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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9887/2025 del 11/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Milano che aveva applicato la custodia cautelare in carcere a Paolo Grasso per il reato associativo ex art. 74 DPR 9/10/1990 n. 309 (capo 23). Il ricorrente contestava la sussistenza degli elementi costitutivi dell'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, deducendo: numero esiguo dei partecipanti; modesto numero di reati fine attribuiti a Grasso; uso occasionale del capannone di Arconate (attività edilizia) e uso privato delle autovetture; assenza di rete soggettiva e di strutture logistiche tipiche di un sodalizio. Inoltre, con altro motivo si censurava l'automaticità dell'applicazione della custodia cautelare, nonostante l'incertezza sull'esistenza dell'associazione, senza tener conto della datazione risalente degli eventi e della situazione familiare del ricorrente (genitore di figlia in tenera età).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato, confermando l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva disposto la custodia cautelare in carcere. La Corte ha ritenuto corretta l'analisi probatoria basata su intercettazioni e registrazioni audiovisive (capannone e capanno di Arconate), la rilevanza indiziaria delle attivita' di 'bonifica' dopo l'individuazione dell'impianto di ripresa, la serialita' delle attivita' di stoccaggio e confezionamento di stupefacenti e il collegamento del sodalizio con un gruppo 'ndranghetista. Sul piano giuridico la Corte ha richiamato il consolidato principio secondo cui per l'art. 74 DPR 309/90 e' sufficiente anche una organizzazione minima o 'orizzontale' strumentale alla commissione di reati ripetuti; ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse correttamente valutato le esigenze cautelari (art. 274 lett. b) e c) e art. 275 comma 3 c.p.p.) e ha dichiarato inammissibile/infondato il resto dei motivi, condannando il ricorrente alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 74 DPR 9 ottobre 1990, n. 309 (T.U. stupefacenti)

    La Corte interpreta la fattispecie associativa in senso ampio: non e' necessaria una struttura verticistica o molto articolata; e' sufficiente anche una organizzazione minima o 'orizzontale' funzionale alla commissione ripetuta di reati fine.

  • art. 274 cod. proc. pen., lett. b) e c)

    Tali lettere sono richiamate per motivare le esigenze cautelari: lett. b) concernente il pericolo di inquinamento delle prove o reiterazione del reato, lett. c) concernente la gravita' indiziaria e la necessita' della misura cautelare.

  • art. 275 comma 3 cod. proc. pen.

    Principi di adeguatezza e proporzionalita' della misura cautelare: la Corte ritenne che, alla luce delle emergenze indiziarie (serialita', collegamenti criminogeni), la custodia in carcere fosse adeguata nonostante le circostanze personali del ricorrente.

  • Sez. 3, n. 9457 del 06/11/2015 (Salvatori)

    Giurisprudenza che afferma che per l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti non e' necessaria una struttura verticistica; e' sufficiente un minimo sostrato organizzativo anche orizzontale.

  • Sez. 2, n. 16540 del 27/03/2013 (Piacentini)

    Conferma che l'elemento organizzativo e' secondario e che un'organizzazione minima puo' integrare il reato associativo ex art. 74.

  • Sez. 4, n. 22824 del 21/04/2006 (Qose)

    Principio consolidato secondo cui l'organizzazione minima e la dimostrazione di un accordo permanente per commettere piu' reati sono sufficienti per la configurazione dell'associazione per delinquere.

  • Sez. 2, n. 35181 del 22/05/2013 (Vecchio) e Sez. U, n. 22741 del 26/02/2015 (Sebbar)

    Rv. 257784 - 01; Rv. 263715 - 01

    Giurisprudenza che limita il sindacato di legittimita' sull'interpretazione delle intercettazioni: l'interpretazione del linguaggio intercettato costituisce questione di fatto rimessa al giudice di merito e non sindacabile in Cassazione se fondata su motivazione logica.

Massime di principio

  • Per l'art. 74 DPR 309/90 non e' necessaria una struttura verticistica: una organizzazione minima, stabile e funzionale alla commissione di piu' reati puo' integrare il reato associativo.
  • Intercettazioni telefoniche e registrazioni audiovisive, se valutate congruamente dal giudice di merito, hanno grande valore indiziario e la loro interpretazione non e' facilmente sindacabile in Cassazione.
  • Condotte di 'bonifica' di locali o altri comportamenti volti a cancellare tracce investigativesono elementi sintomatici della consapevolezza di attivita' illecite e rafforzano l'ipotesi di pericolosita' e di rischio di inquinamento probatorio.
  • La serialita' dello spaccio e l'esistenza di canali stabili di approvvigionamento e luoghi dedicati allo stoccaggio/confezionamento sono indicatori rilevanti per la configurazione dell'associazione e per l'adeguatezza della misura cautelare.
  • La misura cautelare va valutata secondo i parametri di proporzionalita' e adeguatezza (art. 275 c.p.p.), ma circostanze personali del ricorrente (es. responsabilita' genitoriale) possono risultare recessive se le esigenze cautelari risultano concrete e attuali.
  • In sede di impugnazione in Cassazione e' difficile ottenere rinnovamento della valutazione probatoria di merito, specie su interpretazione delle captazioni; la strategia difensiva deve quindi mirare a criticare la logica argomentativa e l'insufficienza probatoria in termini giuridici stringenti.

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