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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32219/2022 del 01/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente contestava l'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che confermava la custodia cautelare in carcere disposta per reati contestati quali associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) e trasferimento fraudolento di valori / intestazione fittizia (art. 512-bis c.p.). In particolare la difesa deduceva: (i) che non sussistevano gravi indizi per il reato di intestazione fittizia in assenza di prova che l'impresa fosse costituita o alimentata con risorse riconducibili al Condello o che fosse stata retrocessa al suo patrimonio; (ii) che i giudici del riesame non si erano uniformati al principio di diritto espresso dalla Cassazione con sentenza di annullamento e che avevano semplicemente rivalutato elementi già esaminati senza nuovi elementi; (iii) che non era stata data congrua motivazione circa l'aggravante mafiosa e l'eventuale attività di agevolazione della 'ndrangheta da parte del Condello.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati entrambi i motivi: (1) rispetto all'art. 512-bis, il Tribunale di Reggio Calabria aveva fornito una logica e sufficiente motivazione, fondandosi su intercettazioni e riscontri (tra cui conversazioni in cui il Condello impartiva disposizioni datoriali e un controllo dei Carabinieri su un cantiere) che dimostravano la retrocessione dell'impresa intestata al cognato al patrimonio effettivo del Condello, e non la sola disponibilità; (2) quanto all'aggravante mafiosa, i giudici del merito hanno motivatamente ritenuto che la fittizia intestazione fosse funzionale all'infiltrazione degli interessi della cosca nel settore edilizio e che vi fosse il fine di agevolare l'organizzazione criminale, sicché la doglianza difensiva risultava incompatibile con la contestata partecipazione associativa già riconosciuta al ricorrente. Conseguentemente il ricorso è respinto e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Utilizzato per la qualificazione della partecipazione a una associazione di tipo mafioso; la Corte ha ritenuto coerente la valutazione del giudice di merito circa la partecipazione del Condello all'organizzazione e la rilevanza dell'agevolazione derivante dalla fittizia intestazione.

  • art. 512-bis cod. pen.

    Interpretato nel senso che per configurare l'intestazione fittizia non è sufficiente la mera disponibilità del bene: occorre dimostrare, anche nell'incidente cautelare, che l'impresa è stata costituita o alimentata con risorse riconducibili all'indagato, che sono state trasferite risorse economiche dell'indagato, o che l'azienda è stata retrocessa e quindi effettivamente entrata nel suo patrimonio; il Tribunale ha ritenuto provata la retrocessione.

  • art. 606, comma 1, lett. b), c) ed e) cod. proc. pen.

    Richiamato nelle censure di cassazione come presunte violazioni di legge e vizio di motivazione; la Corte ha valutato tali censure come infondate, ritenendo corretta la motivazione e l'applicazione del principio di diritto richiamato dalla precedente sentenza di annullamento.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Richiamato dalle parti in relazione ai limiti probatori dell'incidente cautelare; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia rispettato tali limiti fornendo indizi logici e riscontri (intercettazioni, controlli) sufficienti per la misura cautelare.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata perché il riesame era stato investito ai sensi di questa norma; la Corte ha esaminato la congruità della decisione del giudice del riesame rispetto ai requisiti per la misura.

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Richiamata nei motivi di cassazione come riferimento procedurale; la Corte ne ha valutato l'irritualità delle censure dedotte e la loro incongruenza con la motivazione resa dal giudice del rinvio.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata in ordine agli adempimenti della Cancelleria a seguito della condanna alle spese; la Corte dispone che la Cancelleria adempia secondo quanto previsto.

Massime di principio

  • Per il reato di intestazione fittizia (art. 512-bis) la prova non può limitarsi alla dimostrazione della mera disponibilità: è necessario un indizio, anche in sede cautelare, che l'impresa sia stata costituita o finanziata con risorse riconducibili all'indagato, o che sia stata retrocessa al suo patrimonio.
  • L'assunzione di poteri direttivi o il ruolo manageriale nell'impresa intestata a terzi possono concorrere a dimostrare la retrocessione della titolarità, ma devono essere collegati a riscontri concreti (intercettazioni, controlli, evidenze di percezione dei proventi) che ne confermino l'effettiva funzione di dominio.
  • Dopo un annullamento con rinvio della Cassazione che individua un principio di diritto, il giudice di rinvio ha un margine valutativo ma deve conformarsi al principio indicato: può individuare e valorizzare ulteriori elementi solo se tesi a soddisfare il requisito sostanziale evidenziato dalla Corte di legittimità.
  • Nella valutazione dell'aggravante mafiosa occorre motivare il nesso tra la condotta (es. intestazione fittizia) e l'interesse o l'agevolazione dell'organizzazione: affermazioni generiche non sono sufficienti, ma elementi quali avvisi rituali all'organizzazione, utilizzo di risorse per fini del sodalizio o percezione di utilità a vantaggio della cosca possono supportare l'aggravante.
  • Nel ricorso per cassazione è necessario inquadrare chiaramente l'errore di diritto o la carenza logico-motivazionale secondo le lettere di cui all'art. 606 c.p.p.; la mera richiesta di rivalutazione dei fatti senza dimostrare violazione di diritto o manifesta illogicità motivazionale è destinata a essere respinta.
  • In sede cautelare il giudice può fondarsi su indizi e riscontri anche non definitivi, purché la motivazione esprima la logica che collega i fatti agli elementi costitutivi del reato e al pericolo, fornendo concrete ragioni della misura adottata.

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