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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17377/2024 del 29/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso mira a impugnare l'ordinanza del 23/01/2023 del Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro che aveva dichiarato inammissibile il reclamo proposto dal detenuto avverso il provvedimento del 16/09/2022 con cui il Magistrato di Sorveglianza aveva rigettato l'istanza di ammissione al lavoro esterno ex art. 21 legge 26/07/1975 n. 354. Il ricorrente denunciava violazione ed erronea applicazione degli artt. 21, 35-bis e 69 Ord. pen. e richiamava l'orientamento di legittimità che ritiene impugnabili i provvedimenti relativi al lavoro esterno in quanto incidono su posizioni di diritto soggettivo costituzionalmente tutelate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, affermando che i provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza che approvano l'ammissione o la revoca del lavoro esterno sono impugnabili perché incidono su diritti fondamentali del detenuto. Richiamando giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione, nonché la disciplina dell'art. 35-bis Ord. pen., la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro per l'esame nel merito del reclamo.

Norme richiamate

  • art. 21, legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ord. pen.)

    Disposizione di riferimento per l'ammissione al lavoro esterno; la decisione negativa inerente all'applicazione di questa norma può incidere su diritti soggettivi del detenuto e pertanto dare causa ad impugnazione.

  • art. 35-bis, Ord. pen.

    avverso la decisione del Magistrato di sorveglianza è possibile proporre reclamo, nel termine di quindici giorni dalla notificazione o comunicazione dell'avviso di deposito della decisione, al Tribunale di sorveglianza, la cui decisione è ricorribile per cassazione per violazione di legge

    Individua il percorso di tutela: reclamo al Tribunale di Sorveglianza entro 15 giorni e possibilità di ricorso per cassazione; la norma è stata interpretata come strumento idoneo a garantire tutela giurisdizionale effettiva delle posizioni del detenuto relative al lavoro.

  • art. 69, comma 6, lett. a), Ord. pen. (richiamato dalla giurisprudenza costituzionale)

    «regole processuali inidonee, se riferite alle controversie di lavoro, ad assicurare un nucleo minimo di contraddittorio e di difesa, quale spetta a tutti i cittadini nei procedimenti giurisdizionali»

    La Corte costituzionale ha criticato disposizioni procedurali che impediscano un minimo di contraddittorio e difesa nelle controversie di lavoro; ciò è stato utilizzato per sostenere che le questioni relative al lavoro penitenziario richiedono tutela giurisdizionale adeguata.

  • Corte costituzionale, sent. n. 341/2006

    Dichiarazione di illegittimità costituzionale di norme che non assicurino tutela processuale minima nelle controversie di lavoro; rafforza il principio che i provvedimenti sul lavoro detenuto devono essere soggetti a controllo giurisdizionale.

  • Corte costituzionale, sent. n. 526/2000

    Affermato il principio che il riconoscimento dei diritti del detenuto sarebbe vano senza forme di tutela giurisdizionale effettive; sostiene la necessità di garanzie processuali per i diritti penitenziari.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 1, n. 1449/2022; Sez. 1, n. 21546/2021; Sez. 1, n. 37368/2018)

    Orientamenti recenti della Cassazione hanno affermato l'ammissibilità del reclamo avverso provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza che incidono sull'ammissione o revoca del lavoro esterno, superando precedenti orientamenti che consideravano tali atti meramente amministrativi e non impugnabili.

Massime di principio

  • I provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza che approvano o revocano l'ammissione al lavoro esterno possono essere impugnati tramite reclamo al Tribunale di Sorveglianza perché incidono su diritti soggettivi del detenuto.
  • Il lavoro in detenzione è qualificato come componente essenziale del trattamento rieducativo e come diritto che merita tutela giurisdizionale: la mera natura amministrativa dell'atto non esclude la sua impugnabilità quando incida su diritti fondamentali.
  • Procedura da seguire: ricorso/reclamo al Magistrato di Sorveglianza; entro 15 giorni dalla notificazione della decisione è proponibile reclamo al Tribunale di Sorveglianza ai sensi dell'art. 35-bis; la decisione del Tribunale è poi ricorribile per cassazione per violazione di legge.
  • In casi simili è utile documentare l'effettivo impatto della decisione sul diritto al lavoro del detenuto e chiedere l'esame di merito, non limitandosi a eccepire la natura amministrativa dell'atto.
  • La giurisprudenza consolidata e i principi costituzionali autorizzano il controllo giurisdizionale per assicurare un minimo di contraddittorio e di difesa nelle controversie relative al lavoro detenuto.

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