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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6738/2025 del 18/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per violazione di legge: la sentenza del Tribunale di Teramo aveva dichiarato estinto il delitto ascritto agli artt. 110 e 393 cod. proc. pen. mediante l'applicazione dell'istituto dell'oblazione (art. 162-bis cod. pen.), che secondo il Procuratore generale è applicabile solo alle contravvenzioni e non ai delitti. Il ricorrente ha inoltre sostenuto che la decisione, per la sua singolarità, sarebbe stata un atto abnorme, ma ha fondato il motivo sulla violazione normativa (art. 162-bis).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ammissibile (il provvedimento impugnato era sentenza dibattimentale pronunciata in udienza pubblica, quindi appellabile e soggetta al ricorso per cassazione per saltum). Ha accertato che l'oblazione è prevista dall'art. 162-bis solo per contravvenzioni punite con pena alternativa e che la sentenza del Tribunale aveva erroneamente estinto un reato (delitto) in violazione di legge. La sentenza impugnata è stata quindi annullata e il procedimento è stato rinviato alla Corte d'appello di L'Aquila per il giudizio.

Norme richiamate

  • art. 162-bis cod. pen.

    L'istituto dell'oblazione è applicabile alle sole contravvenzioni punite con pena alternativa; non estingue i delitti. La Corte ha ritenuto illegittima l'applicazione dell'oblazione a un reato più grave.

  • art. 569 cod. proc. pen.

    Consente il ricorso per cassazione per "saltum" nei casi previsti; la Corte ha ritenuto il ricorso del Procuratore generale ammissibile perché la sentenza era appellabile e pronunciata in udienza pubblica.

  • art. 469 cod. proc. pen.

    Riferito per distinguere le sentenze che rientrano in quel modello: la sentenza impugnata non era riconducibile all'art. 469 (non era dunque del formato limitato previsto) e quindi era soggetta al rimedio impugnatorio ordinario e al ricorso per saltum del Procuratore generale.

  • artt. 110 e 393 cod. proc. pen.

    Indicano il reato contestato agli imputati (partecipazione e il reato principale ascritto); la qualificazione come delitto è centrale perché esclude la possibilità di estinzione per oblazione.

  • Sez. U, ord. n. 3512 del 28/10/2021 (citazione giurisprudenziale)

    Richiamata per confermare la distinzione tra i diversi modelli di sentenza e l'ammissibilità dell'impugnazione nel caso di sentenze dibattimentali pronunciate in udienza pubblica.

Massime di principio

  • L'oblazione prevista dall'art. 162-bis cod. pen. estingue soltanto le contravvenzioni punite con pena alternativa; non può essere utilizzata per estinguere delitti.
  • Se un giudice ammette l'oblazione per un reato che è in realtà un delitto, la decisione è viziata per palese violazione di legge e può essere annullata in Cassazione.
  • Il Procuratore generale può proporre ricorso per cassazione "per saltum" (art. 569 c.p.p.) se la sentenza impugnata è del tipo appellabile e pronunciata in udienza pubblica; in tali casi il ricorso è ammissibile.
  • Occorre distinguere tra "atto abnorme" e "violazione di legge": un provvedimento può non essere qualificabile come abnorme ma comunque essere annullabile per violazione normativa evidente.
  • In caso di annullamento di una sentenza dibattimentale, la Corte di Cassazione di norma dispone il rinvio per nuovo giudizio alla Corte d'appello competente.
  • Difesa e giudice devono sempre verificare la corretta qualificazione giuridica del fatto (contravvenzione vs delitto) prima di applicare misure estintive come l'oblazione; errori in questa materia espongono la decisione al rischio di annullamento.

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