostazione giuridica dell'an debeatur già contestata in primo grado: è consentito proporre una diversa prospettazione giuridica del medesimo petitum purché non si introduca un oggetto sostanzialmente nuovo.
- Quando la questione centrale è la titolarità normativa del potere impositivo (chi per legge deve svolgere il servizio), i profili relativi alla natura dei rifiuti (urbani vs speciali) possono diventare irrilevanti se ne deriva l'assenza totale del potere impositivo comunale.
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