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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49995/2023 del 15/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso per cassazione contestava la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 642 cod. pen., sostenendo che la responsabilità era stata basata sulla querela di Caiazzi Fabio e Caiazzi Simone e sulle dichiarazioni di Renzi Alberto acquisite ex art. 512 cod. proc. pen. Il difensore lamentava la violazione del diritto di difesa per l'impossibilità di interrogare i testimoni (segnalata come mera verifica burocratica o irreperibilità dagli organi di polizia) e censurava la motivazione sulla mancata concessione delle attenuanti generiche, nonché la violazione degli artt. 132 e 133 cod. pen.

La decisione

La Corte di cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché, successivamente, il reato si è estinto per remissione di querela intervenuta il 03/10/2023 con accettazione. Le spese processuali sono state poste a carico dell'imputato ai sensi dell'art. 340, quarto comma, cod. proc. pen. La questione sulle censure relative alla prova testimoniale e alle attenuanti non è stata decisa nel merito poiché l'estinzione del reato ha reso irrilevante il gravame.

Norme richiamate

  • art. 642 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato per cui l'imputato era stato condannato; utilizzata per identificare il capo d'imputazione ma senza valutazione sostanziale a causa dell'estinzione del reato

  • art. 512 cod. proc. pen.

    Richiamata perché le dichiarazioni di un teste (Renzi Alberto) erano state acquisite ai sensi di questa disposizione; il ricorso censurava l'uso di tali dichiarazioni senza aver garantito il contraddittorio

  • art. 152 cod. pen.

    Riferita dalla sentenza come base normativa per pronunciare l'estinzione del reato in conseguenza della remissione di querela; la Corte ha ritenuto il reato estinto e ha annullato la sentenza impugnata

  • art. 340, quarto comma, cod. proc. pen.

    Invocato per imporre le spese processuali all'imputato nonostante l'annullamento della sentenza per estinzione del reato; la Corte ha applicato questa disposizione nel dispositivo

  • artt. 132 e 133 cod. pen.

    Riferiti dal difensore in relazione alla pretesa carenza e contraddittorietà della motivazione circa le attenuanti generiche; la Corte di cassazione non si è pronunciata nel merito su tali censure per effetto dell'estinzione del reato

Massime di principio

  • Se la remissione di querela interviene e viene accettata prima che la sentenza diventi definitiva, il reato può estinguersi e la sentenza di condanna può essere annullata senza rinvio.
  • L'estinzione del reato per remissione di querela rende in molti casi irrilevanti le censure che attengono alla valutazione probatoria o alla motivazione sulle attenuanti, perché il giudice di legittimità non decide sul merito quando il processo si estingue.
  • Il diritto della difesa a interrogare i testimoni è vincolante: se i testi risultano irreperibili, l'autorità deve adottare accorgimenti idonei a reperirli; la mera rilevazione burocratica di irreperibilità può essere censurata, salvo che l'estinzione del reato renda la questione priva di rilievo.
  • La pronuncia di estinzione non impedisce che vengano ordinate spese processuali a carico dell'imputato, ove la normativa procedurale lo preveda espressamente.
  • In casi simili è utile documentare tempestivamente ogni tentativo di reperimento dei testimoni (atti di polizia giudiziaria, notifiche, ricerche) per poter contestare efficacemente, in sede di impugnazione, l'asserita irreperibilità o la regolarità dell'assunzione delle dichiarazioni.

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