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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3785/2025 del 29/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che ha rigettato il reclamo contro il decreto ministeriale di proroga del regime 41-bis. Denuncia violazione di legge (art. 41-bis ord. pen. e art. 125 c.p.p.) e motivazione apparente: il provvedimento non avrebbe considerato la lunga detenzione senza sopravvenienze giudiziarie, sarebbe sostanzialmente identico alle precedenti proroghe privo di novità e fondato su fatti storici risalenti a circa 15 anni prima; inoltre il detenuto, sottoposto al regime di cui all'art. 41-bis dal 2007, non avrebbe mai tentato di riallacciare contatti con l'associazione di provenienza.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso come infondato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. La Corte ha richiamato i limiti del sindacato di legittimità previsti dal comma 2-sexies dell'art. 41-bis (ricorso limitato a violazione di legge e mancanza di motivazione), precisando che la motivazione del Tribunale è risultata congrua e autonoma: il provvedimento ha richiamato la qualità di ergastolano e ruolo apicale nell'ambito di Cosa Nostra, la lunga latitanza con Salvatore Lo Piccolo, l'attualità dell'operatività del clan, l'assenza di resipiscenza e le molteplici sanzioni disciplinari (ultima nel 2024). La Corte ha ritenuto che tali elementi, valutati complessivamente, giustificano ragionevolmente la permanenza del pericolo e la necessità della proroga del regime differenziato; il ricorso, in parte, tentava un nuovo apprezzamento di merito non consentito in sede di legittimità

Norme richiamate

  • art. 41-bis, legge 27 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario), comma 2-sexies

    il Tribunale di sorveglianza "decide En camera di consiglio, nelle forme previste dagli artt. 666 e 678 c.p.p., sulla sussistenza dei presupposti per l'adozione del provvedimento e sulla congruità del contenuto dello stesso rispetto alle esigenze di cui al comma 2"

    Limita il sindacato in Cassazione alla violazione di legge e alla mancanza di motivazione; impone al tribunale di sorveglianza un giudizio motivato e autonomo sulla sussistenza e attualità dei presupposti per la proroga del regime differenziato

  • art. 41-bis, comma 2-bis (richiamato nella giurisprudenza)

    "purché non risulti che la capacità del detenuto o dell'internato di mantenere contatti con associazioni criminali, terroristiche o eversive sia venuta meno"

    Va interpretato in conformità ai principi costituzionali: la proroga richiede un'autonoma e congrua motivazione circa l'attuale persistenza del pericolo; l'inciso non inverte l'onere della prova ma non esclude che il provvedimento fondi la proroga su elementi che rendano probabile la capacità di mantenere contatti

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato come principio generale motivazionale: la mancanza o apparenza della motivazione integra vizio denunciabile in Cassazione nei limiti stabiliti dall'art. 41-bis

  • artt. 666 e 678 c.p.p.

    Richiamati come forma procedurale prescritta per la decisione del Tribunale di sorveglianza in camera di consiglio

  • Corte costituzionale, sentenza n. 417/2004

    "ogni provvedimento di proroga deve pertanto contenere 'una autonoma congrua motivazione in ordine alla permanenza attuale dei pericoli per l'ordine e la sicurezza'"

    Conferma che la motivazione della proroga deve riferirsi all'attualità del pericolo e che motivazioni 'apparenti o stereotipe' non sono ammissibili; stabilisce che il controllo giurisdizionale deve verificare concretamente la sufficienza degli elementi posti a fondamento della proroga

  • Giurisprudenza della Corte di cassazione (richiamate: Sez. 1, n. 14016/2008; n. 39760/2005; n. 2660/2018; n. 20986/2020; n. 48396/2011)

    Specifica i parametri di valutazione: la motivazione può fondarsi su elementi non necessariamente sopravvenuti ma idonei a far ritenere probabile la persistenza della capacità di mantenere collegamenti con l'organizzazione; non è richiesta prova assoluta dei contatti, ma una valutazione ponderata e congrua degli elementi disponibili

Massime di principio

  • Il controllo in Cassazione dell'ordinanza di Tribunale di sorveglianza in materia di 41-bis è limitato a violazioni di legge e a carenza o apparente mancanza della motivazione; non è consentito un nuovo sindacato di merito sui fatti
  • La proroga del regime 41-bis richiede un'autonoma e congrua motivazione circa l'attualità del pericolo per l'ordine e la sicurezza connesso alla capacità del detenuto di mantenere contatti con l'organizzazione criminale
  • La motivazione può fondarsi anche su elementi non sopravvenuti ma rilevanti (es. ruolo apicale, latitanza passata, operatività attuale del clan, sanzioni disciplinari, assenza di dissociazione), purché valutati nel loro insieme e ritenuti idonei a rendere probabile la persistenza del pericolo
  • L'onere della prova non si inverte: è l'amministrazione che deve fornire elementi di supporto alla proroga, ma la prova richiesta è di probabilità/ragionevolezza e non di certezza
  • La lunga permanenza del detenuto in regime 41-bis e l'assenza di contatti accertati non escludono automaticamente la possibilità di proroga se sussistono elementi concreti che rendono probabile la persistenza del rischio

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