Cassazione Penale, Sentenza n. 17435/2024 del 29/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore generale impugna la derubricazione del reato associativo da art. 416-bis (associazione di tipo mafioso) ad art. 416, sostenendo che l'organizzazione "Black Axe" può costituire associazione di tipo mafioso anche se a matrice straniera e con intimidazione limitata alla comunità etnica. Gli imputati (Issac, Halekhuosa, Iyalekhuosa) deducono insufficienza e contraddittorietà della prova della loro partecipazione all'associazione: contestano l'attendibilità del collaborante Johnbull Austin (fonte generica, detenuto dal 2014, inattendibile in precedenti giudizi), la genericità delle intercettazioni, l'insufficienza di elementi che dimostrino un "affectio societatis" e un apporto causale concreto nell'ambito di un programma criminoso; censurano altresì la mancata qualificazione del concorso esterno e l'eccessività della pena.
La decisione
La Cassazione dichiara inammissibile l'eccezione di tardività sull'impugnazione del Procuratore generale. Sul merito respinge il ricorso del Procuratore generale ritenendolo infondato: la Corte sottolinea che, pur potendo le associazioni straniere integrare l'art.416-bis se dimostrano fama criminale e capacità intimidatoria nel contesto di riferimento, nel caso concreto l'accertamento di merito si è limitato a valutare l'esistenza di una compagine locale aquilana e non ha riscontrato manifestazioni di intimidazione percepita nel territorio. Accoglie invece il primo motivo proposto dagli imputati ricorrenti (Issac, Halekhuosa, Iyalekhuosa) ritenendo carente la prova della loro appartenenza all'associazione: in particolare rileva l'inadeguatezza delle dichiarazioni del collaborante e la genericità delle intercettazioni, nonché l'assenza di adeguata dimostrazione della struttura associativa, dei reati-fine riferibili in modo organico e del contributo causale di ciascun imputato. Perciò annulla con rinvio la sentenza limitatamente alla valutazione della partecipazione dei ricorrenti all'associazione (nuovo giudizio sul punto), disponendo che la decisione non incida sulle condanne definitive per i reati-fine non impugnati (in particolare le condanne di Halekhuosa per i reati-fine restano definitive).
Norme richiamate
Norma sull'associazione per delinquere; la Corte richiede prova della struttura, del programma criminoso e del contributo causale di ciascun aderente per affermare la partecipazione.
Norma sull'associazione di tipo mafioso; la Corte ribadisce che può applicarsi anche ad associazioni straniere che manifestino fama criminale e capacità intimidatoria nel proprio contesto etnico, ma occorre accertare concreta e percepita capacità intimidatoria, fama autonoma del sodalizio e assoggettamento/omertà nel territorio di operatività.
Si applicano i termini di impugnazione previsti per le sentenze dibattimentali anche alle sentenze pronunciate a seguito di giudizio abbreviato; la Cassazione conferma la tesi della continuità normativa rispetto ai termini di impugnazione.
Richiamo procedurale utilizzato per giustificare l'applicazione dei rimandi normativi sugli schemi di impugnazione (rinvio agli artt. 529 e seguenti).
Richiamato nel quadro dei rimandi procedurali relativi alle impugnazioni delle sentenze pronunciate con rito abbreviato.
art. 581 cod. proc. pen. (menzione)
Citato nella contestazione sulla tardività del ricorso del Procuratore generale; la Corte ritiene corretti i termini più ampi previsti per le impugnazioni delle sentenze dibattimentali.
Massime di principio
- Per riconoscere l'associazione di tipo mafioso (art.416-bis) anche a sodalizi di matrice straniera è necessario provare non solo collegamenti con una "casa madre", ma una fama criminale autonoma, una capacità intimidatoria concreta e percepita nel contesto di riferimento e un conseguente assoggettamento/omertà nella comunità interessata.
- La mera esistenza di contatti, conversazioni intercettate o relazione personale con soggetti di vertice non è sufficiente a dimostrare l'appartenenza all'associazione: occorre ricostruire la struttura organizzativa, l'attività criminosa unitaria e l'apporto causale individuale.
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia richiedono un rigoroso vaglio di attendibilità: se il collaborante fornisce informazioni generiche o riferite ad epoche non direttamente conosciute, il loro apporto non può da solo fondare la condanna per associazione.
- Atteggiamenti di solidarietà (es. raccolta fondi o assistenza legale) non costituiscono di per sé prova dell'appartenenza a un sodalizio criminoso: bisogna accertare la finalità associativa dell'atto e la sua collocazione in un quadro organizzativo.
- Nei ricorsi relativi a sentenze pronunciate con rito abbreviato si applicano i termini di impugnazione previsti per le sentenze dibattimentali (art.585 e rimandi), quindi le eccezioni di tardività devono essere valutate alla luce di tale principio.
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