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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42346/2024 del 18/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Conflitto di competenza territoriale relativo alla gestione esecutiva della pena della detenzione domiciliare sostitutiva applicata a Cakic Saha. Il Magistrato di sorveglianza di Livorno aveva fissato le prescrizioni e autorizzato la prosecuzione della pena in Comune di Chioggia (VE) e aveva trasmesso atti al Magistrato di Venezia riguardanti la rimodulazione degli orari di uscita; entrambi gli Uffici hanno poi dichiarato la propria incompetenza, determinando una situazione di stasi e la necessità che la Corte di cassazione decidesse quale Ufficio fosse competente.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato la competenza del Magistrato di sorveglianza del Tribunale di Venezia. Il Collegio ha ritenuto che, per la gestione della fase esecutiva della detenzione domiciliare, la competenza territoriale si identifica nel magistrato competente in relazione al luogo di effettiva esecuzione della pena (ossia il nuovo luogo in cui prosegue l'esecuzione, Venezia), richiamando l'articolazione normativa vigente (art. 661 c.p.p. modificato, art. 677 c.p.p.) e gli indirizzi del regolamento di attuazione (artt. 97, co.7 e 100, co.5 DPR 230/2000). La Corte ha inoltre ritenuto ammissibile il conflitto per la situazione di stasi prevista dall'art. 28 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 678, comma 1-bis c.p.p.

    Norma richiamata come base per le prescrizioni sulle modalità di esecuzione della detenzione domiciliare; utilizzata dal magistrato che ha emanato le prescrizioni originarie.

  • art. 62 legge 24 novembre 1981 n. 689

    Prevede l'ordinanza di applicazione delle misure sostitutive e le relative prescrizioni: il magistrato che emette l'ordinanza esercita competenze sull'esecuzione, ma tale attribuzione non determina automaticamente la competenza territoriale permanente quando l'esecuzione si trasferisce altrove.

  • art. 661 c.p.p. (come modificato dal d.lgs. 10 ottobre 2022 n. 150)

    Individua la competenza per l'esecuzione delle pene sostitutive nella figura del magistrato di sorveglianza che provvede ai sensi dell'art. 62 L. 689/1981, ma, nel contesto interpretato dalla Corte, non esclude l'applicazione del principio generale di competenza territoriale in relazione al luogo di effettiva esecuzione.

  • art. 66 legge 689/1981

    Attribuisce in via esclusiva al magistrato che ha emesso l'ordinanza ai sensi dell'art. 62 la competenza a pronunciare la revoca della sanzione sostitutiva. La Corte ha ritenuto che tale norma riguarda specificamente il procedimento di revoca e non deroga al principio generale di competenza territoriale per la gestione ordinaria dell'esecuzione quando questa si svolge in luogo diverso.

  • art. 677, comma 2 c.p.p.

    "quando l'interessato non è detenuto o internato, la competenza, se la legge non dispone diversamente, appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sul luogo in cui l'interessato ha la residenza o il domicilio"

    Principio generale di competenza territoriale per i procedimenti di sorveglianza quando l'interessato non è detenuto: la Corte lo applica come criterio guida per individuare il magistrato competente in caso di esecuzione domiciliare nel nuovo luogo.

  • art. 28 c.p.p.

    Disciplina la risoluzione dei conflitti di competenza in presenza di stasi processuale; la Corte dichiara l'ammissibilità del conflitto dato il rifiuto formale dei magistrati a conoscere del procedimento e la conseguente paralisi.

  • artt. 97, comma 7 e 100, comma 5 del Regolamento di attuazione Ord. pen. (D.P.R. 30 giugno 2000 n. 230)

    Richiamati per affermare che il magistrato competente va individuato nel magistrato del nuovo luogo in cui prosegue l'esecuzione della pena sostitutiva; confermano la prevalenza della competenza territoriale del luogo di esecuzione.

Massime di principio

  • La competenza del magistrato di sorveglianza per la gestione ordinaria dell'esecuzione di una detenzione domiciliare sostitutiva si determina in base al luogo di effettiva esecuzione della pena (luogo in cui la pena prosegue), non in via assoluta in favore del magistrato che ha originariamente emesso l'ordinanza.
  • L'art. 66 L. 689/1981 attribuisce al magistrato che ha emesso l'ordinanza la competenza esclusiva solo in relazione al procedimento di revoca della sanzione sostitutiva e non modifica il principio generale di competenza territoriale per la gestione quotidiana dell'esecuzione quando questa si svolge in luogo diverso.
  • In caso di trasferimento del luogo di esecuzione (es. ripresa dell'attività lavorativa in altro comune/provincia), gli atti vanno trasmessi al magistrato del nuovo luogo e questi è in linea generale competente per la gestione; se insorgono dubbi o rifiuti formali da parte dei magistrati, può configurarsi conflitto negativo e la Corte di cassazione è competente a risolverlo ai sensi dell'art. 28 c.p.p.
  • Per evitare stasi procedurali, il magistrato che ritiene delineato un conflitto o una situazione di incompetenza territoriale dovrebbe tempestivamente sollevare il conflitto e trasmettere gli atti alla Corte di cassazione anziché procedere a reiterate trasmissioni infruttuose.
  • Nei casi pratici, prima di assumere decisioni sulla gestione dell'esecuzione dopo trasferimenti, è utile verificare residenza/domicilio dell'interessato e luogo di effettiva esecuzione nonché coordinarsi con l'Ufficio di sorveglianza del nuovo luogo per definire tempestivamente la competenza.

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