Cassazione Penale, Sentenza n. 11655/2023 del 20/03/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Fabio Sardo impugna l'ordinanza che confermava la custodia in carcere disposta dal GIP per reati di cessione continuata di stupefacenti (aprile-luglio 2019). Il ricorrente lamenta vizio di motivazione per manifesta illogicità: il Tribunale avrebbe dato rilievo a formule generiche sulla reiterazione e sulle modalità aggregate dell'attività di spaccio senza valutare adeguatamente la personalità dell'imputato, la sua eventuale trasgressività precedente e la possibilità che misure meno afflittive (arresti domiciliari con prescrizioni/modalità) possano impedire la reiterazione.
La decisione
La Corte annulla l'ordinanza impugnata limitatamente alla scelta della misura detentiva e rinvia al Tribunale di Catania per nuovo esame. La Corte ritiene che il Tribunale abbia adeguatamente motivato la sussistenza delle esigenze cautelari (concretezza e attualità del pericolo di reiterazione, professionalità e canali di approvvigionamento), ma non abbia fornito una motivazione sufficientemente puntuale e specifica sul perché solo la custodia carceraria sia adeguata e perché gli arresti domiciliari, anche con prescrizioni, sarebbero inefficaci. Occorre un'analisi più approfondita della personalità dell'agente e della sua compliance con i presidi imposti dalla giurisdizione per escludere inefficacia delle misure meno afflittive.
Norme richiamate
ex art. 309 cod. proc. pen.
Indica il rimedio del ricorso al Tribunale per il riesame; la Corte conferma la procedura e la competenza per il riesame delle misure cautelari
art. 274, comma 1, cod. proc. pen.
articolo 274 cod. proc. pen.
Norma le esigenze cautelari (fra cui la prevenzione speciale) e i requisiti di rilevanza, concretezza e attualità: la Corte ritiene che tali esigenze siano state provate ma richiede motivazione puntuale sulla scelta della misura più afflittiva
Richiamato come modello logico per il giudizio prognostico: la valutazione della pericolosità futura si fonda sulla ricostruzione della componente storica della condotta
art. 309, comma 7, cod. proc. pen.
art. 309, comma 7, cod. proc. pen.
Indica la competenza per il nuovo esame; la Corte rinvia al Tribunale distrettuale competente ai sensi di questa disposizione
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Norma gli adempimenti per la cancelleria dopo la decisione; la Corte dispone gli adempimenti consequenziali all'annullamento e al rinvio
Massime di principio
- La sussistenza delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione) può essere fondata su modalità ripetute e professionali dell'illecito, compresa la conoscenza di canali di approvvigionamento e clientela.
- La scelta della misura di massima afflittività (custodia cautelare in carcere) richiede, oltre alla prova delle esigenze cautelari, una motivazione specifica che dimostri l'inefficacia concreta degli strumenti meno afflittivi (es. arresti domiciliari con prescrizioni).
- In sede di riesame il giudice deve valutare non solo la gravità e ripetitività del fatto ma anche la personalità del soggetto e la sua storia di osservanza/inosservanza dei precedenti provvedimenti, perché questi elementi influenzano la prognosi di pericolosità.
- La prognosi cautelare è per sua natura un giudizio futuro basato su elementi storici: occorre un'analisi ampia e documentata di fatti, antecedenti e modalità operative per ridurre il margine di fallibilità.
- Gli arresti domiciliari, eventualmente con prescrizioni modali e controllo elettronico, sono presumibilmente idonei a impedire reati che richiedono contatti con fornitori e acquirenti, salvo motivazione puntuale della loro inefficacia nel caso concreto.
- Se la motivazione sulla scelta della misura risulta meramente formale o generica, la decisione può essere annullata parzialmente e il giudice rimandato a motivare più compiutamente; dunque la difesa può ottenere il riesame della proporzionalità e adeguatezza della misura.
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