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Sentenza

Sentenza n. 440/2026 - L'aquila, Sezione 1

per la condanna dell’Amministrazione resistente 1) a restituire alla ricorrente i terreni occupati, di cui al ricorso, previa riduzione in pristino, corrispondendo inoltre alla medesima il risarcimento, opportunamente quantificato anche a seguito di CTU (ai sensi dell'art. 35, comma 3, D.Lgs. n. 80/98) per il periodo di occupazione illegittima ab origine sine titulo, decorrente dall’immissione in possesso sino all’effettiva data di restituzione, consistente negli interessi legali calcolati sul valore, all’epoca della immissione in possesso, della superficie in questione, oltre rivalutazione ed interessi; tenendo conto, per la determinazione del valore del bene, del valore venale pieno del terreno e non del valore agricolo medio, accertato mediante criteri trasparenti (es. stime di almeno tre diverse agenzie immobiliari). 2) in alternativa all’ipotesi di cui al precedente punto 1), a procedere all’acquisizione dei predetti terreni in base ad un valido titolo di acquisto, e a corrispondere alla ricorrente l’indennizzo di cui all’art.42 bis DPR 327/2001, opportunamente quantificato anche a seguito di CTU (ai sensi dell'art. 35, comma 3, D.Lgs. n. 80/98) corrispondente al valore venale pieno della superficie occupata al momento dell’adozione del provvedimento di acquisizione, oltre il 10% di tale valore per il ristoro del danno non patrimoniale, nonché il risarcimento per il periodo di occupazione illegittima, decorrente dall’immissione in possesso sino all’effettiva data di restituzione, consistente nell’interesse del 5% sul valore venale pieno della superficie occupata al momento dell’adozione del provvedimento di acquisizione, basandosi, per la determinazione del valore venale pieno del bene, sull’utilizzo di criteri di cui al precedente punto 1). Oltre ristoro del danno da perdita di valore delle residue aree contigue di proprietà.

Giustizia amministrativa202300200

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Abruzzo - L'Aquila, Sez. ISentenzaAzione risarcitoria

Atto impugnato: occupazione e trasformazione di terreni privati per la realizzazione di una pista ciclabile, senza emanazione del decreto di esproprio e senza successivo provvedimento di acquisizione sanante

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietaria)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha dedotto che l’Amministrazione Provinciale dell’Aquila, dopo avere avviato nel 2004 il procedimento espropriativo, adottato la dichiarazione di pubblica utilità e disposto l’occupazione d’urgenza, non aveva mai emanato il decreto finale di esproprio. I terreni erano stati comunque trasformati mediante la realizzazione di un tratto di pista ciclabile. L’Amministrazione aveva successivamente manifestato l’intenzione di procedere all’acquisizione ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001 e aveva avviato il relativo iter, senza tuttavia adottare alcun provvedimento conclusivo. La ricorrente ha chiesto la restituzione dei fondi previa riduzione in pristino e il risarcimento del danno da occupazione illegittima, ovvero, in alternativa, l’adozione di un valido provvedimento acquisitivo ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001 con corresponsione dell’indennizzo e degli ulteriori danni. La Provincia ha eccepito la tardività del ricorso, sostenendo l’applicabilità del rito abbreviato e della dimidiazione dei termini processuali, nonché la prescrizione quinquennale delle pretese risarcitorie relative alle annualità anteriori ai cinque anni dalla notificazione del ricorso. Nel merito ha contestato il valore venale dell’area, il periodo di occupazione illegittima e il pregiudizio subito.

La decisione

Il TAR ha respinto l’eccezione di irricevibilità, ritenendo non applicabile alla controversia il rito abbreviato di cui all’art. 119 c.p.a., poiché si trattava di una domanda autonoma risarcitoria connessa a una procedura espropriativa e non dell’impugnazione di provvedimenti espropriativi; pertanto i termini non dovevano essere dimezzati. Ha inoltre escluso la prescrizione, qualificando l’occupazione senza decreto di esproprio come illecito permanente, destinato a cessare soltanto con la restituzione del bene, un accordo transattivo, una compiuta usucapione nei limiti ammessi o un provvedimento ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001. Nel merito ha accertato che la proprietà dei terreni era rimasta alla ricorrente e che l’Amministrazione li occupava illegittimamente. Ha ordinato alla Provincia di restituire i fondi entro 120 giorni, previa riduzione in pristino, facendo salva la possibilità di adottare nello stesso termine un provvedimento di acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42-bis. Ha condannato l’Amministrazione al risarcimento del danno da mancato godimento, da calcolarsi ai sensi dell’art. 34, comma 4, c.p.a. nella misura del 5% annuo del valore venale delle aree effettivamente occupate, a decorrere dal 3 novembre 2009, data di scadenza del periodo di occupazione legittima, fino alla restituzione o alla regolarizzazione della fattispecie, con rivalutazione secondo gli indici ISTAT e interessi legali secondo i criteri indicati in motivazione. In caso di acquisizione sanante, le poste risarcitorie dovranno confluire nel relativo provvedimento. La Provincia è stata condannata alle spese processuali, liquidate in euro 1.500, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 119 c.p.a.

    eventuale rito abbreviato e dimidiazione dei termini processuali

    Il rito abbreviato non si applica alle domande autonome di risarcimento del danno derivante dall’esecuzione di una procedura espropriativa; i termini processuali restano quindi ordinari.

  • art. 16 d.P.R. 327/2001

    avvio del procedimento espropriativo

    Richiamato quale base normativa della comunicazione di avvio del procedimento espropriativo.

  • art. 42-bis d.P.R. 327/2001

    Valutati gli interessi in conflitto, l'autorità che utilizza un bene immobile per scopi di interesse pubblico, modificato in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità, può disporre che esso sia acquisito, non retroattivamente, al suo patrimonio indisponibile e che al proprietario sia corrisposto un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale (…)

    Attribuisce all’Amministrazione un potere discrezionale di acquisizione non retroattiva del bene illegittimamente occupato, previa valutazione degli interessi in conflitto e corresponsione dell’indennizzo; l’eventuale adozione del provvedimento costituisce una delle modalità di cessazione dell’illecito permanente.

  • art. 34, comma 4, c.p.a.

    eventuale quantificazione del danno mediante proposta di pagamento di una somma di denaro

    Consente al giudice di stabilire i criteri per la quantificazione del danno e di condannare l’Amministrazione a formulare una proposta risarcitoria.

  • art. 2043 c.c.

    La condotta amministrativa di occupazione e trasformazione del fondo senza valido titolo ablatorio integra un illecito permanente, con cessazione soltanto al verificarsi di una causa idonea a regolarizzare o eliminare l’occupazione.

  • art. 1 Protocollo addizionale CEDU

    eventuale tutela del diritto di proprietà

    Richiamato quale limite alla possibilità di reintrodurre forme surrettizie di espropriazione indiretta mediante l’usucapione.

Massime di principio

  • L’occupazione e la trasformazione di un fondo privato per finalità pubbliche, in assenza del decreto finale di esproprio, non trasferiscono la proprietà all’Amministrazione e integrano un illecito permanente, destinato a cessare soltanto con la restituzione, un accordo transattivo, una compiuta usucapione nei rigorosi limiti ammessi o l’adozione di un provvedimento ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001.
  • La domanda autonoma di risarcimento del danno derivante dall’occupazione illegittima di un fondo non è soggetta al rito abbreviato e alla dimidiazione dei termini processuali previsti per le controversie aventi a oggetto l’impugnazione di provvedimenti relativi a procedure espropriative.
  • Finché permane l’occupazione illegittima, non decorre la prescrizione dell’azione diretta alla restituzione del bene; il termine prescrizionale può riguardare le singole annualità del danno da mancato godimento, secondo la qualificazione e i limiti indicati dal giudice.
  • In presenza di un’occupazione illegittima e della mancata adozione di un titolo acquisitivo, il giudice può ordinare la restituzione del fondo previa riduzione in pristino, facendo salva la possibilità per l’Amministrazione di esercitare, entro un termine assegnato, il potere discrezionale di acquisizione ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001.
  • Il danno da mancato godimento del fondo illegittimamente occupato può essere quantificato, ai sensi dell’art. 34, comma 4, c.p.a., nella misura del 5% annuo del valore venale dell’area effettivamente occupata, dal momento di cessazione dell’occupazione legittima fino alla restituzione o alla regolarizzazione della fattispecie, con rivalutazione e interessi legali secondo i criteri stabiliti dal giudice.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione illegittima e acquisizione sananteDecreto di esproprio e procedimentoDanno da provvedimento illegittimoDecisione e riti speciali
RamiEspropriazione per pubblica utilitàResponsabilità della pubblica amministrazioneProcesso amministrativo
IstitutiRisarcimento del danno da attività amministrativaEfficacia ed esecutorietàRiparto di giurisdizioneTermini del procedimento

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