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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18679/2026 del 25/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di appello che lo aveva ritenuto responsabile del reato di appropriazione indebita, censurando: (1) la violazione di legge e il vizio di motivazione sulla prova dichiarativa della persona offesa, assunta come base del giudizio di responsabilità; (2) la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche in equivalenza con la contestata recidiva. In particolare, sul primo punto sosteneva che le dichiarazioni della persona offesa non sarebbero state correttamente valutate. Sul secondo, contestava il diniego delle attenuanti generiche e il mancato bilanciamento favorevole con la recidiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo non deducibile e comunque manifestamente infondato, osservando che le regole di cui all'art. 192, comma 3, c.p.p. non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, anche se parte civile, e che tali dichiarazioni possono fondare da sole l'affermazione di responsabilità, purché il giudice ne valuti credibilità soggettiva e attendibilità intrinseca con motivazione più rigorosa. Ha inoltre rilevato che in sede di legittimità non è consentita una nuova valutazione del compendio probatorio, specie in presenza di doppia conforme, salvo incoerenza manifesta della motivazione di merito. Il secondo motivo è stato ritenuto non consentito e manifestamente infondato, poiché il diniego delle attenuanti generiche era sorretto da motivazione non illogica e il giudice non è tenuto a esaminare analiticamente tutti gli elementi dedotti dalle parti, essendo sufficiente il richiamo a quelli ritenuti decisivi o rilevanti. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 646 c.p.

    Indicato come titolo del reato oggetto della sentenza impugnata, cioè appropriazione indebita.

  • art. 192, comma 3, c.p.p.

    Le regole di riscontro ivi previste non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, anche se costituita parte civile.

Massime di principio

  • Le dichiarazioni della persona offesa possono, da sole, fondare l'affermazione di responsabilità penale dell'imputato, purché il giudice verifichi con motivazione adeguata la credibilità soggettiva del dichiarante e l'attendibilità intrinseca del racconto.
  • La valutazione delle dichiarazioni della persona offesa richiede un controllo più penetrante e rigoroso rispetto a quello richiesto per la testimonianza ordinaria, ma non impone i riscontri esterni previsti dall'art. 192, comma 3, c.p.p.
  • In sede di legittimità non è consentita una nuova valutazione del merito della prova, se non nei limiti della manifesta incoerenza della motivazione della sentenza impugnata.
  • In presenza di doppia conforme, il sindacato di cassazione sulla motivazione è ulteriormente ristretto e può intervenire solo se la valutazione di merito sia del tutto incoerente o illogica.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è legittimo quando il giudice di merito dia conto degli elementi ritenuti decisivi o comunque rilevanti; non è necessario esaminare analiticamente ogni elemento favorevole o sfavorevole dedotto dalle parti.
  • La contestazione sulla mancata concessione delle attenuanti generiche non può tradursi, in cassazione, in una richiesta di rivalutazione del merito se la motivazione del giudice è esente da evidenti illogicità.

Come è indicizzato

MaterieAppropriazione indebitaImpugnazioniCircostanze del reato
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penaleParte generale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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