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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40881/2024 del 07/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per violazione di legge e carenza/mancata logicità della motivazione. Il ricorrente contestava che l'acquisto dell'immobile intestato a lui (3.7.2008) fosse antecedente o comunque non temporalmente riconducibile ai delitti-sorgente commessi nel 2009-2010, per cui il GIP avrebbe dovuto revocare integralmente la confisca anziché ridurla a un terzo. La difesa sosteneva che il criterio della "ragionevolezza temporale" richiede la revoca totale quando l'acquisto precede significativamente l'accumulazione illecito presumibile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto congrua e motivata l'ordinanza del GIP: revoca totale delle confische relative agli immobili di Assunta Castaldi per mancanza di elementi che colleghino temporalmente l'acquisto ai reati; conferma invece, parzialmente, della confisca dell'immobile intestato a Giuseppe Murolo, ridotta a un terzo del valore (pari a 50.000 euro considerati provenienti da provvista non giustificata, donata dal padre in epoca prossima ai reati). La Corte ha ritenuto che, alla luce degli elementi probatori e del criterio di ragionevolezza temporale, non fosse stata dimostrata l'integrale liceità della provvista per tutta la somma, mentre era provata la liceità di parte della somma (100.000 euro derivanti da plusvalenza precedente). Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    La Corte conferma che la presunzione relativa di illecito accumulo ai fini della confisca "allargata" va applicata entro limiti di ragionevolezza temporale: può colpire beni acquisiti in epoca prossima alla commissione dei reati e anche beni acquistati successivamente con risorse possedute anteriormente, ma la presunzione non è automatica e richiede valutazione caso per caso.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Richiamato come delitto-sorgente: la condanna definitiva per associazione mafiosa costituisce base per applicare la disciplina della confisca allargata nei confronti del condannato e, con i dovuti accertamenti, anche nei confronti di terzi intestatari.

  • art. 12-sexies legge n. 356 del 1992 (ex d.l. n. 306/1992)

    Norma di riferimento storica per la confisca allargata: la giurisprudenza consolidata ne ha fatto parametro interpretativo in ordine alla presunzione relativa di illecito accumulo e al principio di ragionevolezza temporale, principio qui richiamato e applicato.

  • art. 606 co.1 lett. e cod. proc. pen.

    Principio di limitazione del sindacato di legittimità sulla valutazione del merito probatorio: la Corte ha effettuato controllo di logicità e coerenza della motivazione senza sostituirsi alla valutazione di merito del giudice dell'esecuzione.

Massime di principio

  • La confisca allargata ex art. 240-bis richiede sempre un giudizio di "ragionevolezza temporale": non è necessario un perfetto coincidere temporale tra accumulo illecito e acquisto, ma è necessario che l'epoca non sia eccessivamente antecedente rispetto ai reati.
  • Quando l'immobile è intestato a un terzo (non imputato), l'accusa deve dimostrare, anche con indizi concreti, la reale disponibilità del bene o la fittizietà dell'intestazione; il terzo ha diritto a contraddire con tutti i mezzi in sede di incidente di esecuzione.
  • È possibile la revoca parziale della confisca: se emergono elementi che giustificano parte della provvista (es. plusvalenze pregresse), il giudice può limitare la misura ablativa alla quota riconducibile a provvista non giustificata.
  • La prova della sproporzione tra redditi ufficiali e valore dei beni apre la presunzione relativa, ma non sostituisce l'onere di prova indiziaria in capo all'accusa circa la reale origine illecita delle somme destinate all'acquisto, specie per terzi intestatari.
  • In sede di cassazione il sindacato è limitato alla verifica della coerenza e logicità della motivazione: se il giudice di merito ha esaminato documenti e fatto una ricostruzione plausibile della provenienza delle somme, la decisione viene confermata.

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