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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00265/2026 del 05/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale di Ancona che aveva applicato, su richiesta delle parti, la pena concordata per tentato furto aggravato. Il difensore e procuratore speciale ha dedotto violazione di legge per mancata riqualificazione del fatto nella diversa ipotesi tentata prevista dall'art. 626, comma 1, c.p., sostenendo che la qualificazione giuridica operata in sentenza fosse errata. La Corte, tuttavia, ha rilevato che il motivo era del tutto generico, poiché non indicava in concreto quali elementi fattuali imponessero una diversa qualificazione giuridica del fatto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che, nel giudizio di legittimità avverso una sentenza di patteggiamento, il ricorso sia proponibile solo nei limiti di cui all'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.; nel caso concreto, il motivo proposto non superava il vaglio di specificità perché non esponeva gli elementi concreti idonei a dimostrare l'erroneità della qualificazione giuridica. Conseguentemente, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 4.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    richiamato come norma incriminatrice relativa al tentativo in uno dei reati oggetto di applicazione della pena.

  • art. 624 c.p.

    richiamato come norma sul furto tra i reati contestati.

  • art. 625 n. 7 c.p.

    richiamato come circostanza aggravante del furto oggetto di patteggiamento.

  • art. 626, comma 1, c.p.

    evocato dal ricorrente come possibile diversa qualificazione del fatto in termini di tentativo; la Corte ne segnala il richiamo ma dichiara il motivo generico.

  • art. 448, comma 2-bis, c.p.p.

    delimita i motivi di ricorso per cassazione avverso la sentenza di applicazione della pena su richiesta alle ipotesi di difetto di volontà, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, erronea qualificazione giuridica del fatto e illegalità della pena o della misura di sicurezza.

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    indica la forma accelerata di decisione del ricorso adottata dalla Corte.

  • art. 616 c.p.p.

    prevede la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione contro una sentenza di applicazione della pena su richiesta, i motivi sono tassativamente limitati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.; non sono ammissibili censure estranee a tali ipotesi.
  • La deduzione di erronea qualificazione giuridica del fatto deve essere specifica: il ricorrente deve indicare in modo concreto gli elementi fattuali che rendono non corretta la qualificazione adottata dal giudice.
  • Un motivo di ricorso formulato in termini meramente assertivi o apodittici è inammissibile per genericità, anche quando sia formalmente ricondotto a una delle categorie di censura consentite.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, salvo ragioni ostative, al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieRiti alternativiImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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