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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24754/2024 del 21/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Tassone impugna la sentenza di conferma della condanna per detenzione e porto in luogo pubblico di un fucile a due canne calibro 12 e per la illegale detenzione di 52 cartucce. Propone due motivi: 1) vizio di motivazione e travisamento della prova con particolare riferimento all'identificazione dell'imputato da parte degli operatori di polizia, alla rilevanza dell'intestazione del veicolo rinvenuto nei pressi e alla mancata esecuzione di accertamenti tecnici (impronte) sul fucile; sostiene che la valutazione probatoria è apparente e illogica e non rispetta il principio della condanna oltre ogni ragionevole dubbio; 2) censura l'eccessività della pena base e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.), rilevando assenza di motivazione sulla determinazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure siano in larga parte fattuali e volte a ottenere una diversa rivalutazione delle prove, attività non consentita in Cassazione se non nei casi di palese e incontrovertibile travisamento. Il giudice di merito aveva fondato la condanna su elementi fattuali ritenuti coerenti: identificazione dell'imputato quale "soggetto già noto" agli agenti, osservazione del soggetto mentre abbandonava il fucile e la busta con le munizioni e la fuga immediata dopo l'avvistamento. Quanto alla pena, la Corte ha ritenuto congrua la motivazione che ha escluso le attenuanti generiche valorizzando la fuga e l'irreperibilità dell'imputato nonché l'elevato numero di munizioni. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di euro 3.000 come sanzione.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e)

    art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.

    Articola i motivi di ricorso in Cassazione; la Corte ha ritenuto che le censure mosse rientrassero in gran parte nella materia di fatto e non estraibili per vizio di diritto, con conseguente inammissibilità.

  • art. 546 c.p.p., comma 1, lett. e)

    art. 546, comma 1, lett. e) c.p.p.

    Norma citata in relazione ai criteri di decisione in abbreviato e alla valutazione degli atti investigativi; la Corte ha ritenuto utilizzabili gli atti d'indagine e congrua la loro valutazione da parte dei giudici di merito.

  • art. 192 c.p.p.

    Riguarda l'onere delle parti e l'assunzione della prova; richiamata nel quadro delle censure sulla valutazione probatoria, la Corte ha confermato la correttezza del processo valutativo dei giudici di merito.

  • art. 438 e art. 533 c.p.p.

    art. 438 e art. 533 c.p.p.

    Norme processuali rilevanti per il rito abbreviato e l'utilizzo di atti investigativi; la Corte ha ritenuto legittimo l'uso degli atti e la conseguente valutazione probatoria.

  • artt. 12 e 14 L. 497/1974

    artt. 12 e 14 Legge 497/1974

    Norme sulla disciplina delle armi; la Corte le ha applicate per qualificare i reati di detenzione e porto illecito dell'arma e delle munizioni.

  • art. 697 c.p.

    Richiamato in relazione alle censure mosse, ma la Corte non ha riscontrato violazioni di natura sostanziale derivanti da tale norma.

  • art. 62-bis c.p.

    Norma sulle circostanze attenuanti generiche; la Corte di merito ha escluso la loro concessione ritenendo decisiva la condotta successiva dell'imputato (fuga e irreperibilità) e la gravità soggettiva/oggettiva (numero elevato di munizioni).

  • art. 163 c.p. e art. 133 c.p.

    art. 163 c.p.; art. 133 c.p.

    Norme sul trattamento sanzionatorio e sulla determinazione della pena; richiamate in relazione alla questione sull'eccessività della pena base e alla ragionevolezza del lieve scostamento dal minimo edittale giustificato dalla gravità del fatto.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è chiamata a rivedere il merito probatorio; le doglianze che chiedono una diversa valutazione delle prove sono in larga parte inammissibili se non configurano un manifesto travisamento della prova.
  • Per contestare l'identificazione in Cassazione occorre dimostrare una palese ed evidente contraddizione o un'errata trasposizione dei fatti nel ragionamento del giudice di merito, non una semplice alternativa interpretativa.
  • L'abbandono dell'arma e la fuga immediata dopo l'avvistamento costituiscono indici forti di consapevolezza della illiceità e possono reggere la condanna anche in assenza di accertamenti tecnici sulle tracce (es. impronte), se corroborati da osservazioni dirette.
  • La mera intestazione di un veicolo a una persona ha valore indiziario ma non è determinante di per sé; va valutata nel contesto probatorio complessivo e non sostituisce esigenze probatorie ulteriori se altri elementi collegano l'imputato al fatto.
  • La mancata esecuzione di accertamenti tecnici (es. ricerca di impronte) può essere un argomento difensivo rilevante, ma perde efficacia se sussistono riscontri diretti e coerenti che indicano la responsabilità dell'imputato.
  • La negazione delle circostanze attenuanti generiche può essere motivata con la condotta post-offensiva dell'imputato (fuga, irreperibilità) e con elementi che aggravano la gravità del fatto (es. elevato numero di munizioni).
  • In caso di ricorso dichiarato inammissibile, è probabile la condanna del ricorrente alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria quantificata dal giudice.

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