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Cassazione Civile, Ordinanza n. 09943/2023 del 13/04/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ente locale)

La controversia

La controversia riguarda un avviso di rettifica IMU per l'annualità 2016 relativo a un fabbricato insistente su area demaniale nel porto di Napoli, posseduto in concessione dalla società ricorrente e destinato ad officina meccanica navale. La contribuente aveva impugnato l'atto dinanzi al giudice tributario, sostenendo di non essere soggetto passivo dell'imposta per il manufatto in concessione demaniale. Dopo il rigetto in primo e secondo grado, ha proposto ricorso per cassazione con cinque motivi: (1) nullità della sentenza per motivazione apparente e omessa pronuncia sulla richiesta di esenzione IMU per i manufatti in concessione demaniale; (2) violazione dell'art. 3, comma 2, del D.Lgs. n. 504/1992 per avere ritenuto applicabile l'IMU al concessionario di un manufatto in concessione demaniale; (3) violazione dell'art. 18, comma 3, della L. n. 388/2000, assumendo che la soggettività passiva riguardi solo la concessione di area demaniale e non di manufatto demaniale; (4) violazione dell'art. 9 del D.Lgs. n. 23/2011, poiché la norma prevedrebbe il tributo a carico del concessionario di aree demaniali e non di manufatti demaniali; (5) violazione dell'art. 3 del D.Lgs. n. 504/1992 per la denunciata discrasia tra legittimazione passiva all'imposta e legittimazione attiva a chiedere la variazione della categoria catastale.

La decisione

La Corte ha rigettato integralmente il ricorso. Ha escluso che la sentenza d'appello fosse affetta da motivazione apparente, perché la CTR aveva chiarito la propria ratio decidendi: il soggetto passivo IMU era il concessionario del cespite demaniale, poiché l'oggetto della tassazione non era l'area demaniale ma il fabbricato insistente su di essa. Ha poi ritenuto infondati i motivi di merito, affermando che la disciplina introdotta dall'art. 18 della L. n. 388/2000 ha esteso la soggettività passiva ai concessionari di aree demaniali e rende irrilevante distinguere tra concessioni ad effetti reali e obbligatori, con conseguente tassabilità del diritto in capo al concessionario. Ha inoltre precisato che tali principi valgono anche per l'IMU, poiché l'art. 9 del D.Lgs. n. 23/2011 individua espressamente il concessionario quale soggetto passivo in caso di concessione di aree demaniali. Il quinto motivo è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse, non risultando che la CTR avesse deciso sul difetto di legittimazione attiva a chiedere la variazione catastale e non essendo stata impugnata alcuna determinazione dell'Agenzia del territorio. La ricorrente è stata condannata alle spese e al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 3, comma 2, D.Lgs. n. 504/1992

    La norma, come modificata, è richiamata per la soggettività passiva dell'imposta in capo al concessionario; la Corte ne valorizza la portata nel senso che il concessionario diviene soggetto d'imposta e non occorre più distinguere tra concessione ad effetti reali o obbligatori.

  • art. 18, comma 3, L. n. 388/2000

    È interpretato come disposizione che ha esteso la soggettività passiva ai concessionari di aree demaniali, rendendo tassabile il diritto in capo al concessionario a prescindere dalla natura reale o obbligatoria della concessione.

  • art. 9 D.Lgs. n. 23/2011

    «soggetti passivi dell'imposta municipale propria sono il proprietario di immobili, inclusi i terreni e le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l'attività dell'impresa, ovvero il titolare di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi ... nel caso di concessione di aree demaniali, soggetto passivo è il concessionario»

    La Corte lo applica nel senso che, anche ai fini IMU, il concessionario di aree demaniali è soggetto passivo del tributo.

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115/2002

    Viene applicato per dare atto della sussistenza dei presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 13, comma 1 bis, d.P.R. n. 115/2002

    È richiamato quale parametro per determinare l'ulteriore importo del contributo unificato dovuto a seguito del rigetto.

Massime di principio

  • Il vizio di motivazione apparente ricorre solo quando la sentenza non consenta di ricostruire il percorso logico-giuridico seguito dal giudice; se la ratio decidendi è chiaramente individuabile, il motivo è infondato.
  • In tema di imposizione sugli immobili insistenti su area demaniale, la soggettività passiva del concessionario, espressamente prevista dalla legge, assorbe la distinzione tra concessione con effetti reali e concessione con effetti obbligatori.
  • Quando la legge individua il concessionario come soggetto passivo del tributo, egli è obbligato non solo sostanzialmente ma anche formalmente al pagamento dell'imposta, senza necessità di ulteriori indagini sulla natura del titolo concessorio.
  • La doglianza è inammissibile per carenza di interesse quando si censura una questione che la sentenza impugnata non ha trattato e che non risulta collegata a un atto effettivamente impugnato nel giudizio di merito.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamento
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

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