Cassazione Penale, Sentenza n. 24193/2023 del 06/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Venezia che aveva riconosciuto a Rossetto una riparazione di euro 944 per 18 giorni di detenzione domiciliare (12/12/2021-30/12/2021). Il Procuratore generale contestava l'estensione del diritto all'indennizzo a vicende esecutive successive alla condanna salvo errori dell'autorità: sosteneva che la riparazione non è configurabile quando la discrepanza tra pena inflitta e pena eseguita dipenda da vicende esecutive ordinarie, a meno che non sia dimostrabile un errore dell'autorità procedente e l'assenza di comportamento doloso o gravemente colposo dell'interessato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, richiamando il consolidato orientamento secondo cui l'art. 314 c.p.p. può trovare applicazione anche quando l'ingiusta detenzione derivi da vicende successive alla condanna, purché sussista un errore dell'autorità procedente e non ricorra un comportamento doloso o gravemente colposo del detenuto. Tuttavia la Cassazione ha censurato la Corte d'appello per non aver adeguatamente verificato: a) se vi fosse una violazione di legge o un'irragionevole inerzia dell'Autorità (tardivo deposito del provvedimento oltre termini ragionevoli), e b) la tempestività e i comportamenti del ricorrente (eventuali mancate sollecitazioni o ritardi nella presentazione dell'istanza). Per tali ragioni l'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'appello di Venezia per un nuovo esame conformemente ai criteri richiamati.
Norme richiamate
Disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; secondo la giurisprudenza può applicarsi anche se l'ingiustizia deriva da vicende esecutive successive alla condanna, ma richiede la sussistenza di un errore dell'autorità procedente e l'assenza di comportamento doloso o gravemente colposo del detenuto.
Sentenza Corte costituzionale n. 310 del 1996
Ha parificato, quanto all'istituto della riparazione, la custodia cautelare e l'esecuzione della pena, affermando la possibilità di riparazione anche per esecuzioni errate o prolungate; non ha però fornito regole applicative esaustive.
Sentenza Corte costituzionale n. 219 del 2008
Ha escluso il diritto all'equa riparazione quando la detenzione cautelare supera la pena effettiva a seguito di riduzione in fase esecutiva, salvo intervento per errore dell'autorità; è richiamata per delimitare le eccezioni al diritto all'indennizzo.
Riferimento normativo richiamato nel ragionamento sulla riduzione della pena in fase esecutiva e sulle conseguenze di tale riduzione rispetto all'esecuzione già compiuta.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (sez. 4, pronunce rilevanti citate)
La Corte ha richiamato pronunce consolidate che precisano i presupposti per il riconoscimento della riparazione quando l'ingiustizia dipende da fatti esecutivi: identificazione dell'errore dell'autorità (violazione di legge o inerzia ingiustificata) e verifica dell'assenza di responsabilità dolosa o gravemente colposa del detenuto.
Massime di principio
- Il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione può sussistere anche quando la sproporzione tra pena inflitta e pena eseguita nasce in fase esecutiva, ma solo se è dimostrabile un errore dell'autorità procedente (violazione di legge o inerzia ingiustificata) e non sussiste comportamento doloso o gravemente colposo del detenuto.
- Il mero rigetto discrezionale di una istanza (per es. di liberazione anticipata) non costituisce automaticamente 'errore' idoneo a giustificare l'indennizzo: occorre valutare se la decisione abbia violato norme o se vi sia stata un'irragionevole inerzia o tardività documentabile.
- La tempestività della richiesta del beneficio e l'eventuale attività del richiedente (presentazione dell'istanza, solleciti, collaborazione difensiva) vanno valutate rispetto a ciascun periodo di liberazione anticipata: omissioni o ritardi del richiedente possono escludere o ridurre la riparazione.
- In caso di contestazione è importante produrre tutti i documenti processuali (istanze, ordinanze, date di udienza e di deposito, comunicazioni e solleciti) per dimostrare l'eventuale inerzia dell'Autorità e l'assenza di colpa del detenuto.
- La valutazione giudiziale deve considerare i termini ragionevoli di deposito dei provvedimenti e la complessità dell'istruttoria: un deposito 'oltre termini' non è sempre ingiustificato se la complessità giustifica il ritardo, ma la mancanza di giustificazione può integrare l'errore dell'autorità.
- In caso di decisione insufficiente o contraddittoria da parte del giudice d'appello, la Cassazione può annullare e rinviare affinché sia effettuata una nuova istruttoria specifica sui profili di errore dell'autorità e di condotta del richiedente.
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